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Lorena Silvia Sambruna, Testa di Cactus… Sono io !!!

Lorena Silvia Sambruna, Testa di Cactus… Sono io !!!

Alessandra Berta

Lorena Silvia Sambruna è una poetessa e autrice che ha fatto della scrittura un gesto identitario e non una posa, nei suoi libri, tra poesia e scrittura autobiografica, racconta l’essere umano nei suoi punti meno addomesticati, come  la  fragilità, l’ironia e la difesa, la forza che nasce quando smetti di chiedere di essere capita. Nel corso del suo percorso editoriale ha pubblicato diverse opere che ruotano attorno agli stessi temi l’identità, il sentirsi “fuori posto”, il bisogno di proteggersi senza perdere sensibilità. Libri che non cercano una consolazione facile, ma riconoscimento e che parlano soprattutto a chi si è sentito “troppo” o “diverso” almeno una volta nella vita. Oggi l’abbiamo intervistata per voi in un racconto che si trasforma in una bellissima chiacchierata

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Lorena Silvia Sambruna

Con Testa di Cactus… Sono io!!!,

il suo ultimo lavoro, Lorena Silvia Sambruna arriva a una sintesi matura del suo modo di sentire, e ci regala un libro che non addolcisce, non spiega e non giustifica. Ci troviamo così davanti ad un testo che unisce ironia e profondità, spine e fioriture improvvise e che conferma una scrittura coerente, riconoscibile, mai accomodante. Lorena scrive come vive, senza chiedere il permesso, senza smussare le verità, ma con una delicatezza che non rinuncia alla forza.

E forse è proprio questo che rende i suoi libri così riconoscibili, perché le parole che “abitano le sue pagine” cercano qualcuno che ci si riconosca. Questa non è un’intervista tradizionale, ma un dialogo lento, intimo, a volte scomodo, che attraversa la poesia, l’identità e quel punto preciso in cui una persona smette di chiedere il permesso di essere.

Ciao Lorena, iniziamo subito con la Poesia…

Quando scrivi una poesia, stai cercando di capire qualcosa o stai cercando di restare viva?

“Quando scrivo una poesia mi sento viva, in alcuni momenti ci può essere uno smarrimento e la poesia arriva lì, per abitare quel punto fragile, come una luce. La poesia è il mio modo di respirare quando il mondo accelera, mi accompagna. E questo, per me, è vita.”

C’è una parola che ami usare in poesia ma che nella vita quotidiana eviti?

“Una parola che nella vita quotidiana uso con cautela è “solitudine”, ei versi posso darle dignità, farla diventare spazio e non mancanza. La solitudine in poesia è un luogo abitabile, a volte persino fertile, dove ascoltarmi. Nella vita, invece, è una parola che viene fraintesa, fa pensare a un vuoto, a qualcosa da colmare, per questo la evito, anche quando la sento necessaria.”

Cosa racconta di te la tua scrittura?

“La mia scrittura nasce dall’ascolto di me stessa e ascolto gli altri anche quando entrano solo per un attimo, nella mia vita. Tra le righe si riconoscono la mia forza e la mia vulnerabilità, c’è la me ironica e quella malinconica, poetica e riflessiva.”

Scrivere versi ti ha mai fatto perdere qualcuno?

No, la poesia non allontana, svela. Quando scrivi davvero, non resti in superficie, ma scendi. E forse sì, esiste una selezione naturale dell’anima, ma a me non è mai capitato. Al massimo qualcuno potrebbe allontanarsi se, nel mezzo di un verso, mi scappasse un “testa di cactus sei tu”. Ma lì non è colpa della poesia, ma solo della mia ironia.

Testa di cactus” è una corazza o una dichiarazione d’amore verso te stessa?

“Testa di cactus” è una vera e propria dichiarazione d’amore alla vita,  ho avuto un ictus, eppure la mia testa di cactus ha resistito. Mi sono salvata e non ho riportato alcuna conseguenza, la vita punge, è vero, ma io ho scelto di guardare sempre al fiore, quello che sboccia anche tra le spine.”

Se una lettrice chiudendo il libro pensasse “non sono sbagliata”, cosa vorresti che facesse subito dopo?

“Se una lettrice, chiudendo il libro, arrivasse a pensare: “Non sono sbagliata”, ne sarei felice. Cosa vorrei che facesse subito dopo? Ascoltarsi non cambia la vita in un giorno, ma cambia il modo in cui si resta dentro la propria vita.”

lorena
Testa di Cactus sono io!!!

Se questo libro fosse un atto di coraggio, da cosa starebbe scappando?

“Sicuramente starebbe scappando dai giardini interiori aridi, fugge non per paura, ma per salvarsi.”

Da “Una vita da assorbente”, dove l’ironia diventa un modo per restare a galla, a Poesie senza indirizzo, che parlano a chi sa riconoscersi senza essere chiamato per nome, passando per “Un bel posto si chiama poesia” fino a “Testa di Cactus… Sono io!!!”, dove scegli di esporti senza addolcire né giustificare nulla, se guardi oggi questo percorso tutto insieme, chi stavi davvero cercando di raggiungere con le tue parole?

Se guardo oggi il mio percorso tutto insieme, mi accorgo che non stavo cercando qualcuno in particolare, ma tutti. Tutti quelli che sanno sentire, ascoltare, accogliere. Sono un invito aperto a chi sa riconoscersi senza bisogno di essere chiamato per nome e senza indirizzo perché vivono in un bel posto che si chiama poesia.

Guardando al futuro, su cosa stai lavorando ora e quali sono i progetti che senti più tuoi in questo momento?

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“In questo momento sono coinvolta in alcuni progetti, con Marco Fusi, vignettista, abbiamo realizzato il libro umoristico dedicato alla coppia, un racconto ironico e affettuoso delle dinamiche di vita condivisa. La prefazione è firmata da Enrico Beruschi e Margherita Fumero, che incarnano la coppia per eccellenza, due voci storiche della comicità italiana, capaci di raccontare l’amore con intelligenza e leggerezza. Credo che il libro sarà pubblicato a breve. Parallelamente, sto lavorando alla scrittura di Guglie e tortellini insieme a Federico Aicardi, amico, farmacista e cantautore bolognese. È un progetto che unisce amicizia, e che nasce dal desiderio di intrecciare le due città, con uno sguardo ironico ma anche profondamente umano.”

Ci lasciamo, per ora e chiedendoti di regalarci tre parole importanti per te, come un piccolo dono…

“Leggerezza, per non appesantire il cuore, Gentilezza, per rendere umano ogni incontro e Condivisione, perché ogni cosa, se non è condivisa, resta incompleta.”

Grazie Lorena per aver condiviso con noi le tue emozioni e i tuoi pensieri, per averci aperto uno spazio sincero, fatto di parole che non chiedono consenso ma ascolto, a volte non servono risposte lunghe bastano poche parole vere, quelle che restano.

“Grazie a voi, vi saluto con questa considerazione, i libri in inverno non hanno freddo perché hanno la copertina.”

 

Libri: Lorena Silvia Sambruna

 

 

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