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Barbanera, l’Almanacco più celebre d’Italia, torna da domani in tutte le edicole e nelle librerie.

Barbanera, l’Almanacco più celebre d’Italia, torna da domani in tutte le edicole e nelle librerie.

Donatella Lavizzari

Barbanera 2027 e gli spiriti dei mesi:  Lucamaleonte illustra i miti e le tradizioni dell’Almanacco più celebre d’Italia.

Uno dei protagonisti dell’arte urbana italiana incontra lo storico Almanacco Barbanera, reinterpretando personaggi e riti che danno un volto ai mesi, tra santi, leggende e tradizioni regionali: le illustrazioni d’autore si intrecciano con il calendario lunare, i consigli per il verde e il patrimonio di saperi che lega il tempo della natura alla vita quotidiana

Dal 17 ottobre in tutte le edicole, nelle librerie e in rete

Ogni mese ha uno spirito che lo anima.

Lo raccontano i santi e i personaggi del folclore italiano che scandiscono il ritmo dell’anno e delle stagioni ispirando feste, proverbi, riti, cibi e leggende.

È a questo patrimonio di storie e immaginari che guarda il Barbanera 2027, l’Almanacco più celebre e longevo d’Italia e dal 2015 “Memoria del mondo” UNESCO, che dal 17 ottobre torna in tutte le edicole e nelle librerie italiane e in rete, portando al centro della sua narrazione “Gli spiriti dei mesi”: una selezione di dodici figure della cultura popolare italiana, che incarnano il carattere di ciascun mese, ne segnano le festività e ne tramandano i significati.

A dare visivamente un volto a questi personaggi, veri e propri archetipi del calendario tradizionale, è Lucamaleonte, pseudonimo dell’artista romano Luca Vollono, tra i protagonisti indiscussi della scena italiana dell’arte urbana, che ha sviluppato negli anni un linguaggio originale e immediatamente riconoscibile nei tanti murales che portano la sua firma presenti in tante città italiane. Il suo segno, vivace e figurativo, capace di intrecciare simboli della cultura metropolitana, animali e soggetti ispirati alla natura, interpreta per il nuovo Almanacco le dodici figure che accompagnano il 2027, e restituisce in chiave contemporanea storie, miti e tradizioni ancora molto sentite nella cultura popolare.

IL TEMA DELL’ANNO

Il tema dell’anno si sviluppa lungo un percorso che attraversa epoche e territori.

Le dodici figure scelte per l’Almanacco 2027 non hanno un’origine comune: alcune sono santi della tradizione cristiana, altre sono legate a culti agrari, ricorrenze stagionali o leggende locali.

Ci sono personaggi benevoli e presenze più ambigue, figure familiari e concilianti e spiriti misteriosi e persino inquietanti. Insieme compongono un pantheon variegato nel quale convivono sacro e profano, cultura alta e cultura popolare, grandi tradizioni e microstorie locali.

A unirli sotto il segno del Barbanera è il rapporto con il tempo: il desiderio di interpretare il succedersi delle stagioni, di scandirlo attraverso riti e feste, di esorcizzare le paure più ancestrali e celebrare il ritorno ciclico della vita.

Così, la semplice successione dei mesi si trasforma in un racconto lungo un anno, fatto di tradizioni, gesti rituali e saperi tramandati.

Dalle pagine, emerge un passato che non è soltanto memoria, ma anche elemento identitario e chiave per comprendere il presente e guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

I VOLTI DEI DODICI MESI DELL’ANNO

Gennaio La Befana. Lo spirito più familiare del Barbanera 2027. Vola nei cieli invernali e fa da ponte tra il vecchio e il nuovo anno, portando doni e felicità a tutti.

Febbraio L’Uomo Cervo. La maschera animalesca delle celebrazioni carnascialesche molisane, in dialogo con le maschere zoomorfe sarde e con i riti di rovesciamento propri del Carnevale.

Marzo La Vecchia Pastora. Figura legata alla leggenda dei Giorni imprestati, i giorni nei quali il freddo torna improvvisamente a interrompere l’avanzare della primavera, in una tradizione diffusa dal Veneto all’Emilia e alla Campania.

