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Patto tra camorra e cinesi

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«Dai Parioli al Tuscolano, i cinesi ormai sono ovunque». A parlare, preoccupata, è Diana De Martino, ex pm a piazzale Clodio ora sostituto procuratore nazionale Antimafia in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, ai traffici della mafia cinese. L’ ennesimo allarme è stato lanciato dai magistrati durante l’ inaugurazione dell’ Anno giudiziario: hanno puntato l’ indice sulla capacità degli immigrati di Pechino di infiltrarsi nel tessuto sociale, di prendere possesso delle attività commerciali investendo denaro incassato spesso dai traffici illeciti legati alla produzione di giocattoli, capi d’ abbigliamento o borse e altri oggetti in pelle realizzati con materiali scadenti ma spacciati per prestigiose «griffe». «Occupano gli spazi lasciati liberi da altri», aggiunge la De Martino. Che non ha dubbi: «Sui cinesi c’ è molto da lavorare. Conosciamo il loro mondo in modo superficiale, non denunciano mai quello che accade e sono molto restii a parlare». Non pronuncia mai la parola «omertà», il sostituto della Dna. Ma si capisce dal tono con cui si esprime che in quel sottobosco fatto di capannoni pieni di merce di chissà quale provenienza e di quali materiali utilizzati, di money transfer utilizzati per inviare a Pechino quantità enormi di denaro guadagnati spesso non si sa come, di immigrazione clandestina completamente fuori controllo (a scadenza fissa vengono individuati laboratori-lager dove decine di cinesi lavorano per 20 ore al giorno senza alcuna tutela contrattuale e in condizioni igieniche pietose) la De Martino individua la lunga mano della Triade. La quale – risulta già da un processo – ha stretto un patto d’ acciaio con la camorra. Ecco perché c’ è molta preoccupazione per il costruendo scalo nel porto di Civitavecchia dove arriveranno tutte le merci provenienti dalla Cina (adesso sbarcano a Napoli con il placet dei clan locali). Ed ecco perché il moltiplicarsi delle attività commerciali nella Capitale e nel suo hinterland (anche Ostia e Lunghezza sono terra di conquista) destano grande attenzione da parte degli inquirenti: in confine tra il lecito e l’ illecito delle loro attività è oscuro. Rincara la dose Luigi De Ficchy, ora procuratore di Tivoli ma fino a poco tempo fa anche lui alla Dna. «Contrabbando, evasione fiscale, money transfer: minacciano l’ economia generale dell’ Italia, ma tutta l’ Europa soffre di questo. Oltre a che a Roma i cinesi sono presenti e attivissimi a Ladispoli, Tarquinia. E i loro prodotti sono pericolosi anche per la salute: mi hanno segnalato il caso di una signora ricoverata in ospedale a causa di una maglietta “Made in China” piena di piombo. Credo che possa bastare…».

Flavio Haver

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