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L’ultima spiaggia di Assad….

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FANTAPOLITICA

Mentre in Siria si discute del dopo Assad, si rincorrono le voci sul luogo dove l’ex dittatore siriano avrebbe trovato rifugio. Di certo, c’è soltanto che Bashar al Assad non si trova più nel paese e che gli stati al mondo disponibili ad accoglierlo dopo oltre un anno di massacri e violazioni dei diritti umani sono davvero pochi. Tanto che perfino Mosca si è rifiutata di dargli asilo politico.

Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha ufficialmente escluso che il suo paese sia disponibile ad accogliere l’ex dittatore: una dichiarazione plausibile, visto che la Russia, che oggi deve rinunciare alla base militare in Siria e allo sbocco sul Mediterraneo, sta addossando tutte le colpe della sconfitta sul suo ex protetto. Una sconfitta che brucia particolarmente al Cremlino, che per sostenere l’ex governo siriano ha profuso invano armi, denari e un notevole impegno diplomatico, perdendo più di una volta la faccia in sede del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ma, allora, dove può aver trovato rifugio Assad? Le cancellerie occidentali, impegnate a trovare un posto al tavolo della nuova Siria, su questo punto tacciono ed è difficile credere che qualcuna di loro o un paese arabo si sia assunto l’impegno di dare asilo politico all’odiato ex dittatore. Non con il vento della primavera araba che ancora soffia sul Medio Oriente.

La Cina, che pure si è schierata in passato al fianco di Assad, è troppo interessata a intrecciare un qualche legame con il futuro governo siriano per rischiare di esserne tagliata fuori dopo aver accolto chi ha massacrato per oltre un anno la popolazione civile del paese.

Ma c’è qualcuno che non si preoccupa di conquistare un posto nel cuore degli ex ribelli siriani, né per ragioni politiche né per considerazioni di carattere economico. Questo qualcuno è Benjamin Netanyahu. Il primo ministro di Israele ha dichiarato che l’ex dittatore ha diritto di essere processato e per questo andrebbe protetto per evitare che venga ucciso prima di essere giudicato per i suoi eventuali crimini.

Quando un giornalista inglese gli ha chiesto se Israele sarebbe disposto a offrirgli asilo politico fino alla data dell’eventuale processo, Bibi ha risposto che “Israele è una democrazia e in quanto tale ha sempre proceduto secondo le regole internazionali, nel rispetto dei diritti umani. Per quanto Assad si sia macchiato di delitti – ha proseguito Bibi, se la sua vita dovesse essere in pericolo, Israele non esiterebbe a offrirgli asilo politico in attesa di un equo processo presso una corte internazionale”.

E se Assad si trovasse già a Tel Aviv? Del resto, ancor prima della sconfitta, l’unica frontiera che l’ex presidente siriano lasciò sguarnita durante la guerra civile fu proprio quella al confine con Israele, quasi ci fosse un mutuo accordo che almeno da quella parte nessuno avrebbe creato problemi. Le cose stavano ben diversamente al confine con la Turchia, dal quale i ribelli ricevevano gli aiuti più importanti, sulla frontiera della Giordania, che ha spesso dato rifugio a dissidenti e disertori del regime e sul confine libanese, teatro di violenti scontri tra sunniti e alawiti. Per non parlare dell’Iraq, ritenuto pericoloso a causa delle ripetute infiltrazioni di Al Qaeda. Per Assad, insomma, il vecchio sbandierato nemico, Israele, era diventato l’unico paese da cui non guardarsi le spalle.

Perché non pensare che è proprio lì che si sia rifugiato Bashar al Assad? In questo senso, le dichiarazioni di Netanyahu suonano più che eloquenti.

Che poi il processo si faccia davvero, questa è un’altra storia. Difficilmente, Assad ha trattato la sua resa con la promessa di un processo e magari della forca. E’ più probabile che gli sia stata assicurata l’immunità e una prigione dorata. E se la prigione dorata è Tel Aviv, gli israeliani in questo si dimostrano davvero democratici: non dimenticano mai da chi hanno ricevuto per decenni  favori in Medio Oriente.

Redazione online

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