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Il mistero delle navi russe dirette in Siria

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L’ulteriore, recente, aumento della tensione in Siria è stato accompagnato da una campagna d’informazione apparsa tendenziosa e che ha avuto come bersaglio la Marina Militare russa.
Da alcuni giorni i media trasmettono ipotetiche notizie di un invio (o quantomeno della preparazione all’invio) di navi militari russe in Siria.
“In Siria è diretta la nave anfibia d’assalto ‘Nikolaj Fil’čenkov’, con a bordo soldati e carri armati.” – “La nave da sbarco Cezar Kunikov trasporta armi” – “Russia, Siria, Iran e Cina preparano un’esercitazione militare congiunta sulla terraferma e nelle acque territoriali siriane.” Questo il tenore delle notizie diffuse da molti media, con riferimento a non meglio precisare “fonti competenti.”

Talvolta si è arrivati alla bufala vera e propria. Il Financial Times ha addirittura attribuito all’ammiraglio Valentin Trukhačev, portavoce del Comando della Flotta russa del Mar Nero, una dichiarazione apparentemente diffusa da Interfax secondo cui una nave anfibia della stessa flotta, in caso di necessità, sarebbe già pronta a partire per la Siria, con a bordo 150 soldati e 25 carriarmati – sebbene la fanteria di marina del Mar Nero non disponga di tali mezzi.

Il “la” a questa campagna informativa è stato dato da una dichiarazione di Hillary Clinton sull’invio in Siria di nuovi elicotteri da guerra russi, mentre si trattava di vecchi mezzi forniti a suo tempo dall’Unione Sovietica e riconsegnati alla Siria dopo manutenzione.

La “ciliegina sulla torta” porta invece la firma dell’emittente televisiva Al-Arabiya, che, citando l’agenzia iraniana Fars, annuncia un’esercitazione militare con la partecipazione di 90 mila soldati di fanteria, marina e reggimenti paracadutisti degli eserciti di Russia, Iran, Cina e Siria. In diretta tv le manovre militari vengono presentate come le maggiori mai condotte in Medio Oriente, fino al momento in cui sul sito di Al-Arabya viene pubblicata la notizia che Russia e Siria negano lo svolgimento dell’esercitazione.

Le notizie sulla partenza della “Cezar Kunikov” verso la Siria hanno iniziato in comparire sui lanci d’agenzia il 19 giugno. La nave è rientrata a Sebastopoli il 16 giugno dopo una navigazione in Italia ed il 19 giugno ha ripreso il mare. I media internazionali si sono lasciati investire dal flusso di notizie che volevano la “Kunikov” diretta verso la Siria. Però la nave ha fatto ritorno oggi al porto di Sebastopoli, dopo una breve missione volta a misurare l’errore radiomagnetico. La seconda nave “sospettata”, la “Nikolaj Fil’čenkov”, è ancorata alla base, perfettamente visibile dalla riva ed in questi giorni non si è spostata.

Riguardo alle notizie diffuse da Al-Arabiya sull’invio di una portaerei russa in Siria, è persino buffo commentarle. L’unica portaerei russa, l’ “Admiral Kuznecov”, dopo una lunga navigazione in Atlantico e nel Mar Mediterranneo a fine inverno è tornata alla base nella baia di Kolam, presso Murmansk nel mare di Barents, ed è ora sottoposta ad una manutenzione che si annuncia lunga.

Nel corso dell’anno le navi della Flotta russa mollano ripetutamente gli ormeggi e, nell’ambito delle proprie missioni di formazione, intraprendono campagne di navigazione nelle acque di varie parti del mondo. Ed ogni qual volta dalle basi navali esce in mare un’imbarcazione che non sia un semplice rimorchiatore, i media si scatenano e danno in pasto ai loro lettori una nuova ondata di notizie sulle navi russe dirette in Siria!
In ogni caso va tenuto presente che il Mar Mediterraneo, e la sua parte orientale in particolar modo, sono un’area di operazione della Flotta russa del Mar Nero. Pertanto, qualora si venisse a creare l’ipotetica situazione di un invio delle forze russe verso le coste della Siria, quali potrebbero essere le finalità del loro incarico?
La Siria, come noto, è una storica zona d’interesse russo, ed oggi questo interesse coincide con la necessità di evitare un intervento esterno negli eventi in corso nel Paese.
Le navi della Flotta russa eventualmente dislocate nelle acque territoriali siriane o nel porto di Tartus costituirebbero un potenziale fattore dissuasivo, in grado di escludere un’operazione NATO. Un possibile conflitto con la Russia non rappresenta certo un’eventualità accettabile dall’Alleanza Atlantica per risolvere la questione siriana.
Il conflitto siriano poi, indipendentemente dall’intromissione di una potenza straniera, potrebbe minacciare la sicurezza delle basi russe nel Paese, in primo luogo il porto di Tartus, punto di rifornimento e rimessaggio delle navi russe. La tutela dell’integrità delle infrastrutture presenti e l’incolumità del personale russo che vi lavora, rappresentano una priorità per il Ministero della Difesa russo, che, qualora esse fossero minacciate, potrebbe chiamare la flotta ad intervenire.

Yulia Shesternikova Fonte RUVR

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