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La bolla di sapone del mercato artistico cinese

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Negli ultimi anni, il centro mondiale del mercato artistico si è spostato dall’Europa e dall’America alla Cina, come hanno rilevato i maggiori analisti del settore.
Nel 2011 la quota di mercato cinese nella compravendita di opere di antiquariato e di arte contemporanea è stata del 20%. Tuttavia, all’inizio di quest’anno, dall’ambiente professionale, sono giunte considerazioni sul fatto che una crescita simile non possa durare per sempre, ma che rallenterà inevitabilmente. Ora tali previsioni si possono considerare valide.
Il 2012 non appare un anno ricco di grandi affari, a differenza dello scorso, quando i media mondiali ogni mese riportavano la notizia di nuovi record di prezzi per i prodotti dell’arte cinese. I protagonisti del mercato artistico sempre più spesso affermano che tutta le statistiche positive legate alla Cina non sono altro che una “bolla di sapone”.
A marzo, l’esperto Clare McAndrew, partecipando alla TEFAF di Maastricht (The European Fine Art Fair), la maggiore rassegna al mondo del settore, ha dichiarato che la maggior parte degli affari con le aste cinesi rimangono non pagati e sono proprio i dati delle vendite all’asta a rappresentare la base per elaborare una qualsivoglia classifica. “Un conto è parlare di affari plurimilionarii, un altro è concluderli” – osserva l’esperto. Gli acquirenti non pagano e di fatto la Cina non è il leader nel mercato.
A suscitare dubbi non è solo la generale situazione del mercato artistico cinese, ma anche la crescita del tutto surreale dei prezzi delle opere di autori quali, per esempio, Zhang Daqian. Il volume delle vendite dei suoi lavori nel 2011 è stato di 506,7 milioni di dollari, un record assoluto. Come ha scritto in passato “La Voce della Russia”, Zhang Daqian ha persino superato, nella classifica degli artisti più venduti, Pablo Picasso, che occupava il primo posto dal 1997. Un simile interesse per le sue opere a molti specialisti sembra innaturale. A differenza di Picasso, famoso praticamente ad ogni persona, il nome di Zhang Daqian è solo da poco diventato noto alla maggior parte degli amanti della pittura.
Nell’articolo pubblicato di recente sulla rivista Forbes, Abigail R. Esman spiega perchè il mercato artistico cinese sia da considerarsi inconsistente, con un’approfondita indagine. Egli sostiene che la “bolla di sapone” conviene in primo luogo al Governo cinese. A questa conclusione è giunto in seguito alle conversazioni con i dealer cinesi dell’arte, sulla base delle quali Esman scrive che la maggior casa d’asta di Pechino, la Poly Auctions, fa parte della società Poly che, a sua volta, fa riferimento alla compagnia Poly Technologies, il maggior produttore di armi per l’esercito cinese.
Così, secondo Esman, grazie all’aiuto della società legata all’esercito cinese, si crea l’immagine di un mercato cinese rigoglioso e attraente, in teoria, per l’investitore straniero.
Quello della Poly è un esempio di struttura che si ripete spesso tra gli azionisti cinesi: il “compratore” dell’una o dell’altra opera d’arte diventa il suo proprietario. Egli, pur non pagando una grande commissione alla casa d’aste, ottiene il suo obiettivo: una cifra nella statistica ufficiale delle vendite, che gli permette di gonfiare i prezzi di opere analoghe. In definitiva, i prezzi si alzano artificialmente e oggi già è diventato quasi impossibile sapere se di fatto un vaso antico possa costare davvero qualche decina di milioni di dollari, oppure il suo prezzo sia fasullo.
I rappresentanti della Poly Auctions si rifiutano di confermare e persino commentare simili considerazioni. Questo non pare del tutto giustificato. Forbes è una rivista rispettabile e le opinioni dei suoi autori vengono tenute in una certa considerazione. Dai cinesi si attendano spiegazioni. Che propongano la loro versione dei fatti, oppure tentino di convincere del contrario il pubblico dei collezionisti e delle gallerie.

Armen Apresjan, RUVR.RU

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