Matteo Sinatti il Tour 2026, “come rialzarsi e tornare a sorridere”
Partenza col botto per il tour! Dopo aver registrato un incredibile tutto esaurito e un entusiasmo travolgente per la data di debutto a Como il 6 febbraio, il tuor è pronto a partire. La risposta del pubblico è stata immediata, confermando l’attesa per uno show che si preannuncia indimenticabile. E dopo Como l’onda d’urto di Matteo Sinatti si prepara a travolgere Genova. Dimenticate il cliché dello psicologo di ghiaccio, seduto in poltrona a prendere appunti in un silenzio imbarazzante. Matteo Sinatti è un uragano di comunicazione, psicologo, ipnotista e trainer di PNL, ha scelto di scendere dalla cattedra per salire sul palcoscenico, convinto che la mente umana si curi meglio con la verità che con i tecnicismi. Anche a Genova, e nelle altre tappe del suo tour 2026, non porta una lezione, ma una sfida, trasformare i nostri momenti più bui in un trampolino di lancio, usando il sorriso come bussola e le parole come strumenti di precisione. In questa chiacchierata abbiamo voluto scavare a fondo, parlando con la persona oltre che con il professionista. Siamo convinti, infatti, che sia proprio questo connubio la chiave del suo successo e della sua capacità di arrivare dritto al cuore della gente (oltre 400.000 persone lo seguono già tra social e community online).
“Come rialzarsi e tornare a sorridere”
Forse tutti, almeno una volta, ci siamo sentiti persi, abbiamo attraversato momenti che spesso ci hanno messo davanti a prove inattese, è così ritrovarsi può sembrare impossibile. Eppure, è proprio da questa riflessione che nasce “Come rialzarsi e tornare a sorridere”, lo spettacolo dal vivo di Sinatti. Non si tratta di una classica conferenza motivazionale e non è uno spettacolo da guardare passivamente, ma diventa un viaggio emotivo dove parola, musica e silenzio diventano strumenti per sentire e comprendere. Come spiega lo stesso Sinatti:
Uno spazio sicuro per ritrovarsi
In un’epoca in cui il supporto psicologico è fondamentale, questo tour diventa uno spazio sicuro per chi sente di essersi allontanato da sé o per chi ha “resistito” troppo a lungo invece di ascoltarsi. Lo spettacolo è dedicato a chiunque senta che è arrivato il momento di tornare dalla propria parte. Abbiamo cercato di scoprire chi si nasconde dietro lo sguardo dell’ipnotista e cosa succederà davvero durante le serate. Lo scopriremo tra un racconto e un’emozione, perché l’unico vero obiettivo resta uno solo: smettere di farsi la guerra e scegliere di rinascere. Perché ritrovarsi è una scelta e, per molti, questa scelta comincerà proprio da qui…
Dottor Sinatti, chi era Matteo prima di scoprire il potere dell’ipnosi? Qual è stato il “click” nella sua vita che le ha fatto capire che la psicologia tradizionale le stava stretta?
Prima di scoprire il potere dell’ipnosi, ero una persona che aveva tante cose da dire, ma non sempre riusciva a comunicare. Il click nella mia vita è stato proprio scoprire, studiare ed esercitarmi in questa pratica, perché l’ipnosi è fondamentalmente una forma di comunicazione che è attenta a quei dettagli invisibili che riescono a far transitare i messaggi addirittura nell’inconscio. Il passaggio è stato usarla a livello conversazionale, e questo ha portato ciò che avevo da dire in un formato che poteva toccare le emozioni.
Lei parla di “ritrovarsi”. C’è stato un momento preciso della sua vita in cui si è sentito profondamente perso? Come ne è uscito “da professionista”?
È stato nel 2016, quando nella mia vita sono accadute diverse problematiche tutte assieme: la mia fidanzata mi ha lasciato proprio il giorno del mio compleanno; io mi aspettavo gli auguri e ho ricevuto il benservito. Poi, per una cavolata, ho avuto un importante problema professionale che mi ha tenuto lontano dal mio lavoro e una problematica fisica; tutto insieme mi ha portato alla depressione e per un anno e mezzo ho dovuto lottare contro i miei demoni. Ne sono uscito un passo alla volta, lentamente, recuperando anche delle azioni di coraggio che sono diventate l’architrave della mia personalità. Ancora oggi ricordo quei momenti che ho scritto e, quando rileggo, capisco chi sono, il mio spessore, e quello che oggi percepisco come problema diventa un problema minore. Questo porto a teatro: la capacità di rialzarsi e tornare a sorridere.
