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Ospedale a Chongqing espianta organi forzatamente

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Un’ex-paziente di un ospedale in Cina dice di aver visto e sentito alcuni dettagli nel corso di un lungo ricovero, portandola a credere che l’ospedale sia stato coinvolto nell’uccidere persone per la raccolta dei loro organi.

La signora Li Jinzhen (nome fittizio), una cittadina cinese, ha detto di conoscere da tempo le accuse che i praticanti del Falun Gong in Cina siano diventati degli involontari donatori di organi per il commercio di trapianto nel corso degli ultimi dodici anni.

La Li, che ha chiesto di non rivelare la sua identità o la sua posizione, ha detto a The Epoch Times che ha voluto farsi avanti su cose che ha sentito e osservato nel corso di un soggiorno di tre mesi presso il First Affiliated Hospital of Chongqing Medical University nell’inverno del 2006.

«Un giorno ho visto sette auto della polizia entrare nei locali dell’ospedale da un ingresso laterale. Sono usciti dalle vetture 20 poliziotti in abiti civili», ha detto, facendo la guardia a sette uomini e donne ammanettati di circa 30 o 40 anni di età. «Tutti loro sembravano molto sani», ha detto la Li.

2013_03_11_grabb_13621_0_rszGli individui sono stati condotti in un vecchio edificio di due-tre piani con un cancello in acciaio e due file di agenti in borghese di fronte ad esso, secondo quanto ricorda la Li. «Sono stati tutti costretti a entrare nell’edificio», ha detto.

La sua conoscenza delle accuse sugli espianti di organi a praticanti del Falun Gong, insieme alla sua osservazione del comportamento dei detenuti, ha portato la Li a credere che erano praticanti del Falun Gong presi di mira per l’espianto di organi. Ha detto che le loro espressioni facciali sembravano essere «pacifiche e tranquille», per cui li ha associati ai praticanti del Falun Gong.

L’inviato ha trascorso quattro anni nelle carceri cinesi come un prigioniero di coscienza e, sulla base di questa esperienza, ha affermato che il trasporto dei prigionieri descritto dalla Li è insolito. In genere i detenuti maschi e femmine non vengono trasportati insieme, vengono gestiti da differenti membri del personale della prigione. Inoltre i prigionieri malati vengono curati in un ambulatorio medico, non in un vecchio edificio abbandonato.

Uno studente assistente che lavora in un ufficio nel complesso ospedaliero, ha detto alla Li di ritenere che i praticanti del Falun Gong sono stati utilizzati per il prelievo di organi presso l’ospedale e che quei sette prigionieri rinchiusi in un edificio abbandonato erano praticanti del Falun Gong destinati a essere utilizzati come donatori viventi di organi.

Questo studente ha inoltre detto alla Li che un compagno di studi, cui era vicino, era sempre in servizio nella sala operatoria ed era diventato un «macellaio».

«Ora, tutto ciò che sapeva era come uccidere la gente con il suo bisturi ed è diventato insensibile», ha detto lo studente alla Li.

Il First Affiliated Hospital of Chongqing Medical University è un ospedale generale «di grado terziario A», gestito dallo Stato. Sul sito web viene affermata la seguente dichiarazione: «Il nostro ospedale è l’unico ospedale locale a Chongqing che possiede le licenze per condurre sia trapianti di fegato, sia trapianti di rene, grazie alla tecnologia avanzata e superiore di trapianto d’organi».

Un membro del personale addetto alle pulizie nell’ospedale ha detto alla Li: «I medici qui non stanno effettuando operazioni, stanno di fatto uccidendo la gente. Il sangue è schizzato dappertutto, su tutto il pavimento della sala operatoria».

Ha detto che stavano utilizzando dei tubi per innaffiare e ci volevano ancora due ore per pulire una sala operatoria. «Come può essere definito un intervento medico? A me sembra più un brutale assassinio», ha detto l’uomo alla Li.

