AI: il pensiero dell’artista Alberto Fortis.
Il mondo della musica è realmente sotto assedio da parte dell’intelligenza artificiale generativa?
Sicuramente, come l’universo della produzione video, è uno degli ambiti più colpiti da questa rivoluzione epocale. Varie piattaforme AI sono in grado di generare brani o intere colonne sonore con pochi click, grazie a tool sempre più sofisticati, intervenendo anche nei processi di orchestrazione, arrangiamento, mixaggio e mastering che caratterizzano gli ambiti della produzione musicale e del sound design.
Ne è esempio Suno, che, come altre, consente di creare canzoni, partendo anche solo da due righe di testo, attingendo a uno sterminato database. Un caso significativo è AIVA (Artificial Intelligence Virtual Artist), fondata nel 2016 da Pierre Barreau e riconosciuta dalla SACEM (la “SIAE francese”) come compositore.
L’autorialità, i rischi dell’omologazione estetica, le ricadute sul mondo delle professioni, la dipendenza da dataset storici (che possono in qualche modo condurre alla cementificazione di strutture stilistiche prefabbricate), sono questioni molto discusse e recentemente dibattute anche all’Università Roma Tre.
Personalmente, ritengo che si debbano trovare nuovi equilibri, nel rispetto di una sostenibilità dal punto di vista etico, estetico ed economico/politico.
Sostengo, inoltre, che la fase creativa sia sempre e solo intrinsecamente umana.
Ho chiesto quindi un parere ad Alberto Fortis, Artista sensibile e poliedrico, elegante interprete del nostro tempo.
Foto: Raimondo Luciani