“più siamo vicini al nostro spessore, più tenderemo a proteggere il nostro valore”
Toscano d’origine (o di formazione), quanto influisce la tipica ironia e schiettezza della sua terra nel suo modo di fare terapia e spettacolo?
Io sono toscano e l’ironia, la schiettezza e la presa in giro, o per meglio dire “la presa di culo”, è una mia caratteristica, perché in Toscana, e soprattutto nella zona di Firenze, non puoi fare a meno di questa caratteristica, altrimenti gli altri la applicano su di te. Io lo chiamo il “Se’ Bischero”, termine molto toscano che serve a sdrammatizzare e che coincide anche, negli archetipi di Jung, nell’archetipo del folle, ossia le persone che prendono in giro il potere e che se la sentono tanto.
Parliamo dell’ipnosi, per molti è ancora magia o un mondo che può fare “paura” . Se dovesse spiegarla a un bambino per fargli capire che è uno strumento di libertà, cosa direbbe?
L’ipnosi è una disciplina che fa paura, perché le persone hanno paura di perdere il controllo, ma l’ipnosi ha un potere enorme, perché noi giornalmente siamo in ipnosi, soprattutto quando ci incantiamo, quando rimaniamo con lo sguardo perso nel vuoto: lì siamo nel momento più vicino al nostro mondo interiore, perché non abbiamo l’influenza della ragione e, di conseguenza, quando siamo in quello stato, che appartiene per lo più alle persone più emotive e sensibili, possiamo fare delle cose dentro di noi, come ad esempio recuperare dei ricordi o addirittura abbiamo il potere, seguiti da un professionista, di immagazzinare dei messaggi che possono rilasciare quello che serve. Quindi non dobbiamo avere paura dell’ipnosi, perché l’ipnosi è un fenomeno naturale, ma anzi dobbiamo imparare da questo stato, perché la mente a volte mente e lo fa spudoratamente. Quindi dobbiamo imparare a togliere di mezzo la nostra logica e rientrare in contatto con ciò che nascondiamo, e l’ipnosi permette proprio questo.
Qual è il pregiudizio più assurdo che ha incontrato nella sua carriera riguardo al suo lavoro?
Il pregiudizio più frequente e assurdo che ho incontrato, chiaramente, è che chi va dallo psicologo vuol dire che ha dei problemi. Quando invece io credo che le persone che si rivolgono a uno psicologo, oppure che leggono di psicologia o che seguono una diretta, che si informano sulle dinamiche interne, sono le persone che hanno più forza interiore, perché sono le persone che vogliono capirsi. È molto più facile ignorarsi, quindi i pregiudizi spesso sono fastidiosi, ma a me fanno un po’ tenerezza, perché le persone che scanzano l’introspezione, la curiosità riguardo al proprio mondo interiore, sono proprio quelle che poi, quando c’è un problema emotivo, non riescono a sollevare il loro peso con nessun muscolo. Quindi possono, ad esempio, andare in palestra, ma di certo quando il peso arriva da dentro non possono farvi fronte con i propri addominali, ma c’è bisogno di un muscolo diverso, che è la conoscenza di sé.
Perché ha scelto il teatro e non un’aula universitaria? Cosa succede tra le poltrone di un teatro che non può succedere in uno studio medico?
Io ho scelto il teatro invece che un’aula universitaria perché la mia modalità di comunicazione si sposa con l’emozionalità e, di conseguenza, quando sei a teatro, um, diciamo c’è un’associazione tra l’ambiente e l’emozione, quindi tu puoi usare dei canali comunicativi che non sono didattici. Puoi usare la musica, puoi usare la poesia e lo puoi fare in un ambiente capace di supportare questa forma, perché il mio obiettivo, quando faccio un corso, ma soprattutto quando vado in tour, è produrre emozioni terapeutiche, quindi far sentire agli altri i concetti e non solo farglieli capire.
Presto sarà a Genova, una città di mare e di “caruggi” dove è facile perdersi. C’è una metafora legata a questa città che sente vicina al suo messaggio?
