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Sanremo26, la serata delle Cover

Sanremo26, la serata delle Cover

Alessandra Berta
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È la serata più attesa, quella in cui il Sanremo26 non è più gara e si concede il lusso della memoria musicale, ed è qui che Sanremo si racconta davvero, quando le canzoni diventano riscoperte e si capisce chi ha una voce, chi ha un’idea e, soprattutto, chi ha il coraggio di usarle. In questo scenario di pura metamorfosi, a trionfare è la visione surreale di Ditonellapiaga, capace di trasformare l’Ariston in un sogno ad occhi aperti.

L’Apertura e il Ritmo del Sud

Tutto inizia con un vortice di allegria, Elettra Lamborghini apre con Aserejé,  Las Ketchup ai piedi e un sorriso acceso, qeusto è un inizio leggero, colorato e liberissimo. Il testimone passa poi al ritmo potente di Aka7even, LDA e Tullio De Piscopo, una contaminazione totale dove il presente e il passato si miscelano con il sapore caldo e solare del Sud che continua a muovere tutto. Non da meno l’energia di Mario Biondi, Alex Britti e Sayf su Hit the Road Jack, un classico stravolto e lavorato con un’energia nuova che conferma il talento cristallino di Sayf, un ragazzo che ci darà enormi soddisfazioni.

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Il Trionfo e Il Sogno di Ditonellapiaga

Ma la vera magia della serata esplode con Ditonellapiaga e Tony Pitony, Il loro primo posto, per quanto possa sembrare particolare a una prima occhiata, è forse il segno dei tempi che cambiano la dimostrazione che il pubblico è pronto per una racconti diversi, freschi e coraggiosi. Una vittoria che premia l’esibizione notevole di chi ha saputo mettere davvero “il dito nella piaga” del racconto festivaliero, trasformando l’eccezione in una nuova, splendida regola.

Incontri e Passaggi di Testimone

La serata vive di momenti umani profondissimi. C’è l’incontro tra Eddie Brock e Fabrizio Moro, istinto e unione, rabbia e verità, dove la musica non spiega ma salva. C’è l’emozione intensa di Tredici Pietro che accoglie sul palco suo padre, Gianni Morandi, in un passaggio di testimone che va oltre l’esibizione è affetto che si fa musica. E ancora J-Ax con la Country Fam, un pezzo di teatro in musica che diventa racconto e umanità viva. Perché sì, la vita “l’è bela”.

L’Eleganza del Classico non si scordano

La classe non manca mai all’Ariston con Arisa e il Coro di Parma: la sua voce si fa strumento, precisa e intensa, portando Quello che le donne non dicono su un piano emotivo altissimo, Malika Ayane e Claudio Santamaria: un’interpretazione elegante di Mi sei scoppiato dentro al cuore, un pezzo che attraversa il tempo senza bisogno di spiegazioni, Patty Pravo e il ballerino Timotej la loro un’interpretazione totale di voce e danza che restituisce forza al brano senza compromessi, Serena Brancale, Delia e Gregory Porter con una versione di Bésame Mucho sofisticata e raffinata, che punta tutto sulla bellezza senza tempo, Renga e Giusy Ferreri, un regalo stiloso in pieno stile Bowie, sospeso ed elegante.

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Sperimentazione e Impegno

Il genio assoluto si palesa quando il rock delle Bambole di Pezza incontra Cristina D’Avena e i Led Zeppelin creano un connubio perfetto che dimostra cosa fa la musica quando è viva. Sul fronte dell’impegno, Pupo, Dargen D’Amico e Ezio Bosso portano Su di noi su un piano di profondità necessario, con un testo di Dargen che diventa un messaggio di pace attualissimo.

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Mentre Mara Sattei e Mecna intrecciano stili con grazia ne L’ultimo bacio, Tommaso Paradiso e gli Stadio omaggiano la poesia di Dalla con rispetto e sensibilità. Persino le atmosfere più “non italiane” di Raf e i The Kolors o la misura intensa di Michele Bravi e Fiorella Mannoia contribuiscono a un mosaico ricchissimo.

La serata delle cover serve a questo: a capire chi sa abitare la memoria senza restarne prigioniero, chi riesce a trasformare l’omaggio in identità. E quando qualcuno ha il coraggio di osare davvero, Sanremo smette di essere solo un palco e torna a essere il racconto che più ci piace.

Quando cala il sipario, resta la sensazione che il Festival abbia finalmente smesso di aver paura del nuovo, la  vittoria di Ditonellapiaga, l’intensità dei passaggi di testimone e la bellezza delle contaminazioni più azzardate ci dicono che Sanremo è tornato a essere un racconto che ci somiglia, coraggioso, imperfetto e profondamente vero. E quando qualcuno ha il coraggio di mettere davvero “il dito nella piaga”, il palco dell’Ariston smette di essere solo una passerella e torna a essere quello che più amiamo, lo specchio di un’Italia che ha ancora voglia di stupire e, soprattutto, di lasciarsi stupire.

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