Aprile San Giorgio. Il santo cavaliere e agricoltore, protagonista della lotta contro il drago e simbolo della difesa del raccolto e della fertilità della terra.

Maggio Il Re e la Regina di Maggio. Le figure dell’esplosione primaverile, legate ai riti della fertilità e alle celebrazioni della rinascita della natura, dal Calendimaggio di Assisi alle Nozze degli alberi di Accettura.

Giugno San Giovanni Battista. Il santo delle tradizioni del solstizio d’estate, tra acqua, fuochi, erbe e ritualità legate alla notte più luminosa dell’anno.

Luglio Solleone e Canicola. Le personificazioni del caldo torrido, tra antiche credenze, osservazioni del cielo e consigli per affrontare la stagione estiva.

Agosto San Lorenzo. Il santo associato alla notte delle stelle cadenti e ai desideri da esprimere, in uno dei momenti più suggestivi dell’estate.

Settembre Pantasema. L’enorme pupazza che anima una danza rituale delle stagioni in diverse località del Lazio, dell’Abruzzo e della Campania e che viene arsa in piazza alla fine dell’estate.

Ottobre San Francesco. Il santo che più di ogni altro incarna lo spirito dell’autunno, il ritorno all’essenzialità e il rapporto con la natura che si spoglia del superfluo.

Novembre Il Capo con gli occhi. Dalle tradizioni umbre alle Animeddas sarde e alle Lumere friulane, il mese degli antenati che tornano a visitare i propri cari nel periodo più buio dell’anno, attraverso riti che richiamano le radici italiane delle celebrazioni oggi associate ad Halloween.

Dicembre Santa Lucia. La santa legata ai riti del fuoco e all’attesa del ritorno della luce, nel passaggio dall’autunno all’inverno sancito dal solstizio.

LE RUBRICHE DELL’ALMANACCO

Intorno agli spiriti dei mesi si sviluppano le tanto amate rubriche che accompagnano la lettura del Barbanera: il simpatico dialogo tra Barbanera e l’amico Silvano sul senso di ogni mese, le curiosità narrative, le effemeridi, cioè i fenomeni astronomici e le giornate della tradizione, il meteo, gli approfondimenti sui personaggi e sui riti, le previsioni astrologiche e l’interpretazione dei sogni.

Non mancano i contenuti dedicati alla vita quotidiana e al rapporto con i ritmi della natura: le lune per l’orto, il giardino e il balcone,  la cantina, il raccolto del mese e quest’anno anche i lavori per l’apicoltura.

E poi le ricette stagionali e gli approfondimenti sull’ingrediente del mese, il fai da te per recuperare il piacere di fare e creare con le mani, mentre a chiudere il mese è il calendario lunare, ancora più ricco di consigli per la casa, il benessere e la cura del verde.

LUCAMALEONTE ILLUSTRATORE DELL’ANNO

Lucamaleonte, pseudonimo di Luca Vollono, è un artista e illustratore romano, nato nel 1983. Formatosi all’Istituto Centrale per il Restauro, si avvicina giovanissimo ai graffiti e alla street art, sviluppando un linguaggio personale che dagli stencil si evolve nella pittura murale. Nel 2008 partecipa a Londra al Cans Festival, promosso da Banksy, e si afferma tra i principali interpreti della scena italiana dell’arte urbana.

Tra le sue opere pubbliche figurano il murale dedicato ad Alberto Sordi alla Garbatella, e i ritratti a Roma di Francesco Totti, nel quartiere Appio-Latino, e di Gigi Proietti, al Tufello. La sua ricerca si confronta con la natura, i bestiari e le tecniche grafiche tradizionali.

La sua ricerca si confronta con la natura, i bestiari e le tecniche grafiche tradizionali, come dimostrato nel suo recente lavoro ‘Mucchio migratorio’ per il Porto Turistico di Roma. Per il Barbanera 2027 ha realizzato le illustrazioni che accompagnano i dodici mesi dell’Almanacco, reinterpretando in chiave contemporanea figure, miti e tradizioni del folclore italiano.

LE EDIZIONI DEL BARBANERA PER IL 2027

L’Almanacco Barbanera 2027, insieme al calendario e all’oroscopo saranno disponibili dal 17 ottobre in tutte le edicole italiane e nelle librerie, singolarmente o abbinati nel tradizionale paccotto.

