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Per non dimenticare: Paolo Borsellino e gli Agenti della scorta.

Per non dimenticare: Paolo Borsellino e gli Agenti della scorta.

Donatella Lavizzari

Sono trascorsi 33 anni dalla strage di via D’Amelio in cui furono uccisi il Magistrato Paolo Borsellino e gli Agenti di Polizia Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli ed Eddie Walter Cosina.
L’unico a sopravvivere fu l’Agente Antonio Vullo.
“Erano persone che facevano parte della nostra famiglia. Condividevamo le loro ansie e i loro progetti.
Era un rapporto, oltre che di umanità e di amicizia, di rispetto per il loro servizio.
Mio marito mi disse ‘quando decideranno di uccidermi i primi a morire saranno loro’, per evitare che ciò accadesse, spesso usciva da solo a comprare il giornale e le sigarette quasi a mandare un messaggio ai suoi carnefici perché lo uccidessero quando lui era solo e non in compagnia dei suoi angeli custodi.”

Queste le accorate parole di Agnese Borsellino, che stanno a testimoniare l’affetto sincero che li legava. Un legame speciale descritto con amore nel libro “Ti racconterò tutte le storie che potrò.”

Le mogli dei colleghi di Paolo si pavoneggiavano: «L’altro giorno mio marito mi ha regalato delle rose bellissime». Oppure: «Mio marito mi ha regalato una collana splendida. Guardate». Qualcuna, con un tono ancora più accorato, mostrava il suo abito: «Questo me lo ha regalato lui». Ovvero, ancora una volta, il marito.

Io, invece, non potevo esibire niente. E neanche potevo aspettarmi qualche gesto galante da Paolo. Almeno non nel senso inteso generalmente. Alle feste guardavamo gli altri ballare. Lui rideva come un matto, io protestavo. Allora mi faceva finire di parlare, poi mi chiedeva: «Agnese, ma tu perché stai con me? Io non ti do niente di tutto questo. Non sono il tipo di marito che torna a casa sempre allo stesso orario, si mette le pantofole, si siede davanti al telegiornale e poi nel pomeriggio porta la moglie in giro per una passeggiata». Faceva una pausa e mi diceva ancora: «Lo sai perché stai con me? Perché io ti racconto la lieta novella».

La prima volta che me lo disse rimasi spiazzata. Mi misi a piangere. Erano lacrime di felicità. Mentre lui continuava: «Io ti sollecito, ti stuzzico, ti racconto la lieta novella che sta dentro tante storie di ogni giorno. Ti racconterò tutte le storie che potrò. Così il nostro sarà un romanzo che non finirà mai, sino a quando io vivrò».

Paolo adorava raccontare la lieta novella, i fatterelli umani. E i protagonisti erano i più diversi, anche mafiosi incalliti, che però nel racconto assumevano una luce davvero particolare e unica. Era un racconto sempre affascinante il suo. Aveva una storia sempre diversa da narrarti.

Mi diceva: «La lieta novella manterrà sempre fresco il nostro amore». Faceva una pausa e sussurrava: «Perché l’amore ha bisogno di mantenersi fresco». Mi guardava, con il suo solito sorriso sornione, e con aria severa mi chiedeva: «Agnese, tu lo sai come si mantiene fresco l’amore?» Non provavo neanche a indovinare la risposta, perché mi piaceva troppo sentirlo parlare. «L’amore si mantiene fresco con una novità ogni giorno. Che non è il fiore, o un regalo qualsiasi. Perché tutto passa. Io ogni giorno mi devo reinnamorare di te. E tu di me. Inventandoci qualcosa di diverso».

Questa è stata la mia vita con Paolo, una lieta novella. Nonostante le difficoltà immani che abbiamo dovuto affrontare per la scelta che aveva fatto. Ma io ho condiviso tutto con lui. E non gli ho chiesto mai niente. Perché la lieta novella che mi raccontava ogni giorno era già tutto per me. 

Agnese Borsellino

In ricordo delle vittime, al numero 21 di via D’Amelio a Palermo venne piantato un piccolo olivo proveniente da Betlemme.
Un albero simbolo di giustizia.
Un albero le cui radici sono portatrici di memoria, i frutti sono simbolo di rinascita e i semi rappresentano l’impegno costante per un futuro costruito su una cultura di PACE, fatta di idee e pensieri condivisi.

Oggi, le parole pronunciate da Manfredi Borsellino, davanti al murales dedicato a suo padre Paolo, sono state per tutti un pugno nello stomaco.

Chi oggi sventola la legalità, ieri ha girato la testa.
E continua a farlo.

La mafia non è un ricordo del passato.
È il sistema che protegge i potenti, i corrotti, i collusi.
È il silenzio istituzionale.
È la solitudine in cui vengono lasciati gli uomini giusti.”

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