SPAZIO VIVO su Rete NeTVision: il racconto delle persone tra musica, sport e spettacolo
Quattro appuntamenti da luglio su Rete NeTVision per raccontare storie, sogni e percorsi di musica, sport e informazione attraverso ospiti e protagonisti della scena italiana.
Su Rete NeTVision prende vita SPAZIO VIVO, il nuovo programma web TV dedicato alle persone e alle loro storie. Un format in quattro appuntamenti che, da luglio, porta al centro del racconto chi vive ogni giorno tra musica, sport e giornalismo, trasformando esperienze personali in un mosaico di sogni, ambizioni e visioni del mondo contemporaneo. A guidare il programma sarà Marco Santarelli, accompagnando gli ospiti in un percorso fatto di dialoghi, emozioni e racconti autentici.
Il cuore del progetto
La produzione è firmata da [Roberto Porpurini], già protagonista del panorama musicale romano e ideatore di un progetto che negli ultimi anni ha saputo unire competizione, spettacolo e partecipazione dal vivo. All’interno delle quattro puntate, infatti, troverà ampio spazio il Golden Voice League, il torneo canoro a squadre della Capitale che sta diventando un punto di riferimento per la scena musicale romana. Verranno raccontati i protagonisti della seconda edizione, le loro storie, il percorso artistico e le emozioni vissute sul palco, tra competizione e spirito di squadra. Durante il programma verrà inoltre presentato il nuovo progetto Arena Golden Voice, un format live che accompagnerà e farà da preludio alla terza edizione del torneo.
Le voci di SPAZIO VIVO
Sul fronte musicale, grande attesa per la presenza dei Re-X, che racconteranno il loro ultimo singolo “Shutdown”, un brano che sta riscuotendo importanti consensi nel panorama musicale indipendente. Lo sport entra in scena con Cristian Terlizzi, che ripercorre la propria carriera professionistica e il passaggio dalla vita agonistica a nuove prospettive personali. Accanto a loro, anche il mondo del giornalismo trova spazio con la partecipazione di Andrea Mari, giornalista per Teleambiente, e di Francesco Nuccitelli, editore di Roba da Magazine, chiamati a offrire uno sguardo sul racconto mediatico contemporaneo e sulle nuove forme di informazione indipendente. Quattro puntate per dare voce a storie diverse ma unite da un unico filo conduttore: la ricerca di un obiettivo, la determinazione nel costruire un percorso e il desiderio di raccontarsi senza filtri. SPAZIO VIVO si conferma così uno spazio di incontro e confronto, dove le esperienze individuali diventano narrazione collettiva e stimolo per chi guarda.
Il dietro le quinte di Rete NeTVision
A completamento del racconto su Spazio Vivo, abbiamo raccolto anche le parole di Marco Santarelli, direttore di Rete NeTVision, che approfondisce la filosofia del nuovo format e ripercorre alcune esperienze recenti della rete. Un confronto che mette in luce il lavoro editoriale dietro le quinte e la volontà di costruire contenuti sempre più centrati sulle persone e sulle loro storie.
[Con “Spazio Vivo” hai scelto di mettere al centro le persone e i loro percorsi. Quanto è importante oggi, in un panorama mediatico spesso veloce e frammentato, tornare ad ascoltare storie autentiche senza filtri?]“Con Spazio Vivo l’idea è proprio quella di mettere la persona al centro, prima ancora del ruolo, del successo o dell’etichetta pubblica. In un panorama dove spesso si guarda all’artista, al calciatore o al personaggio televisivo, noi di Rete NeTVision cerchiamo invece la persona che c’è dietro. Perché è lì che si capisce davvero tutto: come vive le sue fragilità, come affronta le scelte, cosa lo ha portato a essere ciò che è oggi. Solo entrando in quella dimensione più intima puoi cogliere il suo cuore e capire davvero come lo mette in ciò che fa, che sia musica, sport o spettacolo. È questo il senso profondo del progetto: togliere le sovrastrutture e restituire umanità ai racconti, perché ogni storia diventa più vera quando smette di essere solo “ruolo” e torna ad essere persona”.
Se dovessi descrivere “SPAZIO VIVO” con una sola emozione o sensazione, quale sarebbe? E quale storia o incontro tra quelli previsti ti ha colpito di più personalmente?
“Direi “Autenticità”. È un programma che, più di altri, ti costringe a togliere tutto ciò che è superficie e a restare con ciò che è autentico: le persone, le loro storie, i loro racconti, i loro aneddoti. Tra gli incontri previsti o già vissuti, quello che colpisce sempre di più è proprio quando l’ospite smette di “raccontarsi” e inizia semplicemente a “essere”. In quel momento cambia tutto, anche il modo in cui lo ascolti.
The Hub è stato un progetto che ha saputo intercettare linguaggi e pubblici diversi. Che bilancio fai di quell’esperienza e quanto ha influenzato il tuo modo di pensare i format televisivi oggi?
“Il successo di The Hub non è mai stato il risultato di un singolo, ma di un lavoro corale molto preciso e strutturato. Detto questo, è giusto riconoscere che un contributo decisivo è arrivato da Luana Perdon e Andrea Biandrino, che hanno interpretato il progetto con grande sensibilità editoriale e capacità di costruire contenuti riconoscibili.
Accanto a loro c’è stata tutta la redazione, che ha lavorato in modo compatto e continuo, spesso anche dietro le quinte, permettendo al format di trovare la sua identità e di crescere puntata dopo puntata”.

“Contro Corrente” è stato un format molto seguito e apprezzato. C’è la possibilità che possa ripartire? E, se sì, in che forma e con quali novità rispetto al passato?
Contro Corrente per me è stata un’esperienza importante, e personalmente posso dire che mi manca molto. Averlo condotto, anche per un solo anno, insieme a due colleghi preparati e competenti come Francesco Nuccitelli e Andrea Mari]è stato un percorso davvero formativo e stimolante. In questo momento abbiamo comunque a disposizione ottimi collaboratori a cui poter eventualmente affidare un progetto del genere, come Aurora Romanelli, Alessio Madella, Pierre, Eleonora Vicenzoni e molti altri. Vedremo come e se ci sarà modo di farlo ripartire, con la giusta forma e i giusti tempi.






