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Miele italiano e biologico

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L’uomo è abituato ad assumere il miele di acacia, il millefiori, quello di tiglio o quello di eucalipto antistatico e calmante, oppure quello di tarassaco perché diuretico e depurativo. Sono questi i mieli più famosi e utilizzati in Italia e nel mondo. Meglio se essi risultano anche biologici certificati. Tra la produzione di miele e la vendita di miele il nostro bellissimo Paese ne produce anche altre varietà, autentiche chicche come il miele di castagno, di color ambra rossiccio brillante, profumatamente aromatico e dal sapor amarognolo, davvero caratteristico. Questa qualità amarognola tipica della Toscana favorisce inoltre la circolazione sanguigna e poi è disinfettante delle vie urinarie, incoraggiando un’azione benefica su reni e fegato.

Il miele di castagno è troppo banale? Allora ecco spuntare quello di nespolo del Giappone, prodotto da una pianta coltivata esclusivamente in una piccola zona della Sicilia, vicino a Palermo. È un miele assai profumato e molto difficile da produrre poiché la pianta fiorisce in inverno, quando le api difficilmente bottinano. Dopo il pregiato tonno rosso del Mediterraneo (ormai in via d’estinzione) questo miele siculo è una delle prelibatezze alimentari italiane più ricercate dai ricchi giapponesi, tanto da opzionarne tutto il raccolto (circa 2.000 chili, ndr) ogni stagione.

Oppure esiste anche il rarissimo miele di spiaggia, prodotto in Versilia da una sola azienda situata nel Parco di Migliarino – San Rossore, e ottenuto da specie botaniche tipiche della macchia mediterranea: camuciolo, cisto, tamerice, elicriso, corbezzolo e pitosforo. Inconfondibile il suo sapore di macchia mediterranea!

Per continuare nell’universo dei mieli sconosciuti ai più, si può parlare anche del miele italiano di marruca, ottenuto solo in alcune buone annate in Toscana: si tratta di un arbusto con migliaia di spine, una pianta in via di estinzione, a causa delle colture intensive: di consistenza liquida e aspetto trasparente, con odore e sapore molto intensi, è conteso e iper-valutato negli abbienti mercati degli Emirati Arabi.

Infine il miele di barena: prodotto unicamente nella Laguna veneta, nelle “barene” appunto, cioè le terre emerse a ridosso e all’interno della laguna, che confinano con l’acqua salmastra. Il genere di fiore da cui deriva il miele è il Limonium, chiamato in dialetto “fiorella di barena”. Il continuo inquinamento di queste terre ne rende sempre più rara la coltivazione, e la conseguente produzione di miele. Anche questo deve far capire che la scelta di nutrirsi solo di miele biologico non è solamente un elitario e benefico vantaggio per le singole persone, ma anche un modo per perseverare la vita delle api e della profonda e multiforme bontà dei singoli mieli nel nostro pianeta. Più miele biologico per tutti.

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