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Faber sempre nei nostri cuori.

Faber sempre nei nostri cuori.

Donatella Lavizzari

C’è una data che non potrà mai essere dimenticata: lunedì 11 gennaio 1999, il giorno in cui ci ha lasciato il grande Fabrizio De André.

Ho ancora ben nitida l’immagine della moltitudine di gente riunita attorno alla chiesa di Carignano, due giorni dopo, per dare l’ultimo saluto a Faber: una folla profondamente commossa, che lo accompagna composta.

GENOVA ABBRACCIA E SALUTA SUO FIGLIO.

Nato a Pegli nel 1940 da una famiglia borghese, ai libri di diritto preferiva la sua  chitarra. Sempre dalla parte degli ultimi, sconfitti ed emarginati dalla società.

“Più che un’antologia, quella di De André è un’antropologia minima i cui volti, personaggi, li potevi incontrare per strada, nei carruggi, oppure stillavano da un articolo di giornale, come la Marinella ispirata a una ragazza uccisa e dimenticata che scivolò in un fiume a primavera”.

Vol. 1°, Tutti morimmo a stento, La buona novella, Non al denaro, non all’amore né al cielo, sono alcuni dei suoi album, capolavori assoluti di questo Artista straordinario e multiforme.

Negli anni Settanta, in pieno apuce delle ideologie, Faber con La buona novella compie un gesto artistico unico, controcorrente, restituendo umanità al sacro.

Vincendo la sua timidezza, si esibirà dal vivo nel 1975, a cui faranno seguito concerti memorabili.

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Con l’uscita nel 1984 di Crêuza de mä, De André eleva il dialetto genovese a lingua universale e, nel 1996, con Anime salve compie un atto d’amore verso chi procede controvento, “in direzione ostinata e contraria”.

GRAZIE FABER ❤️

Dedicato ad Alice De André.

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