Ora leggendo
Intervista a Dori Ghezzi nel sessantesimo de: “La canzone di Marinella”

Intervista a Dori Ghezzi nel sessantesimo de: “La canzone di Marinella”

Redazione

Nel mio libro “Il Made in Italy delle donne”, nel quale intervisto 18 donne che rappresentano il Made in Italy in ogni ambito, con sottotitolo “La canzone di Marinella”, è quasi evidente che la prima intervista non può che essere a Dori Ghezzi, compagna di Fabrizio De Andrè, al quale è stato dedicato il libro, come al sessantesimo della sua meravigliosa ballata, (nata nel ’62 ma portata al successo da Mina nel 1964), alla quale, è legata la mia ammirazione verso il Poeta e anche la mia professione di Reporter, da quando, da adolescente, ne venni a conoscenza, attraverso mia mamma.

L’Italia, questa piccolissima penisola sulla faccia della Terra, vanta, tra tutti, il riconosci- mento internazionale, di fonte inesauribile di ogni forma d’Arte e di artisti eccezionali e indimenticabili. Il nostro Paese ha dato i natali a numerosissimi “grandi”, tra uomini e donne, che in ogni epoca hanno lasciato un segno del loro passaggio e che restano sempre con noi, non solo nell’immaginario collettivo, ma nei nostri cuori, con ricordi indelebili ed emozioni reali.

L’intervista a Dori Ghezzi che, cantando la mitica “Casatschok”, (brano del 1968, che riprende la ballata russa “Katiuscia” e con cui ho distrutto il mio ennesimo “giradischi”), è entrata a far parte delle “mie” artiste e icone musicali preferite, racconta una particolare visione rispetto alla condizione attuale delle nuove generazioni di donne e di artisti che utilizzano i nuovi linguaggi della Musica e dell’Arte, nel nostro Paese.

Il “modello” di bellezza femminile che rappresenta, la sua vita di artista, la meravigliosa storia d’amore con Fabrizio De Andrè, che prosegue nella tutela, “conservazione” e divulgazione della sua grande opera artistica, con la Fondazione De Andrè, descrivono il “Made in Italy” che propone la presa in carico del mantenimento della nostra Cultura. Naturalmente, la mia intervista vuole anche essere un omaggio che parte da lontano, al grande poeta e cantautore genovese scomparso l’11 gennaio 1999, giornata nella quale, ho ben distinto il ricordo di dove mi trovassi, al momento della notizia comunicata dalla mia mamma, con la quale abbiamo condiviso anche questo momento indimenticabile di dolore.

Un omaggio concreto al racconto di una storia che testimonia uno dei tanti mondi, la Musica, in cui la nostra straordinaria Lingua italiana o il dialetto genovese, si uniscono alla magia delle note d’autore, manifestando il meglio del loro utilizzo, che fanno emozionare e unire ai ricordi della vita, e per sempre, anche chi non ne comprende l’intero significato letterale… Ci sono artisti, come nel caso di Fabrizio De Andrè, che hanno cantato il loro Tempo descrivendo il Passato e intercettando il Futuro, lasciando alle nuove generazioni un grande pozzo da cui attingere, e che saranno sempre esempi di talento “utilizzato” come testimone di un meraviglioso linguaggio universale. L’intervista, vista la dedica del mio libro alle donne vittime di violenza, parte dal ricordo de: “La Canzone di Marinella”, che divenne il primo “successo” straordinario di De Andrè, segnando il futuro e l’inizio di una carriera artistica che ha portato a conoscenza di milioni di italiani (e non solo), il “cantautore” italiano per eccellenza. Il Poeta, con il suo messaggio di solidarietà e attenzione verso i deboli e le minoranze, è presente con la sua grande attualità, ovunque si “canti” all’amore, alla guerra e alla vita.

