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La Jihad mondiale è religione, politica o business? Parte 3

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Non è un segreto per nessuno che nei Paesi occidentali alleati della NATO si stia creando una piazza d’arme dei guerriglieri di Al-Qaeda. Tanto più che gli ultimi avvenimenti, in particolare il conflitto siriano, toccano ancora di più i loro interessi in virtù della posizione geografica, comunica a “La Voce della Russia”, l’esperto per i Paesi del Medio Oriente, politologo Stanislav Tarasov.
La Turchia non voleva riconoscere la presenza di gruppi terroristici nel proprio territorio, ma secondo lo sviluppo della situazione hanno iniziato a spostarsi nelle zone confinanti. La stampa americana ed europea e poi anche quella turca hanno riconosciuto alla fine che nelle zone confinanti si trovano i campi dove vengono addestrati guerriglieri di diversi Paesi, o quantomeno attraverso i quali transitano da Libano e Turchia.hold_the_gun_by_jihadprincess-d332fe6

I fatti che confermano la partecipazione di Ankara all’addestramento dei guerriglieri, sono stati procurati anche dai difensori dei diritti umani di Human Right Watch. L’organizzazione esorta le autorità della Turchia ad intraprendere le misure più dure possibili, ha detto a “La Voce della Russia” l’esperta per la Siria e il Libano Lama Fakih:

Siamo riusciti a sapere che un gruppo di persone, complici di crimini, a causa dei quali sono stati uccisi 190 civili ed altri presi in ostaggio, è stato composto da guerriglieri stranieri che, secondo noi, sono entrati nel Paese attraverso la Turchia. Inoltre abbiamo stabilito che alcune persone che finanziavano quelle operazioni, lo facevano dai Paesi del Golfo Persico. Esortiamo questi Paesi di assicurarsi che i loro abitanti non assegnano i soldi ai gruppi in Siria.

Grazie al cospicuo finanziamento dei gruppi terroristici, concentrati intorno ad Al-Qaeda ed alle sue filiali regionali, abbiano avuto il ritorno di fiamma e la Siria è diventata un vero poligono per testare i neofiti nelle condizioni di combattimento, ritiene il politologo tunisino Mohammad Yassin al-Jalassi:

Dall’inizio della crisi siriana in alcuni Paesi hanno iniziato a reclutare guerriglieri. Questi cosidetti “centri” sono numerosi, soprattutto in Libia e Tunisia, da dove i guerriglieri attraverso la Turchia e la Giordania, vanno trasferiti in Siria. Dalla Tunisia arrivano migliaia di guerriglieri. Secondo i dati del ministro degli affari interni tunisino, circa 2000 sono già morti in Siria. Perché la gente, soprattutto i giovani, vanno lì? I motivi sono diversi. Di solito gli si promettono soldi o potere. Se questo non è interessante, propongono il trasferimento momentaneo in paradiso e la cena con il Profeta. La maggior parte dei guerriglieri sono componenti dei gruppi terroristici Ansar al-Sharia e Al-Tayar al-Salafi. In Libia sono state create basi ben attrezzate, dove i guerriglieri hanno il corso di addestramento completo. Gli istruttori sono membri di Al-Qaeda, arrivati dalla vicina Algeria.

Gli slogan con cui vanno a combattere gli wahabiti sono tradizionali: la lotta contro gli infedeli, la creazione del califfato mondiale; ne è convinto il presidente dell’Associazione internazionale dei veterani della sezione di antiterroristica “Alfa” Serghej Goncharov:

Chi combatte in Siria? E’ una massa enorme di mercenari che sono arrivati da tutto il mondo. Sono proprio mercenari che combattono per i soldi. Se qualcuno vuole convincermi che le persone che professano l’islamismo, siano arrivate in Siria per combattere per “la fede pura” contro al-Assad, perché è tanto cattivo, ci credo poco e assicuro che i mercenari combattono solo per il proprio benessere finanziario.

I “finanziatori” principali della Jihad, a quanto pare, non vogliano imparare né dai propri errori, né dagli errori altrui. Il primo corpo di spedizione islamico è stato formato con il sostegno degli USA ancora durante la guerra in Afghanistan degli anni 1979-1989. Alcuni decine, provenienti dai Paesi del mondo arabo insieme con pakistani, combattevano contro l’esercito sovietico con il sostegno attivo dei servizi segreti occidentali e del Medio Oriente che provocò lo scoppio di violenza: gli attentati avvenivano in Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Marocco. Poi il settembre “nero” del 2001 negli USA, esplosioni a Madrid, Londra ed il recente attentato a Boston. Tuttavia l’Occidente fin ad ora è convinto che i “nuovi mojaheddin” sono soltanto marionette nelle sue abili mani e non vuole accorgersi che i fili si sono rotti da tanto tempo.

Igor Siletskiy di “La voce della Russia”

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