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L’Iran tra provocazioni azere e offerte all’Egitto

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di Talal Khrais.

Da anni la politica regionale dell’Iran è volta alla cooperazione con i paesi vicini nell’interesse della sicurezza e dello sviluppo, tuttavia paesi come la Turchia e l’Azerbaijan continuano a dimostrare di non volere la stabilità regionale. Basti pensare alla politica ostile dei due paesi nei confronti dell’Armenia (dal 1994 Istanbul ha chiuso il confine) o alla politica della Turchia di destabilizzazione in Siria contribuendo a far entrare da più di due anni terroristi jihadisti nel paese. iran-MMAP-mdLa settimana scorsa è arrivata l’ennesima provocazione azera: da Teheran sono arrivate vibranti proteste all’Azerbaijan per aver ospitato una conferenza di gruppi che rivendicano l’indipendenza della minoranza azera che popola la regione nord occidentale del paese intorno alla città di Tabriz. Il vice ministro degli Esteri per l’Asia e l’Oceania, Seyyed Abbas Araqchi, ha convocato la settimana scorsa l’ambasciatore di Baku a Teheran, Javanshir Akhundov, per riferirgli che “simili azioni possono danneggiare seriamente i rapporti tra i due paesi”. La dura protesta delle autorità di Tehran nasce dalla conferenza che si è tenuta la scorsa settimana in un albergo di Baku. Durante l’incontro, riferisce Bloomberg, si é parlato delle difficoltà economiche e politiche che attraversano l’Iran, colpito tra l’altro dalle sanzioni internazionali per il suo controverso programma nucleare. Così, nel corso della conferenza organizzata dal ‘Fronte di liberazione nazionale del sud dell’Azerbaijan’, gli azeri iraniani sarebbero stati esortati a cogliere l’opportunità per creare uno stato indipendente nelle province nordoccidentali dell’Iran, al confine con l’Azerbaijan. Il Fronte, che Teheran definisce separatista e anti-iraniano, riunisce gruppi e organizzazioni che rivendicano autonomina e “maggiori diritti” per la comunità azera, che rappresenta circa un quarto della popolazione iraniana. Durante il convegno sono intervenuti accademici, parlamentari azeri ed ex funzionari governativi, come Nasib Nasibli, ex ambasciatore dell’Azerbaijan in Iran oltre ad altri mercenari che vengono usati nella regione per provocare conflitti. Per il vice ministro degli Esteri di Teheran si é trattato di un’iniziativa provocatoria. Non é la prima volta che si registrano tensioni nelle relazioni politiche tra i due Paesi, che condividono un confine lungo 756 chilometri. In questo momento, i rapporti tra l’Egitto e la Repubblica Islamica dell’Iran possono rappresentare la valvola di sicurezza nella Regione perché possono provare ad allentare la tensione esplosiva tra sunniti e sciiti. Tuttavia ogni sforzo che viene compiuto da una parte o dall’altra viene ostacolato dai Paesi del Golfo che influenzano i salafiti e i jihadisti nell’area, anche in Egitto. In una mossa per consolidare i legami tra l’Iran e l’Egitto, dopo un’interruzione durata oltre 34 anni, il viceministro degli Esteri iraniano, Hussein Abdullah al Lahian, ha affermato che il suo paese è orientato a sostenere ed appoggiare il presidente egiziano Morsi, anche dal punto di vista economico, “per fare uscire l’Egitto dalla crisi economica che sta attraversando. La leadership egiziana deve solo volerlo”, ha detto il responsabile governativo dell’Iran in una conferenza stampa tenuta ieri al Cairo. Il Consiglio dei ministri iraniano ha approvato inoltre, nella seduta della settimana scorsa un progetto di legge che prevede la cancellazione del visto d’ingresso per i turisti egiziani. Questa apertura non è accettata dalle forze salafite, che hanno minacciato forti proteste e di mettere sotto assedio l’aeroporto del Cairo in caso di arrivi di turisti iraniani.

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