L’intervista è stato un momento emozionante e di condivisione, con la consapevolezza, nel nostro abbraccio finale, che il ricordo e la bellezza di una vita spesa all’insegna della Musica e del messaggio di valore, è un’eredità immensa che arricchisce tutti, non solo chi ha avuto la grande fortuna di amare o conoscere, personalmente, rappresentanti eccezionali dell’umanità, come Fabrizio De Andrè …

“Fabrizio è un autore sempre sul pezzo” – racconta Dori – “La canzone di Marinella”, è una ballata molto sofferta, creata non per caso, per raccontare una “favola” legata a un fatto di cronaca, che lo aveva evidentemente emozionato tantissimo. Fabrizio ha cercato di reinventare la vita e addolcire la morte, di una ragazza, probabilmente una prostituta giovanissima, uccisa e gettata nel fiume. A quei tempi, di questi fatti si parla- va e scriveva poco. Io credo che nel mondo della canzone, ad esempio, che ancora oggi “educa” in un certo senso le nuove generazioni, siano fondamentalmente cambiati i “linguaggi”, a livello musicale e nell’utilizzo delle parole.

Nelle sue canzoni Fabrizio raccontava la donna nella sua sofferenza, passione, dolore, bellezza ed emozione, in tutti i sensi. Nei testi dei nuovi artisti giovani, (rapper o trapper italiani e non), se pensiamo alle donne, notiamo che in moltissimi casi, esse sono descritte o cantate come oggetti da possedere, ai quali è data importanza, alla stregua del consumo dei soldi e della quantità di ricchezza posseduta.

Fortunatamente, esistono anche nuovi autori che si riallacciano alla “scuola precedente” e ne attingono alcuni riferimenti per la loro musica. Fabrizio risuona in molte loro canzoni e a lui sono dedicate anche “cover” realizzate e arrangiate benissimo. I ragazzi e le ragazze, come in tutte le epoche, assorbono immancabilmente anche gli stereotipi che ci fanno tornare indietro nel tempo, ad esempio nella considerazione delle donne. Bisognerebbe aprirsi a un nuovo dialogo con le nuove generazioni, raccontando che la parità per le donne non è “fare le stesse cose”, ma condividere le stesse emozioni. Riguardo alle denunce di violenza da parte delle donne, bisognerebbe cambiare la società, affinché le donne, finalmente, non abbiano più nessun motivo per denunciare gli uomini.

Questo sarebbe il messaggio forte. A volte siamo vittime come anche responsabili del- le possibili conseguenze, legate secondo me, dal modo in cui una donna è “madre”. A volte le donne sbagliano a crescere i loro figli, facendo assurde distinzioni tra maschio e femmina. Io non avrei mai fatto differenze tra il modo di educare i due generi. Il mio modo di comportarmi, è forse dovuto al fatto che i miei genitori, avendo avuto una figlia femmina ma col desiderio del maschio, mi hanno sempre “trattato da maschio”. E io, ho un po’ conservato questo modo di essere, caratterizzandolo in positivo; cioè mantenendo la mia libertà nel vestire, nell’anticonformismo e in tutto ciò che poteva sembrare “maschile”. La mia non è mai stata una ribellione, ma un semplice modo di essere, naturale.

Viviamo in un momento in cui l’educazione dei genitori è completamente diversa, trovo veramente discuti- bile l’atteggiamento di quei genitori che difendono i loro figli, qualsiasi cosa facciano, danneggiando il loro futuro ma anche inficiando, ad esempio, l’autorità dei professori e della Scuola. Non è così che si cambia la società.

Molte donne non riescono ancora a uscire dal tunnel della violenza, perché non riescono a capire quando bi- sogna cominciare a preoccuparsi. Se c’è un atteggiamento “bullista”, che dura nel tempo, in molte denunciano quando ormai è troppo tardi o, per paura, restano assolutamente chiuse nella loro solitudine fino a quando non è più possibile intervenire. Alle donne è sempre fatto notare che bisognerebbe “arrivare a capire”, prima che gli atti violenti diventino irreversibili… ma non è facile.

Io spero che tutto riparta da un punto zero, Fabrizio sognava un mondo diverso pur de- scrivendone i dolori, purtroppo non è riuscito a vivere più a lungo per raccontarlo come sapeva fare. Questo è un mondo che non avrebbe mai voluto Fabrizio, dove esiste un solo dio: il denaro.