L’addetto ha inoltre riferito alla Li che le operazioni vengono effettuate al terzo e quarto piano in un edificio antistante al palazzo del reparto degenti.

Enver Tohti, ex chirurgo uiguro in Cina, ha detto in un’intervista telefonica che l’idea che ci sia un gran quantitativo di sangue nella sala operatoria sembrava normale. «Con un prigioniero, non c’è bisogno e non c’è tempo per curarsi di quanto sangue sgorgherà. Quello che fai è solo andare diretto all’organo e prenderlo, questo è tutto». Tohti, tuttavia, non riusciva a capire perché ci sarebbero volute due ore per ripulire.

Dopo aver esaminato l’intera dichiarazione della testimone, nel suo cinese originale, Tohti ha detto di non essere sorpreso dallo scenario descritto. «Non ci sono sorprese qui», ha detto. Tohti era un chirurgo nello Xinjiang e lui stesso è stato chiamato a rimuovere gli organi da un prigioniero recentemente giustiziato, proprio vicino al luogo dell’esecuzione. «È qualcosa di inquietante», ha detto.

Il dottor Zhang ha lavorato per lungo tempo nello staff logistico di un ospedale in Cina. Ora a Bangkok, ha detto a The Epoch Times che non è comune che il pavimento della sala operatoria si ricopra di così tanto sangue durante un trapianto di organi.

«Di solito ciò non accade», ha detto. «Quando si esegue un’operazione, i medici hanno un piano emostatico, come l’utilizzo di una pinza emostatica e delle clip per fermare il sangue. Se il pavimento si ricopre di sangue, allora si tratta di un caso di malasanità. Sicuramente non accade spesso».

Ascensore proibito

La Li ha inoltre detto che è stata più volte testimone nell’osservare quattro-cinque uomini nel bel mezzo della notte mentre spingevano delle barelle con i cadaveri in un ascensore riservato.

«Nessuno usava l’ascensore durante il giorno», ha detto la Li. Ha riferito che si era chiesta se dietro ci fosse un passaggio segreto.

I cadaveri su queste barelle a mezzanotte erano strettamente avvolti in strati di coperte verdi, secondo quanto ha detto la Li; ha inoltre affermato che i cadaveri «normali» non sono mai stati avvolti in questo modo ed erano sempre trasportati regolarmente in ascensore.

«I corpi provenienti dagli ascensori proibiti non sono stati concepiti per essere visti, forse quelli erano i corpi delle vittime di espianti di organi», ha aggiunto.

Testimonianze oculari di espianti forzati di organi in Cina sono difficili da ottenere, secondo quanto hanno affermato gli avvocati canadesi David Kilgour e David Matas, autori di un rapporto indipendente del 2006 sulle accuse di espianti di organi a praticanti del Falun Gong in Cina.

«Non ci sono vittime sopravvissute che possano raccontare ciò che è capitato loro. È improbabile che gli esecutori siano disposti a confessare di aver messo in atto tali crimini contro l’umanità, se essi sono accaduti», dice il rapporto.

Tuttavia, affermano di aver raccolto molti punti di prove circostanziali, inclusi i tempi di attesa molto brevi e un numero sorprendente di presenze attraverso conversazioni telefoniche, che dipingono un quadro «incriminante».

«I siti web degli ospedali in Cina sbandierano i brevi tempi di attesa per i trapianti… Se prendiamo alla lettera la pubblicità che questi ospedali fanno, ci stanno dicendo che ora c’è un grande numero di persone vive disponibili a richiesta come fonte di organi», dice il rapporto.

Sulla base della loro ricerca, Kilgour e Matas stimano che dal 2000 al 2005 sono stati raccolti 41.500 organi per i quali la fonte più probabile erano prigionieri del Falun Gong. Kilgour e Matas hanno entrambi detto in varie occasioni, successivamente alla pubblicazione della loro relazione, che la pratica del prelievo di organi a praticanti del Falun Gong e altri prigionieri di coscienza continua tuttora in Cina.
EpochTimes

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