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Sanremo finisce, le luci dell’Ariston si abbassano

Sanremo finisce, le luci dell’Ariston si abbassano

Alessandra Berta
vittoria

Sanremo finisce, le luci dell’Ariston si abbassano, e come ogni anno accade qualcosa di estremamente prevedibile eppure sempre sorprendente, nessuno è davvero contento. La vittoria di Sal Da Vinci divide, accende discussioni, riempie i social di “non se lo meritava”, “doveva vincere un altro”, “questa classifica non rappresenta nessuno”. È il copione classico del Festival, quello che si ripete puntuale, quasi rassicurante.

Analizzando a fondo

Eppure, se ci fermiamo un attimo e proviamo a leggere questa vittoria senza la lente della polemica, il messaggio è piuttosto chiaro, Sanremo, oggi più che mai, non premia soltanto la canzone perfetta o l’interpretazione più audace, ma una continuità emotiva, una familiarità profonda con il pubblico, un’idea di musica che non cerca lo strappo ma l’abbraccio. Sal Da Vinci vince perché è riconoscibile, popolare nel senso più pieno del termine, capace di parlare a generazioni diverse senza dover dimostrare nulla è una vittoria che non sorprende, ma che rassicura.

Questo, però, non significa che la classifica racconti tutto, guardandola con attenzione, viene naturale pensare che qualcuno meritasse una posizione più alta. Artisti che hanno rischiato di più, che hanno portato ricerca, linguaggi personali, visioni meno immediate, canzoni che forse non esplodono subito, ma che hanno il tempo come alleato. Sanremo le accoglie, le espone, le fa passare davanti a milioni di persone, ma raramente le incorona. È il limite e insieme la forza del Festival, essere al tempo stesso istituzione e laboratorio, luogo di consacrazione e spazio di passaggio.

Elettra Lamborghini

In mezzo a questo equilibrio fragile tra gara e racconto, c’è però una figura che esce dal Festival senza bisogno di classifiche per lasciare il segno. Elettra Lamborghini non vince Sanremo, ma vince qualcosa di altrettanto importante, il futuro prossimo. La sua canzone è già fuori dalla competizione, destinata a vivere per mesi, a tornare nelle playlist, nelle radio, nei momenti leggeri dell’estate. Ma soprattutto Elettra ha fatto una cosa rarissima, ha alleggerito il Festival.

In un’edizione spesso tesa, carica di aspettative, giudizi e sovrastrutture, Elettra Lamborghini ha portato leggerezza senza superficialità, ironia senza cinismo, energia pura e genuina. Si è presa il palco con naturalezza, prendendosi poco sul serio e facendo respirare tutto il contesto. È stata una presenza solare, un sorriso necessario, una parentesi di serenità in un Sanremo che, a volte, sembra dimenticare quanto la musica possa anche semplicemente far stare bene.

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La vittoria ufficiale

Alla fine, il vero verdetto del Festival non è mai solo quello inciso nella classifica. C’è la vittoria ufficiale, quella di Sal Da Vinci, che parla di tradizione e riconoscibilità e c’è la vittoria silenziosa di chi crescerà nel tempo, lontano dalla gara. E poi c’è la vittoria emotiva di chi, come Elettra Lamborghini, si porterà dietro il pubblico ben oltre l’Ariston.

I social continueranno a non essere contenti, come sempre. Ma forse è proprio questo il senso di Sanremo, non mettere tutti d’accordo, ma continuare a far parlare, discutere, cantare. E se una canzone ci accompagnerà per tutta l’estate, mentre le polemiche si dissolveranno in pochi giorni, allora sì: anche senza coppa, qualcuno ha già vinto davvero, mentre Sanremo finisce.

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