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Primavere Arabe, muovimenti di resistenza, nuovi scenari mediorientali

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InfoPal ha intervistato Assadakah Sicilia:

I.: La Turchia odierna, erede dell’Impero Romano d’Oriente e di quello Ottomano, che posizioni prenderà, secondo lei, nell’eventualità di una guerra contro l’Iran? Si alleerà, in quanto membro della Nato, con gli Usa e con Israele?

A. S.: “La Turchia farà di tutto affinché non avvenga nessun attacco nei confronti dell’Iran, sono consapevoli delle eventuali ripercussioni in tutta la regione. Seppur membro della Nato, reputo una possibile alleanza con Usa e Israele molto difficile, gli equilibri nella regione sono mutati radicalmente e la forza dell’Iran e dei suoi alleati fa paura a tanti. Ricordiamoci anche che Israele, grazie all’azione criminale contro la Mavi Marmara del maggio 2010, ha perso uno dei suoi più grandi alleati in Medio Oriente, la Turchia”.

I.: Israele, cioè una parte della Palestina storica, era una regione del territorio ottomano, sottratto dalla Gran Bretagna per il controllo di tutta l’area mediorientale e di Suez. Può la Turchia trovare nell’alleanza con Usa e Israele, e stati arabi amici, una propria collocazione e un equilibrio di forze?

A.S.: “La Turchia ha avuto sempre l’ambizione di consolidare la sua forza per essere la potenza regionale e quindi giocare un ruolo di primo piano, ma come detto prima, non credo si lancerà in alleanze che potrebbero coinvolgerla in un conflitto rischiosissimo e ad ampio raggio”.

I.: Questione siriana: si leggono molte notizie, spesso contrastanti: quali sono le dinamiche reali e le prospettive nel prossimo futuro?

A.S.:  “La Siria è vittima di un’aggressione militare straniera, la strategia è molto chiara, la propaganda anti Assad è palesemente manovrata e vergognosamente falsa. Ciò dicendo non voglio negare reali problemi interni alla Siria, ma non credo che consegnarsi a forze di mercenari stranieri reclutati da Usa, Francia e Israele, possa rappresentare il modo migliore per provare a superare determinati problemi, molti dei quali “patrimonio scomodo” ereditato dal passato. Credo sia pericoloso assecondare ciò che di sporco stanno facendo in Siria: chi oggi uccide civili e militari siriani non è certo il governo di Assad, prove su infiltrazioni di bande di mercenari sono tantissime, ma non capisco l’atteggiamento di una parte della “fratellanza” che in maniera miope sostiene questa “rivolta”. Vorrei far notare tra l’altro, come i dirigenti del presunto libero esercito siriano abbiano ufficialmente minacciato Hezbollah e la sua dirigenza, quindi gli obiettivi di questi banditi non sono solo in Siria, ma la destabilizzazione di tutta l’area. La Siria rappresenta il punto d’unione tra Iran e Hezbollah (incubo di Usa e Israele)”.

I.: E’ possibile che la Turchia voglia “controllare” quello che fu uno dei suoi territori durante l’epoca ottomana? In fondo, non fa mistero di pensare con nostalgia al proprio passato di grande Impero, la cui influenza si estendeva su vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente…

A.S.:  “Sono sicuro che la Turchia continui ad avere certe ambizioni, ma non credo sia più tempo per voli pindarici, come già precedentemente detto, gli equilibri nell’area sono radicalmente mutati, una buona dose di saggezza credo possa essere la scelta giusta”.

I.: Possiamo parlare di “Asse turco-iranico”?

A.S.:  “La Turchia ufficialmente è schierata contro ogni genere d’intervento anti-Iran, negli ultimi anni i rapporti tra i due paesi si sono rafforzati ulteriormente. Credo che l’opportunismo turco potrebbe tendere verso un asse con l’Iran”.

I.: Come analizza la posizione di Hamas in Siria?