In libreria e in rete, oltre al calendario da parete e da scrivania, l’Almanacco sarà disponibile anche con sovracoperta/poster illustrato da Lucamaleonte. Inoltre, anche quest’anno, dall’8 dicembre il famoso Almanacco Barbanera, con il calendario e l’oroscopo per il 2027, torna in edicola in una curata confezione natalizia pronta da mettere sotto l’albero.

Barbanera, una storia illustrata dell’Italia che cambia

In più di due secoli e mezzo, il Barbanera non si è limitato a raccontare il tempo: lo ha anche rappresentato, seguendo attraverso le sue immagini le trasformazioni della società italiana. Le sue illustrazioni, infatti, riflettono ciò che, in ogni epoca, occupa le giornate e accende l’immaginazione delle persone. A testimoniare questo lungo percorso sono le edizioni custodite nell’archivio storico della Fondazione Barbanera 1762. Sfogliarle significa attraversare una sorprendente storia per immagini del Paese. Resta costante il rapporto con la natura e con le stagioni, ma cambiano i lavori, le abitudini, gli oggetti della vita quotidiana, il modo di vivere il tempo e di pensare il futuro.

Per molto tempo questi cambiamenti procedono lentamente. Gusti, stili e consuetudini durano decenni e, con loro, anche le immagini dell’almanacco rimangono quasi immutate.

Poi il passo accelera. Basta seguire, per esempio, l’evoluzione del mese di luglio nelle pagine dei calendari.

A metà Ottocento è il cuore operoso dell’estate, con campi assolati, covoni di grano, falci, uomini e donne impegnati nella mietitura.

Nel secondo dopoguerra la scena si trasforma. L’Italia scopre le ferie e il turismo di massa. Luglio cambia faccia. Compaiono costumi da bagno, ombrelloni, sci d’acqua, automobili cariche per le vacanze. Lo stesso mese, la stessa estate, ma un Paese ormai diverso.

Nelle pagine di Barbanera, l’Italia passa dai campi alla villeggiatura.

È proprio questa capacità di raccontare il tempo, restando fedele alla propria identità e lasciando che ogni epoca la interpreti a modo suo, ad aver decretato la longevità del Barbanera.

Una tradizione che oggi si rinnova, affidando ogni anno le illustrazioni a un diverso giovane artista italiano.

Con oltre 200 illustrazioni originali, ogni edizione si arricchisce di un tratto contemporaneo e personale, capace di reinterpretare i temi e i simboli della tradizione.

Negli ultimi tre anni, questa scelta ha impresso al Barbanera una decisa svolta grafica, grazie al contributo di tre autori: Gianluca Chiavassa, illustratore e grafico torinese, per il Barbanera 2025; Valeria Biasin, artista veneta, per il 2026; Lucamaleonte, al secolo Luca Vollono, artista urbano e illustratore romano, per il 2027.

Sguardi diversi che rinnovano la storia di un almanacco che, mentre osserva il ciclo immutabile delle stagioni, continua a cambiare insieme all’Italia che lo legge.

Chi era davvero Barbanera?

Con la lunga barba nera e lo sguardo curioso rivolto alla natura, Barbanera custodiva segreti e consigli che ancora oggi ci accompagnano.

Si dice che osservasse il cielo nelle notti limpide, che conoscesse il linguaggio delle piante e che sapesse leggere il tempo nei segni della natura.

E ogni anno, immancabili, i suoi dialoghi con l’amico Silvano, venuto a chiedergli lumi sul futuro, rivelavano profezie, avvertimenti e spunti di saggezza che ancora oggi sembrano incredibilmente attuali.

Filosofo, astrologo, eremita e conoscitore di erbe, il leggendario Barbanera a Foligno, nel 1762, diede alle stampe il suo primo lunario. Da quel momento la sua fama non smise di crescere, e Barbanera diventò l’icona degli almanacchi italiani.

“Gli astri, il Sole ed ogni sfera or misura Barbanera, per poter altrui predire tutto quel che ha da venire”.

Barbanera tra cinema e letteratura 

Barbanera ha attraversato i secoli ed è entrato nella storia e nel cuore degli italiani.

