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RE-X, Double Vs Hyde il brano che racconta il conflitto che tutti viviamo

RE-X, Double Vs Hyde il brano che racconta il conflitto che tutti viviamo

Alessandra Berta

La musica è un po’ così, come un’amica che, anche quando non la cerchi, in qualche modo ti aiuta sempre. I RE-X, la band romana, torna con Double Vs. Hyde un brano che non solo  suona potente, ma prova a entrare dentro un tema che riguarda tutti il doppio, il conflitto, quello che siamo e quello che teniamo nascosto.

Il pezzo parte diretto, senza giri di parole, e ti porta subito dentro quella tensione che cresce piano fino a esplodere, come entrare nella mente di Jekyll proprio un attimo prima che tutto cambi, quando il controllo inizia a cedere e l’altra parte prende spazio, il dualismo tra luce e ombra, tra ciò che mostriamo e ciò che resta sotto, diventa il centro di tutto. Più che una citazione, è una rilettura  del momento attuale di quello che ogni giorno ci attraversa, qualcosa che avvicina quella storia a una dimensione molto più personale.

Li abbiamo incontrati per parlare del nuovo singolo, ma anche del loro modo di costruire musica, immaginario e identità.

Double Vs. Hyde racconta un conflitto interiore molto forte, quanto c’è di personale in questo dualismo e quanto invece nasce da un’esigenza narrativa?

Crystal: Penso che quando si scrive ci sia inevitabilmente anche una parte personale. Il conflitto interno è onnipresente nella maggioranza di noi. Per me personalmente è un confronto continuo ed è davvero difficile trovare l’equilibrio giusto. Penso che però sia proprio questa continua ricerca che permette di essere razionale e non cedere a comportamenti estremi, quindi una lotta indispensabile.

Avete scelto un riferimento potente come Jekyll e Hyde, cosa vi affascina di più di quella storia, la trasformazione o il fatto che le due identità convivono sempre?
Crystal: Come risposto anche sopra la parte affascinante è la convivenza non sempre pacifica di queste due personalità. Nello specifico, nel nostro brano, abbiamo calcato la mano sulla parte più corrotta che prende il sopravvento cercando di mettersi nei panni di Jekyll nel momento in cui inizia a perdere il controllo. E’ stato divertente!

Nel brano si sente un’alternanza continua tra momenti più aggressivi e altri più atmosferici è qualcosa che nasce prima a livello emotivo o direttamente in studio?
Crystal: L’emotività per me nasce assolutamente prima, e poi in studio si cerca di rendere il più possibile quanto concepito in momento di scrittura. A volte però componendo si vive ancora meglio questo passaggio, magari quando poi esce quell’arrangiamento in cui dici “Si!” Questa era proprio quello che stavo cercando!

Il breakdown arriva come un punto di rottura molto forte per voi è solo una scelta musicale o rappresenta davvero il momento in cui qualcosa cede?
IVAN: Il breakdown è sempre un momento in cui succede qualcosa, sia a livello di contenuto da tirar fuori e sia dal punto di vista prettamente musicale, stilistico. Ma entrambe le cose devono coesistere e bilanciarsi per evitare che si tratti di un sapore, di un arrangiamento buttato lì solo per gusto. Nel caso specifico di questo brano che tratta della dualità, a maggior ragione si rendeva necessaria una particolare attenzione al come presentare il tutto.

Il videoclip ha una componente visiva molto forte, quasi teatrale, quanto è importante per voi raccontare una canzone anche attraverso le immagini?
Francis: Come musicisti ma ancora prima come artisti vogliamo far arrivare i nostri messaggi e la nostra musica il più forte possibile al pubblico, e tutto ciò che riusciamo a dare in più alla nostra musica può solo rafforzare il messaggio. L’immagine, in questo senso, diventa un’estensione naturale del suono, un altro linguaggio attraverso cui possiamo comunicare.

Il vostro immaginario è sempre molto visivo quando scrivete pensate già a delle immagini, a delle scene, a qualcosa che potrebbe diventare video?
Crystal: Si per me un brano nasce quasi sempre da immagini. Quasi come se fosse già un film che mi si para davanti. Penso che sia anche per gli altri la stessa cosa, quando abbiamo delle idee, le vediamo prima “girate” nella nostra testa.

Nei vostri lavori si percepisce una forte componente narrativa, vi sentite più una band che suona o una band che racconta?
Francis: Sicuramente saper suonare il proprio strumento è importante (Mi raccomando studiate!) ma ciò che vogliamo rappresentare come musicisti è l’essenza dell’artista. Un artista è colui che riesce ad esprimersi attraverso l’arte. Noi ci esprimiamo attraverso la musica ed è inevitabile voler raccontare sempre qualcosa che sia il più interessante e potente possibile.

Il vostro sound unisce alternative metal, rock ed elementi più moderni, è una cosa che nasce naturale o c’è una ricerca precisa dietro?
Francis: Abbiamo parlato dell’artista che si esprime e, come ogni artista, alla base bisogna apprendere una tecnica. Nel nostro caso parliamo della capacità di creare musica che sia arte. Nonostante questo, il nostro modo di fare musica nasce anche da ricerche molto precise, dall’inseguimento del sound o dell’accordo perfetto. Speriamo però che tutto questo, alla fine, risulti nelle nostre corde e del tutto naturale.