A.S.: “Hamas attraversa una fase politica molto importante e delicata, ma la lealtà dei suoi leader credo possa rappresentare una garanzia. In questi ultimi mesi si è detto di tutto su Hamas, sempre nel tentativo di creare caos e lacerare il rapporto tra il movimento e l’asse Iran-Hezbollah. Partiamo chiarendo che Hamas ha lasciato Damasco solo per motivi di sicurezza e per evitare di essere oggetto degli attacchi dei terroristi. I palestinesi sono consapevoli di tutto quello che Assad ha fatto per la loro resistenza. Hamas in quanto realtà politica, oltre che militare, deve necessariamente affrontare certe fasi e giocare determinate carte diplomatiche, aprire nuovi dialoghi nella regione credo sia opportuno. Per chi aveva dubbi o per chi sperava in scissioni, la visita di Haniyah a Teheran e le relative dichiarazioni hanno sicuramente chiarito la situazione”.

I.: Possiamo parlare di svolta di real-politik del movimento di resistenza islamica?

A.S.: “Ritengo che le svolte siano necessarie, che si possa definire di real-politik forse è un po’ esagerato, spesso dall’esterno non si riescono a decifrare certe dinamiche, soprattutto in ambito politico. Hamas non dimentica certo di essere prima di tutto un movimento di resistenza e ripeto, le affermazioni fatte da Haniyah in Iran, lasciano poco spazio a dubbi”.

I.: Dia un suo giudizio sulle Primavere arabe, e qualche cenno alle varie differenze da un Paese all’altro.

A.S.:  “Le Primavere arabe nascono prima di tutto da una forte volontà popolare, quarant’anni di regime hanno esasperato la gente. In tutto questo le solite forze straniere hanno avuto un ruolo, soprattutto in Libia, dove ancora oggi regna il caos. Nei tre paesi principali Tunisia, Libia ed Egitto le dinamiche sono diverse. La Tunisia sembrerebbe il caso meno drammatico, già si sono svolte le elezioni che hanno visto trionfare il partito islamico al Nahda, seppur con grande lentezza la situazione paia si stia stabilizzando. La Libia è stata il centro dei grandi interessi dei paesi esteri, l’intervento Nato non lascia spazio a perplessità in tal senso. Fatto fuori l’ex amico d’affari Gheddafi, ormai divenuto inaffidabile e che per decenni ha fatto il loro lavoro sporco (ricordiamoci il sequestro dell’Imam Moussa Sadr), pensavano bene di poter gestire direttamente le immense risorse naturali della Libia. Anche in questo caso credo che i conti non siano tornati del tutto, la Libia è nel caos, le varie milizie si ammazzano fra loro e non sembra siano propensi a far entrare forze straniere sul loro territorio. Il risultato finale è un paese allo sbando, devastato e con un futuro molto incerto. L’Egitto reputo sia la realtà startegicamente più importante, basti pensare il ruolo che per trent’anni con Mubarak ha avuto nell’area. Oggi la situazione è mutata radicalmente seppur permangono i militari al potere, si spera solo fino a giugno, data in cui dovrebbe concludersi il ciclo elettorale e quindi giungere al passaggio delle consegne. Anche in Egitto le elezioni hanno visto la vittoria netta delle liste islamiche, schiacciante quella dei Fratelli Musulmani divenuti finalmente partito. Qui si giocano carte determinanti per tutto il Medio Oriente, l’Egitto potrebbe ulteriormente mutare lo scacchiere in tutta la regione, con particolare influenza sulla questione palestinese. Chi più di tutti è preoccupato degli sviluppi in Egitto è Israele, i perché credo siano scontati. Lo scenario delle Primavere arabe o Risveglio islamico come la chiamano altri, è ancora in fase di definizione ma credo che l’Egitto possa rappresentare una svolta epocale per la questione palestinese”.

I.: Qual è il ruolo dell’Occidente e la sua relazione con il mondo arabo e islamico dopo la vittoria dei Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia e in altri Paesi?