Ci ha lasciato una frase, che noi abbiamo preso come eredità emblematica della Fondazione: “E tutto d’un tratto scoppiò l’amore dappertutto”. Io spero che, prima o poi, questo possa realmente accadere, come ciclicamente dimostrato dalla Storia: prima l’Oscurantismo, il Rinascimento, poi la luce…

Tutto può cambiare, quando scoppia l’Amore. Ora che sono nonna, penso alle nuove generazioni e a cosa succederà, rifletto molto sulla “povertà” dei popoli, sull’estrema ricchezza di pochi e sulle numerose guerre ancora in corso nel mondo. Io penso che la mancanza di dialogo sfoci sempre nel degrado dei rapporti tra esseri umani. Non sono mai stata una femminista e non mi piacciono “le quote rosa”, perché non amo i “ghetti”; credo piuttosto che sia doveroso partire da noi stesse, perché anche la nostra indipendenza rende meno insicuro l’uomo che finalmente, “progetta” insieme con noi.

Siamo in momento in cui esiste una lotta continua di prevaricazione, non solo tra i sessi ma in generale; credo che bisogna darsi una mano e che nessuno debba mai essere penalizzato nei rapporti di coppia, perché contano i comportamenti, la fiducia e la libertà che deve essere responsabile.

Frequento molti giovani, per via della mia attività attuale, che è quella di portare Fabrizio ovunque vi sia attenzione al suo messaggio e ho molta fiducia in loro. Servirebbe a molti ascoltare la musica come terapia, la migliore che esiste, per “migliorare” i sentimenti e le azioni. Chi si avvicina alla Musica, può magari essere autolesionista, ma non penso possa fare del male a un altro essere umano, perché più di ogni altra Arte, essa è completa e autosufficiente.

Ogni musicista può essere, a secondo del suo carattere: intimista, scostante, umile ma “grande” e romantico, anche suonando un rock.

Guarda anche

Dopo la scomparsa di Fabrizio, sono felice di non essermi ritirata a vita privata; io dico sempre che se ho superato il mio trauma enorme, lo devo al fatto che sia io consolare le persone che lo ricordano. Per me questa è la grande forza. Non parlo mai di Fabrizio al passato, ma di una persona presente, pensando al futuro e a convivere con lui, ogni giorno, anche con le sue canzoni, che risultano essere ancora spunti e riferimenti per la cronaca e la nostra stessa vita. Con il brano “Direzione ostinata e contraria”, ad esempio, si fanno sempre collegamenti e citazioni, come succede con te, con la Canzone di Marinella…

Fabrizio ha avuto attenzione a tutto tondo, è sempre attuale, mai anacronistico, portandoci a riflettere sul fatto che le problematiche alla fine, sono sempre quelle. Mi succede di cantare le canzoni di Fabrizio, con lui, mentre lo ascolto, quando sono da sola o quando sono invitata agli eventi a lui dedicati.

È vero che mi costa caro “cantarlo”, è sempre una grande emozione, però lui è qui, con me, e con tutti quelli che lo amano, e tantissimo, ancora. L’11 gennaio,ad esempio, succedono cose che non accadono da nessuna altra parte: le persone che si raccolgono spontaneamente in Piazza Duomo a Milano, o a Roma, o Genova, per cantare le sue canzoni… questo accade perché un musicista amato lo sarà per sempre e non solo dal punto di vista artistico ma anche dal punto di vista personale.

Dobbiamo coltivare la Memoria, insegnare ai nostri figli a fare delle scelte, raccontare loro il rispetto delle tradizioni per regalare un Futuro migliore, anche vissuto nel nostro straordinario Paese che ha dato quasi tutto all’umanità, in ogni campo. Siamo in un habitat dove tutto corre veloce e si dimentica sempre con più facilità, dove si trascura la Cultura e il giusto valore alle competenze e al talento, che può essere di esempio per tutti”…

Per eventi di presentazione del libro, presso Comuni, Associazioni e in ogni location, in tutta Italia:

Mail: ketcar_2000@yahoo.it

Il libro ha un costo di 12 euro e può essere inviato a chi lo desidera.

Parte dei proventi è destinata al progetto di sensibilizzazione contro ogni forma di violenza, denominato “Le donne, acqua nel deserto”,  di KC, per contribuire alle spese legali sostenute nei lunghi e dolorosi processi, dalle donne vittime di violenza…

 Fabrizio De Andrè – Foto Ketty Carraffa  Fabrizio De André – Foto Ketty Carraffa

Visualizza commenti (0)

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

© 2021 1channel. Tutti i diritti riservati.

Scorri verso l'alto