Nei dizionari più autorevoli – lo Zingarelli, il Devoto-Oli, il Treccani il Sabatini Coletti e il De Agostini – basta cercare alla lettera ‘B’: Barbanera è citato come sinonimo di almanacco e di lunario.

La sua eco risuona nella letteratura, dove autori tra i più amati lo hanno menzionato e celebrato. Tra questi Luigi Capuana, Pirandello, Eugenio Montale e D’Annunzio – che lo definì “il fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni”. E ancora Maria Luisa Spaziani, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Umberto Eco, Vasco Pratolini, Oriana Fallaci e tanti altri contemporanei.

Barbanera ha fatto capolino anche sul grande schermo. I suoi pronostici salvano la vita a Totò in una scena di Due cuori fra le belve, e nel film di Pupi Avati, Il testimone dello sposo, l’almanacco diventa dono di nozze e augurio di prosperità.  In ogni comparsa, Barbanera non è mai un semplice nome, ma il simbolo di una saggezza antica che consiglia, pronostica e porta buonumore.

Fondazione Barbanera 1762: la più grande collezione di almanacchi e memorie popolari del mondo

La Fondazione Barbanera 1762 nasce nel 2002 dal sogno dell’editore Feliciano Campi: dare una casa alla tradizione plurisecolare degli almanacchi, che proprio nel Barbanera trova il suo maggiore erede e continuatore. Oggi la Fondazione è una casa della memoria, che ospita la più ricca collezione di lunari e almanacchi al mondo, tutti liberamente consultabili in rete su www.bibliotecabarbanera.it.

E non ci sono solo almanacchi: gli scaffali raccontano la suggestiva storia dell’editoria popolare attraverso una ricca varietà di libri e libretti, riviste e fogliacci, testi di astronomia e astrologia, botanica e medicina popolare.

Guarda anche
Selvaggia Educata

Oltre 50.000 documenti che custodiscono il sapere e anche la fantasia di secoli, restituendoci il fascino di un genere antico e sorprendentemente attuale.

Sfogliarli significa viaggiare tra le attese e le speranze delle generazioni che ci hanno preceduto, scoprendo come, anno dopo anno, gli almanacchi abbiano tenuto viva la tradizione, senza mai smettere di parlare al presente. E ogni nuova edizione del Barbanera ne è la prova: un filo che lega passato, presente e futuro.

Barbanera “Memoria del mondo” UNESCO

Cos’è che accomuna l’Almanacco Barbanera all’alfabeto fenicio, alla Nona Sinfonia di Beethoven, ai film dei fratelli Lumière, all’archivio di Winston Churchill, al Diario di Anna Frank e alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino.

La risposta è arrivata nel 2015 dall’UNESCO, che ha inserito la collezione di almanacchi e lunari Barbanera, custodita presso la Fondazione Barbanera 1762, nel prestigioso registro Memory of the World, accanto ai documenti che rappresentano le radici stesse della civiltà umana.

Nella motivazione ufficiale si legge: «La collezione di almanacchi lunari Barbanera, 356 esemplari datati dal 1762 al 1962, è la più completa al mondo.

 Il suo valore universale deriva dall’essere simbolo di un genere letterario che ha contribuito a creare la cultura e l’identità di intere nazioni, prima dell’avvento delle moderne forme di comunicazione di massa».

Ambientalista da sempre

Da oltre due secoli e mezzo, molto prima che la protezione dell’ambiente diventasse una sfida globale,

Barbanera insegna a vivere in armonia con la natura. Nelle sue pagine troviamo consigli che ci invitano a seminare e raccogliere al momento giusto, seguendo il ciclo delle stagioni e i ritmi della Luna.

Piccoli gesti quotidiani che diventano semi di felicità, perché prendersi cura della terra significa, in fondo, prendersi cura anche di noi stessi.

Questa filosofia ancora oggi si rinnova concretamente in ogni scelta editoriale: dalla carta riciclabile, non trattata con cloro e proveniente da foreste tutelate, agli inchiostri vegetali, ricavati da materie prime sostenibili.