Crystal, la tua voce passa da momenti molto intimi a parti più graffianti, quanto lavori sull’interpretazione rispetto alla tecnica?
Crystal: il mio workflow si sviluppa di pari passo. E’ per me totalmente centrale, utilizzare la tecnica vocale per dare un’emozione specifica. Chiamiamola vizio o scelta. Ovviamente non è una cosa che vogliono fare tutti, credo che sia una mia particolarità.

Guardando al vostro percorso, da “Red Vampire” fino a oggi, cosa sentite essere cambiato davvero nel vostro modo di fare musica?
IVAN: una maggiore attenzione a ciò che c’è sul mercato odierno e a come possiamo unire tutto quello che più ci piace delle proposte attuali, senza andare a sacrificare l’indole di ognuno di noi. Fortunatamente, (e mi sento di parlare a nome di tutti e tre), siamo sempre stati molto aperti alla nuova musica. E’ necessario affinché la tua, possa trovare un posticino, anche se piccolo, in questo grande oceano. Ma essendo appunto, un processo di naturale curiosità, nulla è troppo scritto a tavolino.

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Quando prendete un brano già esistente e lo reinterpretate, come “Chandelier”, cosa vi interessa davvero trasformare?
IVAN: credo che una linea vocale, se bella, possa funzionare in tutte le salse. Sia è una delle nostre artiste preferite e Chandelier rappresenta uno dei brani di maggiore impatto emotivo. Ciò che ci ha incuriosito è stato chiederci: ma se l’avessimo scritta noi, come avrebbe suonato? Credo che quella cover abbia fatto da apripista per la nostra attuale discografia. Ci son ancora più affezionato proprio per questo motivo: ci ha aiutato a capire un pochino che strade eravamo pronti a percorrere dal punto di vista compositivo e di arrangiamento.

Le vostre canzoni sembrano sempre lasciare qualcosa che arriva anche dopo l’ascolto: vi interessa di più l’impatto immediato o quello che resta?
IVAN: facciamo entrambe le cose. Strizziamo sempre l’occhio a ciò che può funzionare subito e catturare l’attenzione dell’ascoltatore già al primo ritornello, ma allo stesso tempo ci siam ritrovati a scrivere anche brani un pochino più introspettivi e, passami l’espressione, a lento rilascio. 😆 Come dicevo non ci poniamo dei limiti troppo rigidi e la dimostrazione ne è la nostra discografia che passa da una rock balld orchestrale in francese ad un brano modern metal di 3:30, passando dal rap italiano. Ciò che però è chiara è la direzione presa negli ultimi mesi di lavoro, tra ricerca, ascolti e confronti.

C’è una parte di voi che fate più fatica a mostrare, anche nella musica, e che in qualche modo è finita dentro “Double Vs. Hyde”?
Francis: Non direi “fatica”, ma sicuramente c’è questa standardizzazione del metal moderno che ad un primo ascolto può sembrare avere molti brani simili fra loro nel sound e nella musicalità che noi stiamo cercando di evitare, per far sì che il nostro sound, le nostre idee e il nostro suonato riescano a distinguersi in qualche modo. In Double Vs. Hyde non ci siamo risparmiati in questo: abbiamo dato potenza fin dall’inizio e cercato di rendere la nostra idea il più particolare possibile, creando un sound del tutto nostro pur mantenendo elementi tipici del metal moderno come ad esempio il breakdown.

Se doveste togliere tutta la costruzione artistica e restare solo con quello che siete, qual è il lato che vi spaventa di più far vedere?
IVAN: Il bello della musica è che ti mette a nudo nonostante la costruzione artistica di cui parli. Almeno nel nostro caso. Non credo ci sia un lato che fatichi ad uscire. Inevitabilmente traspare, a meno che non si tratti di prodotti confezionati ad hoc per determinate situazioni. Ma non è il nostro caso. Credo che finalmente abbiamo raggiunto nell’ultimo anno e mezzo, una chiara identità musicale, che ancora non si era delineata: eravamo ancora in avanscoperta ed il viaggio è stato emozionante. Anche perchè ci ha messi nella condizioni di dire (e dunque far trasparire) tutto quello che siamo.

Fare musica così, entrando anche in zone più oscure, vi aiuta a capirvi oppure a nascondervi meglio?
Francis: È solo uscendo dalla comfort zone che si progredisce davvero come artisti. Ma questo concetto può andare ancora più in profondità: per migliorare come artisti, come persone, come esseri umani, bisogna avere il coraggio di fare ciò che normalmente non faremmo mai, anche quando è scomodo, anche quando fa paura.
Perché è proprio lì che inizi a capire davvero quanto può essere profonda la tana del Bianconiglio…

E alla fine Double Vs. Hyde non è solo un brano, è uno specchio ma non  di quello che siamo quando tutto è sotto controllo, ma di quello che emerge quando qualcosa dentro si incrina, quando le parti smettono di obbedire e iniziano a convivere, anche male. Non c’è una sintesi, non c’è una pace vera, c’è una tensione che resta, che accompagna, che a volte salva e altre mette davanti a ciò che evitiamo di guardare. Ed è proprio lì, in quella zona scomoda e necessaria, che la musica smette di essere solo suono e diventa verità.

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