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L’effetto De Martino e la rivincita del buonumore a Stasera tutto è possibile

L’effetto De Martino e la rivincita del buonumore a Stasera tutto è possibile

Alessandra Berta
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Ora sappiamo che esiste un momento, subito dopo la sigla, in cui le maschere cadono e la TV smette di essere un freddo elettrodomestico per diventare una festa di quartiere. Dall’Auditorium di Napoli non è andato in onda un semplice varietà, ma una vera e propria dichiarazione di gioia della risata . Stasera Tutto è Possibile è tornato, e lo ha fatto ricordandoci che ridere di gusto non è un lusso, ma una necessità biologica.

Il primato della spontaneità, Stefano e la sua “banda”

I numeri del debutto (mercoledì 4 marzo) sono una sentenza senza appello: 2.318.000 spettatori incollati allo schermo, con uno share del 16,8% che ha lasciato al palo la concorrenza. Ma oltre i dati, c’è il “fattore umano”. Stefano De Martino ha confermato di essere un fuoriclasse della naturalezza. La sua forza? Non conduce, partecipa. Non presenta, si diverte.

Vederlo piegarsi in due dalle risate insieme ai suoi compagni di viaggio, i veterani Francesco Paolantoni, Herbert Ballerina e Giovanni Esposito, con le incursioni di un Biagio Izzo sempre monumentale — abbatte ogni distanza. È la vittoria del conduttore “collega” di divano, un timoniere che traghetta il pubblico verso la leggerezza con un’autenticità che profuma già di Ariston.

Oltre il copione e il caos come cura

La bellezza di questo format sta nell’imprevedibilità, non c’è nulla di più democratico di una Stanza Inclinata dove la gravità non guarda in faccia a nessuno. Vedere un’icona come Lorella Cuccarini abbandonare la perfezione del portamento per rotolare insieme a Peppe Iodice e Brenda Lodigiani è un atto di generosità artistica. Aggiungiamoci l’energia di Mariasole Pollio, il mimetismo di Vincenzo De Lucia e la ventata di novità portata da Claudio Lauretta (che ha “battezzato” la stagione nei panni di Gerry Scotti), e il quadro è completo.

Ma perché questo show ci ipnotizza? Perchè ci racconta la fine della perfezione, Il gioco infantile che ci autorizza a tornare bambini, a mimare l’assurdo, a cantare stonati, la satira di pancia, una comicità viscerale che non ha bisogno di spiegazioni intellettuali. Fa ridere perché è vera.

“Non è un programma che guardi per imparare qualcosa, ma per dimenticare tutto. E in quel vuoto fatto di risate, ti senti finalmente vivo.”

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Quel senso di pace a sipario chiuso

Quando le luci si spengono e i titoli di coda scorrono, la sensazione non è quella di aver visto un programma, ma di essere tornati da una cena riuscita. Ti resta addosso quel sorriso involontario, una sorta di scudo contro le fatiche del giorno dopo.

Il successo di De Martino e della sua squadra è la prova che abbiamo una fame disperata di pulizia mentale. Abbiamo bisogno di una TV che sappia sporcarsi le mani per regalarci un’ora di tregua. Grazie a Napoli e a questa tribù di folli, ci avete ricordato che, finché sapremo ridere di noi stessi, tutto sarà davvero possibile.

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