A.S.:  “L’Occidente ha cercato e cerca di poter gestire la situazione come ha sempre fatto, purtroppo gli equilibri in campo sono mutati e nessuno vuole rischiare più di tanto. Oggi c’è una grande volontà popolare, finalmente la gente può scegliere il proprio destino e l’affermazione dell’islam politico credo sia un segnale molto chiaro. Che ciò faccia paura a qualcuno o infastidisca altri non è certo un problema di chi ha il diritto di decidere finalmente del proprio futuro. Dagli eventi dovremmo iniziare a capire che le scelte della gente vanno rispettate, ci piaccia o no”.

I.: Quali sono, secondo lei, le prospettive in Egitto, e in relazione alla Palestina, a seguito della vittoria della Fratellanza?

A.S.: “Come in precedenza detto, l’Egitto oggi rappresenta la novità geopolitica che potrebbe far mutare il destino del popolo palestinese. L’Egitto di Mubarak era totalmente alle dipendenze d’Israele, oggi si avvertono dei cambiamenti molto forti a favore della questione palestinese, in particolar modo verso Gaza, dove la situazione di totale drammaticità ha avuto un notevole miglioramento. Caduto l’Egitto, Israele si trova sempre più isolata e consapevole che gli anni in cui gli eserciti nemici venivano spazzati via in sette giorni, sono definitivamente finiti”.

I.: Possiamo parlare di “venti di guerra” contro l’Iran? Qual è lo scenario possibile? Quali dinamiche mondiali e regionali scatenerebbe una guerra contro l’Iran?

A.S.: “Ragionando a rigor di logica, un attacco contro l’Iran è pura utopia, ormai Teheran rappresenta una potenza a tutti gli effetti con una capacità militare straordinaria. Purtroppo la storia ci insegna che quando in campo ci sono gli interessi israeliani, la logica non esiste. Dico questo perché un attacco contro l’Iran potrebbe scatenarsi solo per la follia d’Israele che, se non ha ancora attaccato è solo per la paura e la consapevolezza di mettere a rischio la propria sopravvivenza. I venti di guerra soffiano, i piani d’attacco militare israelo-statunitense sono pronti, così come sono pronti i piani di difesa e contrattacco iraniani e di Hezbollah. Con Israele tutto è possibile, settant’anni di crimini parlano chiaramente. Possiamo solo sperare che ciò non avvenga mai, le conseguenze sarebbero devastanti”.

I.: Il Libano di Hezbollah come entrerebbe in tale scenario?

A.S.:  “Nel sud del Libano si vive in una calma apparente, in realtà giornalmente si combatte una guerra di nervi, con la consapevolezza che un conflitto definitivo sia solo questione di tempo. Hezbollah rappresenta l’avanposto contro Israele, in un possibile conflitto Iran-Israele sarebbe direttamente coinvolto, ricoprendo un ruolo di primissimo piano. Molti analisti militari credono più in un possibile conflitto Hezbollah- Israele che tra Iran- Israele e sinceramente la percezione è proprio questa. La Resistenza libanese è assolutamente attrezzata e pronta per affrontare un conflitto risolutivo contro Israele”.

I.: Un conflitto contro l’Iran potrebbe trasformarsi in una “Terza guerra mondiale”?Oppure in un conflitto tra sunnismo e sciismo, e relativi Paesi sostenitori?

A.S.:  “Un conflitto contro l’Iran causerebbe sicuramente un coinvolgimento globale, seppur con vari ruoli e misure. Di certo il campo d’azione sarebbe ristretto alla regione medio orientale, ma le ripercussioni colpirebbero direttamente o indirettamente ogni singolo paese. Il conflitto tra sunnismo e sciismo è stato sempre e solo uno strumento dell’Occidente per dividere e fomentare, sappiamo bene che dietro ci sono solo interessi di potere. Su questo punto ognuno di noi può e deve fare tanto, bisogna combattere questo fenomeno che purtroppo in certi casi attecchisce, bisogna evitare di prestare il fianco a certe provocazioni. Bisogna capire per sempre che il nemico è chi nega l’esistenza a un popolo, chi senza scrupoli ammazza donne e bambini, non chi interpreta il Corano in maniera differente. Ognuno di noi ha un ruolo in questo mondo, facciamo in modo che non siano gli altri a decidere per noi”.

Fonte Info Pal e Assadakah Sicilia


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