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Marco ha deciso di resistere

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Marco, uno dei due arrestati ad Hebron dei giorni scorsi, ha deciso di resistere al reimpatrio forzato. Non seguirà gli ordini delle forze di occupazione israeliane quando vorranno che lui si imbarchi su un aeroplano che lo porti fuori dalla Palestina, e farà ogni cosa in suo potere per poter avere almeno il processo che gli è stato negato dall’entità occupante, pur sapendo che non sarà affatto equo.

Oh, no, non crediate davvero che sia divertente! Il carcere non è un bel posto, è orribile sempre. Tra i carceri più orribili ci sono quelli in cui vengono messi i migranti in attesa di espulsione, dove hanno rinchiuso Marco. Quando poi ad essere incarcerati sono i palestinesi sono di gran lunga più crudeli delle altre. Marco ripeteva sempre di sentire la terra di Palestina come la sua terra, la sua casa, così ha deciso di restarci, per non dargliela vinta, perchè nonostante i loro soldi, bombe ed armature non possono vincere. Ha davvero bisogno di tutto il nostro supporto. Perchè se lui è li e noi siamo qui è una lotta che stiamo portando avanti assieme. Insieme vinceremo o insieme perderemo.

E è un suono strano sapere che tutto questo sta succedendo pochissimi giorni prima dell’anniversario della morte di Vik, anche Vik aveva resistito 20 giorni ad una deportazione, quando la marina militare israeliana lo aveva sequestrato in acque palestinesi. Ha un suono strano ma bellissimo, perchè è un suono di mille voci, come se avendo ammazzato il solista un’orchestra intera avesse deciso di cantare, e da iniziale brusio sommesso il suono diventasse melodia e poi inno e potente sinfonia. È un suono bellissimo perchè, ogni volta che qualcuno decide di scendere in Palestina e di supportare la lotta palestinese, ogni volta che qualcuno decide di stare in piedi di fronte all’oppressore, sempre, fintantochè qualcuno deciderà di resistere, non perderemo la speranza. Perchè Vik è morto, ma ciò in cui lui credeva, ciò che lui faceva, questo no.

“Quando io morirò non piangerai per me, ma continuerai a fare quello che facevo e io continuerò a vivere in te.”

Tempestiamo di telefonate, anche da skype che non costa molto, il consolato e l’ambasciata italiane in Israele.

Mandiamo mail ai giornali. Sfruttiamo tutti i contatti che abbiamo. Dobbiamo produrre tutt@ insieme una sinfonia da fare tremare i muri!

Devono sapere che nessuno laggiù è solo, che siamo un’orchestra potente, e che il reimpatrio forzato senza processo di un attivista per la palestina deve per loro essere fastidioso come un dito in culo.

ambasciata italiana a tel aviv: +972 3 5104004
amb-sec@roma.mfa.gov.il

consolato italiano a tel aviv: +972 2 5618966
cons5@roma.mfa.gov.il

Per maggiori informazioni potete chiamare Johnny (parla italiano), al numero:+972 592364644

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