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Mercati vietnamiti invasi da cibo cancerogeno proveniente dalla Cina

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Centinaia di migliaia di tonnellate di prodotti varcano in modo illegale il confine, grazie a corruzione diffusa e mazzette ai funzionari doganali. Norme igieniche non rispettate, additivi tossici, pesticidi, mancanza di certificazione e involucri dannosi alla salute destano allarme. Ogni anno 300mila nuovi casi di tumore.

Hanoi (AsiaNews) – Centinaia di migliaia di tonnellate di cibo adulterato o contenente elementi cancerogeni, conservate in sacchi di plastica tossici o stoccate senza il minimo rispetto delle norme igieniche e delle direttive sanitarie, superano ogni anno il confine fra Cina e Vietnam per essere venduti nei mercati locali. Un fenomeno reso possibile dalla dilagante corruzione dei funzionari doganali di Hanoi, che dietro l’esborso di mazzette consentono il passaggio di alimenti in modo clandestino. In barba ai rischi per la salute della popolazione, che registra un aumento esponenziale dei casi di tumore legati agli alimenti e alle bevande consumate nella dieta quotidiana.

Ogni anno in Vietnam emergono circa 300mila nuovi casi di cancro, il 60% dei quali si rivela mortale, e una buona parte è legata al consumo di cibo tossici o conservati in modo inadeguato. A questo si aggiungono i casi di avvelenamento, come successo la scorsa settimana in un ospedale della provincia di Lai Cau dove cinque persone appartenenti a minoranze etniche sono rimaste vittima di intossicazioni alimentari e un bambino di cinque anni è morto con sintomi da avvelenamento.

Uno degli snodi dell’importazione clandestina è alla dogana di Lao Cai, dove entrano carichi di uva “fino a cinque volte superiori al livello consentito” e vengono quindi smerciati sui banconi di frutta e nei mercati con il marchio di importazione statunitense. Fonti locali raccontano anche di vendite della famosa mela rossa di Yantai, nello Shandong, avvolte in sacchetti contenenti elementi chimici tossici.

A questo si aggiungono prodotti con aggiunta di “additivi”, impacchettati in Cina per essere destinati al mercato interno ed estero, fra cui il vicino Vietnam. Fra questi la frutta secca – mele, albicocche, pesche – che presentano sostanze cancerogene come saccarina, ciclamato di sodio, carminio, amaranto, anidride solforosa, contenute in “livelli tre volte superiori al consentito”.

La signora Minh, commerciante al mercato di Dong Xuan ad Hanoi, conferma che “l’80% della frutta secca arriva dalla Cina” e invade le bancarelle grazie a “prezzi inferiori dal 30 al 50%” rispetto ai prodotti vietnamiti. Un commercio fiorente, anche se tutti sanno che si tratta di “alimenti dannosi”.

Esperti di sicurezza alimentare interpellati da AsiaNews sottolineano che “di molti prodotti smerciati in Vietnam non è chiara l’origine” e non vi sono “garanzie di sicurezza”. Centinaia di migliaia di tonnellate di latte contaminato con melamina – uno scandalo che ha segnato per settimane le prime pagine dei quotidiani cinesi – cibo avvelenato, pesticidi nei raccolti e sacchi con elementi chimici sono solo alcuni fra i molti esempi.

Tuttavia, per le autorità è difficile interrompere il flusso anche per la corruzione diffusa alla dogana e nei valichi di frontiera, dove i funzionari locali intascano mazzette per chiudere un occhio – o entrambi – e consentire il passaggio di cibi e bevande senza marchio né certificazione di provenienza. Di contro, la Cina ha bloccato le importazioni di prodotti di Hanoi in una guerra commerciale che ha una sola vittima: la popolazione vietnamita.

Redazione online

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