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Tibetani in piazza contro la corruzione

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La Polizia armata del popolo ha represso con la forza bruta una manifestazione pacifica di tibetani che dimostravano contro il governo della Prefettura autonoma di Qiang, nella provincia del Sichuan, colpevole di aver premiato due funzionari locali che avevano rubato i fondi destinati alla popolazione. TIBET CINA %28f%29 0418 Arresti Tibetani in piazza contro la corruzione Circa un centinaio i feriti: alcuni sono molto gravi. Lo scorso 14 aprile, un gruppo di dirigenti comunisti della Contea di Ngaba si è recato in visita presso il villaggio Adhue per premiare in maniera pubblica due funzionari del posto, accusati dalla popolazione di aver sottratto fondi destinati alla costruzione di case popolari. Nel corso della visita, i funzionari della Contea hanno anche annunciato che i due sarebbero stati premiati per il loro “buon lavoro”. A questo annuncio, i tibetani presenti hanno espresso il loro disappunto; subito dopo sono arrivati circa 10 camion della polizia. Scesi in terra gli agenti, insieme ai loro capi, hanno iniziato a percuotere la folla: i camion si sono allontanati con i funzionari della Contea. Tra i 15 e i 20 manifestanti sono stati arrestati: tre sono stati identificati come Tenzin Tsering, Tsenor e Tsamchen del villaggio Tsosum. Di loro al momento non si sa nulla. Dopo le proteste del 2008, il governo locale si è appropriato di una grande area di proprietà dei residenti nota come “Omaylue”, utilizzata per preghiere comunitarie e per le festività buddiste: alcuni locali avevano protestato ma erano stati isolati. Il governo aveva promesso di costruire sul luogo un ospizio per gli anziani, mentre oggi vi sorge una grande caserma della polizia. Per evitare altre proteste, il governo ha costruito nei pressi di “Omaylue” – sempre sui terreni della comunità – una serie di piccole abitazioni “da destinare al popolo”. Solo dopo la costruzione i residenti hanno scoperto che avrebbero dovuto pagare per ottenere una casa, di fatto per saldare i conti scoperti dalle tangenti dei due dirigenti. Il Tibet è sin dal 2008 teatro di continue violenze contro la popolazione. Il governo centrale ha autorizzato l’uso della forza per reprimere le proteste dei locali, che chiedono libertà religiosa e autonomia culturale. Secondo Pechino essi sono invece aizzati dal Dalai Lama e dalla sua “cricca”, che vogliono distruggere l’unità cinese. Le proteste contro la corruzione del Partito e del governo sono oramai una costante in tutto il Paese.

Asia news

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