Con questo spirito, Barbanera è anche vegetariano: per scelta d’amore verso la natura e i suoi abitanti, le ricette di stagione proposte nell’Almanacco e nel Calendario escludono carne e pesce: un invito a nutrirsi con i frutti che la terra ci dona, in modo semplice, sano e sostenibile.

La casa di Barbanera, l’almanacco vivente nel cuore dell’Umbria

A Spello, in Umbria, c’è un luogo speciale dove la vita è scandita dalle stagioni, dove si semina e si raccoglie seguendo l’influsso della Luna, sotto cieli che parlano a chi sa ascoltare.

È la casa di Barbanera, un complesso rurale dove tradizione e natura si intrecciano, sospesi tra passato e futuro. Qui un bachificio del Settecento ospita la redazione che ogni anno dà vita al nuovo Almanacco.

E a pochi passi, la Fondazione Barbanera 1762 custodisce la più grande collezione di almanacchi e lunari del mondo.

Tutt’intorno, sette ettari di campagna certificata biologica, su cui si sviluppa l’Orto Giardino delle Stagioni, uno scrigno di biodiversità, ma anche un viaggio indietro nel tempo, alla riscoperta di ortaggi rari, fiori della tradizione, erbe officinali e frutti dimenticati che tornano a raccontare la loro storia.

In questo luogo la filosofia di Barbanera prende forma concreta: si respira, si raccoglie, si tocca e si mangia. È un progetto che invita a osservare la natura con rispetto, ad accoglierne i ritmi senza forzarli, a riscoprire insegnamenti antichi che parlano ancora al presente. Perché vivere meglio, ci ricorda Barbanera, significa anche saper custodire la terra che ci nutre.

Un successo nato tra fiere e mercati

Da secoli, lunari e almanacchi sono i compagni fedeli delle famiglie italiane, amati per la loro semplicità e utilità. Tra tutti, uno ha saputo conquistare un posto speciale: il Barbanera.

Dalla metà del Settecento, con i suoi foglioni da parete e i suoi almanacchi, si è guadagnato il cuore delle famiglie contadine, fino a diventare il vangelo dei ceti rurali.

Il suo fascino era così grande che, nell’Ottocento, spuntarono i cosiddetti “Barbanera paralleli”, edizioni concorrenti nate tra vivaci dispute legali tra editori. C’eran persino Barbabianca, Barbaverde e il figlio di Barbanera. Ma che fosse originale o imitato, il Barbanera ha viaggiato instancabile per fiere e mercati, semplificando saperi complessi e tramandando, anno dopo anno, tradizioni e consigli per la vita quotidiana. Non è un caso che, in molte case, fosse l’unico libro presente, e si chiedeva a chi sapeva leggere meglio di farlo ad alta voce, con la famiglia che si radunava ad ascoltare. Già allora il Barbanera era un compagno prezioso fatto di santi, lune, proverbi e previsioni del tempo, un alleato per chi viveva di terra e di stagioni.

Dai cantastorie di ieri al Barbanera di oggi

Quando, nella prima metà del Novecento, la fiaccola del Barbanera passò alla casa editrice Campi di Foligno, questa era già un’officina di idee popolari. Pubblicava libretti da fiere e mercati, e fogli volanti che riportavano fatti di cronaca nera, miracoli e previsioni. Così l’almanacco continuò a viaggiare per tutta la penisola, affidato alle voci dei cantastorie e alle mani dei venditori ambulanti. E mentre il Paese cambiava, la casa editrice cambiava con esso. Nel 1939 diede alle stampe il primo numero del “Canzoniere della Radio”, che riportava i testi delle canzoni più in voga, e che negli anni ‘50 si trasformò nella fortunatissima rivista “TV Sorrisi e Canzoni”. Ma la vera costante rimase il Barbanera, custodito con orgoglio come un bene di famiglia, passato dal nonno al figlio ai nipoti, che continuano a pubblicarlo a Foligno, lì dove nacque 266 anni fa. Il Barbanera ha saputo interpretare i mutamenti della società, eppure è rimasto sempre sé stesso. Oggi è distribuito in più di tre milioni di copie tra almanacchi e calendari, e continua a offrire ai suoi lettori, come promette il suo motto antico, “un anno di felicità”.

 

www.barbanera.it @almanaccobarbanera

 

 

 

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