Genova, dove è facile perdersi. Ed è già una domanda bellissima, questa, una domanda che denota intelligenza emotiva. Allora, di sicuro, per potersi ritrovare talvolta dobbiamo avere il coraggio di perdersi. Il che significa che anche una passeggiata all’interno di Genova, nella zona del porto, può essere, se fatta con consapevolezza, qualcosa di terapeutico, di simbolico, perché tu ti perdi. Ti perdi perché hai il coraggio di farlo e ti perdi, ma mentre ti perdi osservi ciò che non hai visto. E poi hai la pazienza per poterti ritrovare lentamente, a volte anche chiedendo un’informazione, perché chiedere, in certi momenti, può essere una risorsa. Non tutti hanno la capacità di porre una domanda, fare una richiesta, oppure semplicemente chiedere aiuto. E questa è una cosa molto importante, quindi bisognerebbe perdersi sino al punto in cui abbiamo bisogno che qualcuno ci dia una direzione, che è comunque un viaggio che dobbiamo intraprendere noi. Quindi Genova, per me, è la metafora perfetta di come ci si può ritrovare.

Nello spettacolo promette ironia e verità, quale è il momento dello show in cui anche lei, ogni volta, si commuove o si stupisce della reazione del pubblico?
Nello spettacolo ci sono diversi momenti dove è possibile emozionarsi e anch’io mi emoziono, soprattutto quando racconto alcuni aneddoti che sono brevi, però racconto, diciamo, quelli che sono stati i conflitti interiori e, avendoli vissuti io assieme alla persona, talvolta mi emoziono. E quindi, quando io sento che arriva l’emozione, di solito leggo una poesia oppure faccio cantare una canzone alla persona che accompagna questo mio spettacolo. E quindi non c’è un momento preciso, ma ci sono più momenti, così come ci sono dei momenti ironici dove io mi prendo un po’ in giro.
Se potesse invitare una persona famosa (del presente o del passato) in prima fila nelle città in cui sarà presente a teatro, chi vorrebbe vedere e perché?
Tra i personaggi famosi che mi piacerebbe tanto potessero partecipare a un mio spettacolo, uno è un cantante, Cesare Cremonini. Una di quelle persone che senti a pelle, perché percepisco la sua complessità, le sue ombre, la sua capacità introspettiva e la sua capacità di trasformare questo mondo interiore in musica. E quindi sarebbe, per me, un sogno poter avere un dialogo con lui, poter capire dove è arrivato nella sua profondità, talvolta anche nel dolore, e come ne è uscito. Perché io adoro le persone che sanno trasformare il dolore in bellezza, e lui è uno di quelli.
Chiuderà la serata con una promessa: “tornare dalla propria parte”. Cosa deve portarsi a casa fisicamente (o mentalmente) lo spettatore appena si riaccendono le luci in sala?
Ciò che potranno portarsi a casa è la capacità di potersi rialzare e tornare a sorridere attraverso il proprio mondo interiore, perché le risposte sono dentro di noi. Ed io, in questa serata, fornirò un metodo, seppur non in maniera didattica, ma fornirò un metodo. Sarà bello capire se le persone, quando andranno via, avranno quel sorriso che io so riconoscere, che è un sorriso di speranza, ma anche di voglia di lottare. Questo sarà il più bel regalo, spero di potermelo regalare.
Questo “tempo condiviso” con Matteo Sinatti non è stata soltanto un’intervista, ma un vero spazio di riflessione. Mentre ascoltavo le sue parole, mi sono ritrovata più volte a fermarmi, ad ascoltarmi dentro, ad interrogarmi sul nostro modo di vivere le emozioni, le scelte, le fragilità. È raro incontrare qualcuno capace di unire competenza, profondità e umanità, trasformando concetti complessi in esperienze che parlano direttamente al sentire. Lo ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato, per la generosità con cui si è raccontato e per averci ricordato che il lavoro più importante è quello che facciamo con noi stessi. Un’intervista che ci ha insegnato molto e che ci ha lasciato qualcosa, anche dopo aver spento il registratore.
L’appuntamento ora è dal vivo, ci vediamo il 13 Febbraio a Genova alle ore 21, dove saremo presenti per continuare questo viaggio fatto di emozioni, domande e possibilità di ritrovarsi.
Per ulteriori dettagli sulle tappe del tour e interviste:
- Responsabile Comunicazione: Francesca Santaniello
- Email: viaggieventi@gmail.com
Telefono: +39 338 2207185

Per ulteriori dettagli sulle tappe del tour e interviste:
- Responsabile Comunicazione: Francesca Santaniello
- Email: viaggieventi@gmail.com
Telefono: +39 338 2207185






