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Il principio di dieta chetogenica

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UN CATTIVO STILE DI VITA
Le notizie che si sono susseguite sempre più incalzanti dal gennaio 2020 sul Covid-19, ci hanno stravolto la vita. L’essere relegati per lunghi periodi nelle nostre case, magari con spazi ridotti, privati delle nostre attività quotidiane, dello sport, del semplice movimento e con il divano sempre troppo a portata di mano, ci sta portando quasi inconsapevolmente verso una nuova emergenza, di cui il rapporto con il nostro fisico è parte integrante.
Il rischio è di come sempre di fare scelte facili per perdere peso e non idonee al fisico.

DIETA CHETOGENICA: pratica dei giorni nostri?
Nonostante l’interesse scientifico per la Dieta Chetogenica sia aumentato, questa terapia nutrizionale era già nota negli anni ’20 quando veniva usata per controllare gli attacchi epilettici sui pazienti.
Grazie a un calo ponderale rapido, sicuro ed efficacie, è sicuramente uno strumento utilizzabile nella lotta all’obesità, ma non solo; il suo utilizzo richiede però un’accurata selezione del paziente per caratteristiche cliniche e anche psicologiche.

DAL PALEOLITICO AD OGGI: l‘alimentazione dell’uomo
L’uomo nel paleolitico assumeva il 25% di carboidrati in meno rispetto alla dieta odierna e la quantità di cibo consumata era proporzionale al dispendio energetico necessario per procurarsi il pasto arrivando ad un bilancio energetico ottimale.
La giornata era scandita dal procacciamento di cibo e periodi di maggior disponibilità si alternavano al digiuno forzato.
E’ facilmente intuibile come la vita attuale invece, che ha visto il modificarsi delle abitudini di vita con una riduzione sostanziale del dispendio energetico ed una maggiore disponibilità di cibo con contenuti di grasso e zuccheri elevato, stia portando sempre più ad un aumento del peso e grasso corporeo, inteso come aumento delle riserve energetiche determinando l’EPIDEMIA OBESITA’

DIETA CHETOGENICA: in che cosa consiste
La dieta chetogenica (KD) è un regime dietetico povero di carboidrati
In condizioni di digiuno o in condizioni di riduzione drastica di apporto di carboidrati le riserve di glucosio diventano insufficienti, insufficiente fornitura di glucosio porta ad uno shift del metabolismo cellulare verso l’utilizzo dei corpi chetonici al posto del glucosio, poichè il cervello si adatta al loro utilizzo.
L’assunzione di carboidrati non è essenziale al pari di alcuni acidi grassi, amminoacidi o vitamine: l’organismo umano si adatta alla loro carenza e le riserve sono le prime ad essere esaurite.
Essendo una dieta terapeutica è molto importante affidarsi ad esperti evitando il classico fai-da-te: diversa è la dieta mediterranea che si basa su principi di equilibrio e che segue altre regole.

DIETA CHETOGENICA: cosa non è
La dieta chetogenica non è una dieta iperlipidica in quanto si tratta di un regime alimentare che ha l’obiettivo di far produrre all’organismo i corpi chetonici con degli obiettivi ben precisi: definendola “iperlipidica”, si ignora l’obiettivo focalizzandosi sui macronutrienti.

CHETONI: nutrimento per il cervello
La particolarità dei corpi chetonici è anche quella di riuscire a superare la barriera ematoencefalica e di diventare pertanto nutrimento per le cellule del sistema nervoso centrale senza sfruttare il metbolismo del glucosio.
Ciò avviene quando la concentrazione dei corpi chetonici diventa superiore quella del glucosio a livello ematico.
Nel digiuno prolungato circa 2/3 del fabbisogno energetico cerebrale è soddisfatto dai corpi chetonici, sopprimendo anche lo stimolo alla fame.

OBESITA’ GRAVE E DIETA CHETOGENICA: quali vantaggi

* riduzione della fame legata alla chetosi
* fattore motivazionale legato alla rapida attivazione di calo di peso
* miglior mantenimento del trofismo e della massa muscolare
* miglior aderenza alla dieta vissuta dal paziente come terapia personalizzata
* applicazioni di tipo preventivo in gruppi a rischio e miglioramento di marker metabolici e infiammatori con riduzione di rischio cardiovascolare
* ruolo per le diete chetogeniche in sinergia con la chirurgia bariatrica, facilitando un calo ponderatorio al fine di ridurre il rischio generico e le complicane post-chirurgiche, migliorando la comorbilità associate alla grave obesità e gli outcome a breve e lungo termine.

Redazione online, fonte IKOS

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