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Perche’ l’Europa non vuole lasciare andare la Grecia

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Il cancelliere della Germania, Angela Merkel, non vuole categoricamente che la Grecia esca dall’area dell’euro. Contro la “navigazione libera” del paese si sono schierati tutti i vertici – dai ministri delle finanze dell’Unione Europea, al presidente della Commissione Europea e al direttore del Fondo Monetario Internazionale. Il paese, rimasto praticamente senza potere, viene corteggiato, lusingato e minacciato.
Ogni tanto si riconosce anche che l’uscita della Grecia avrebbe conseguenze negative per l’Eurozona. E’ forse questa la vera causa dell’attivismo che vediamo negli ultimi giorni? Scrive l’osservatore Sergej Guk.

Nel caso dell’uscita della Grecia sorgerebbe un grande interrogativo: che cosa succede con il debito greco che nel mese di marzo ha raggiunto la cifra di 370 miliardi di euro? Cancellare il debito? Questa ipotesi non suscita entusiasmo. C’e’ poi il mercato della Grecia, dove le aziende europee, con a capo quelle della Germania, lavorano con successo e da molto tempo. Si vendono non solo prodotti ad uso civile, ma anche armamenti, in primo luogo quelli provenienti dalla Germania. Quindi, nonostante la crisi, le forniture devono continuare. Probabilmente, secondo la logica, a noi ignota, dei “saggi” dell’Unione Europea, le armi sono considerate un rimedio per risanare l’economia greca. Un altro polo di attrazione sono i crescenti tassi di interesse sul debito. Piu’ disperata diventa la situazione, piu’ in alto salgono i tassi di interesse. Gli usurai dell’Unione Europea, della BCE e del FMI vorrebbero che il debito, e con esso gli interessi sui prestiti, continuasse a crescere anziche’ diminuire.

I sondaggi dimostrano che la maggioranza dei greci vorrebbe sbarazzarsi della tutela esterna e invertire la politica della riduzione sfrenata della spesa pubblica, restando pero’ nell’area della moneta unica. Tuttavia, una cosa esclude l’altra. I liberali, che aspirano al potere in Grecia, probabilmente continueranno a caricare la dose fino alla rottura. Allora, secondo Nadežda Arbatova, responsabile della Sezione di studi politici su Europa dell’Istituto IMEMO, nell’Eurozona comincerebbe un processo di abbandono dei principi dell’integrazione europea.

A mio giudizio, la crisi che sta vivendo oggi l’Unione Europeal non e’ soltanto economica e finanziaria. E’ una crisi sistemica, quella economica non ha fatto altro che catalizzare i problemi che gia’ esistevano. L’Europa e’ stata allargata attraverso l’inclusione di paesi che non erano completamente pronti per l’adesione all’Unione Europa.  Un altro errore grave di Bruxelles riguarda la moneta unica: la moneta e’ stata introdotta, ma non c’e’ stata nessuna politica unica nel campo dell’imposizione e del bilancio.Quindi il vero problema oggi non e’ il futuro dell’Eurozona, ma il futuro dei principi fondamentali dell’integrazione europea.

Se la Grecia lascia l’Eurozona, il processo si estendera’ anche ad altri paesi dell’aerea meridionale – Portogallo, Spagna, Italia. Ne sono convinti molti economisti, fra cui anche Wolfgang Münchau, uno dei fondatori dell’edizione tedesca del giornale “Financial Times”. Secondo l’economista, massimo tra due-tre settimane i cittadini dei paesi dell’Europa meridionale cominceranno a prendere d’assalto i bancomat. E poi? Che ne sara’ dell’Eurozona? Dopo l’uscita della Grecia, sara’ praticamente impossibile trattenere la Spagna o l’Italia nell’area della moneta unica. O forse gli economisti europei sono troppo allarmisti? Voi che cosa ne pensate?

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