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Addio a Gino Paoli tra Boccadasse e il tempo che passa

Addio a Gino Paoli tra Boccadasse e il tempo che passa

Alessandra Berta

A Boccadasse il tempo non passa, si deposita lentamente tra i pescatori e i colori, tra le case strette e il mare che entra senza fare rumore, e lì Gino Paoli ha scritto La gatta.   Un dettaglio che la rende  ancora più potente è la sua radice profondamente reale, la canzone nasce nel 1960 ed è ambientata proprio a Boccadasse, nel cuore più autentico di Genova, dove Gino Paoli viveva in una soffitta affacciata sul mare, prima che il successo cambiasse tutto, questa non è un’invenzione poetica ma una fotografia vissuta.

Dentro quel brano c’è una quotidianità essenziale, quasi fragile, la finestra “a un passo dal cielo blu”, la luce che entra senza chiedere, la presenza silenziosa della gatta, Ciacola, diventano simboli di una vita fatta di poco, ma di quel poco che basta davvero. È una semplicità che non ha bisogno di essere spiegata, perché si sente.

E oggi Boccadasse è ancora così, le case color pastello, le barche tirate a riva, quell’equilibrio sottile tra immobilità e respiro non è cambiato davvero, è rimasto fedele a quell’atmosfera sospesa che Paoli ha saputo fissare in una canzone. Ed è forse per questo che chi ci arriva non cerca solo un luogo, ma un’emozione già conosciuta, come se, in qualche modo, ci fosse già stato.

Gino è stato un carattere che non si concede e non è mai stato un uomo “da racconto facile”

non amava spiegarsi, non amava concedersi, aveva quel carattere genovese fatto di ritrazione e precisione, poche parole  ma esatte e soprattutto una cosa rara, la capacità di togliere. Le sue canzoni non aggiungono, scavano e rimangono arrivano e si ritirano come le onde del suo mare, arrivano sempre dopo aver eliminato tutto il superfluo, come una stanza rimasta con dentro solo ciò che serve davvero. Per questo la sua musica ha sempre avuto un rapporto così forte con i luoghi, non solo Boccadasse, ma Genova intera, una città che non si offre, che devi meritarti, che non si apre subito esattamente come lui.

Un filo che non si spezza

Negli anni ha attraversato stagioni, incontri, contraddizioni e ha scritto, ha vissuto, ha sbagliato, ha amato. Ma senza mai perdere quella linea sottile che separa l’esposizione dalla verità. Oggi, mentre si chiude un tempo, come racconta la sua canzone, finito il tempo di cantare insieme, resta qualcosa che non ha bisogno di essere detto ad alta voce. Anche perché, in fondo, con Ornella Vanoni quel filo non è mai stato solo musicale, nemmeno ora che abitano ancora lo stesso spazio.

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Quello che resta

E allora forse il modo più giusto per raccontarlo non è fermarsi sulla fine, ma tornare lì dove tutto è rimasto, in quella casa a Boccadasse che guarda il mare e non chiede niente, dove una gatta non c’è più, ma continua a esistere meglio di prima. Paoli ha fatto una cosa che in pochi riescono davvero a fare, ha trasformato la sottrazione in stile e quando succede, non finisce mai davvero.

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