Ornella Vanoni, e poi arriva una sera sul NOVE
e succede una cosa semplice e rarissima, la televisione prende il tempo delle note per dire grazie, Fabio Fazio e Luciana Littizzetto lo fanno senza retorica, con quella grazia che somiglia più a un abbraccio che a una celebrazione. Il tributo è per Ornella Vanoni, ma in realtà è per una donna e per tutto ciò che rappresenta.
Ornella Vanoni è sempre stata così, apparentemente distante, elegante fino a sembrare irraggiungibile, complessa, piena di spigoli e di silenzi, che non ha mai chiesto di essere capita subito. E forse è proprio questo che l’ha resa così emozionante, per anni l’abbiamo guardata come si guarda una grande artista con rispetto, con ammirazione, ma da lontano. Poi, col tempo, qualcosa si è avvicinato o forse siamo stati noi ad avvicinarci.
La serata
Negli ultimi anni abbiamo scoperto, o meglio ritrovato, la donna, una donna che in realtà c’è sempre stata perchè l’età, per Ornella Vanoni, non è stata un arretramento ma una rivelazione, come se il tempo, invece di toglierle, le avesse restituito spazio per dire, per sorridere, per essere fragile senza chiedere scusa.
Lo ha detto più volte, a modo suo, con quella lucidità che disarma: “la fragilità non è una debolezza, è una forma di verità”, e con ironia spiazzante, ha lasciato intendere che la forza arriva quando smetti di dover dimostrare qualcosa. Ornella è lontana e vicina allo stesso tempo, lo è sempre stata come certe persone che sembrano irraggiungibili finché non capisci che non stavano scappando, stavano semplicemente vivendo. La distanza, nel suo caso, non è mai stata freddezza, ma profondità, tempo che serviva.

Il tributo di Fazio e Littizzetto non è solo un omaggio a una carriera immensa, ma a un modo di stare al mondo, ci hanno regalato una televisione fatta di musica dal vivo, di cantanti veri, di storie che hanno attraversato decenni senza perdere anima. Una televisione che ricorda quanto sarebbe giusto, oggi più che mai, onorare tutti quei cantanti della canzone italiana che non sono solo ricordi, ma storia viva. Quelli che hanno scritto pagine emotive del nostro Paese, quelli che restano, anche quando la voce si abbassa.
Ornella Vanoni resta così…
una donna che non ha mai smesso di essere se stessa, che con il passare del tempo ha trovato una forza nuova, più quieta, più consapevole, una donna che oggi ci sembra più vicina perché finalmente non ha più bisogno di stare lontana.
E forse il regalo più grande che ci ha fatto è proprio questo, averci insegnato che la verità arriva con il tempo, e che certe voci, quando smettono di cantare per stupire, iniziano finalmente a cantare per restare. Allora la ricordiamo così, con l’ultima canzone e non come un addio, ma come fanno le cose vere, restando. La ricordiamo con quella voce che sembra sempre sul punto di spezzarsi e invece no, tiene, con quel modo unico di cantare che non nasconde il dolore, ma lo accompagna. Perché Ornella Vanoni ci ha insegnato anche questo, che si può sorridere mentre si piange, che esiste un sorriso che non cancella le lacrime, le rende sopportabili.
Un sorriso dentro al pianto
quello che nasce quando accetti tutto e che arriva quando non devi più fingere di essere forte, perché lo sei diventata davvero. Nell’ultima canzone c’è tutto, la vita vissuta, le ferite, l’amore, la stanchezza, la grazia. C’è una donna che non ha paura di mostrarsi per quella che è, e una voce che non chiede applausi, ma ascolto. E noi restiamo lì, ad ascoltare, con gli occhi lucidi e il cuore pieno, capendo che certe artiste non si celebrano soltanto, si ringraziano e Ornella Vanoni, con quel sorriso che abita il pianto, continua a cantare…

per la gentile concessione delle immagini a corredo dell’articolo.






