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Lungo il confine…………

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Il 25 maggio del 2000 l’esercito israeliano ritirava le sue truppe dal sud del Libano dopo un’occupazione militare durata 22 anni. Furono il movimento sciita Hizbullah e le sue milizie, radicate sul territorio e nella popolazione del sud del paese, a sostenere la parte più attiva in quella che oggi è ricordata come la guerra di liberazione del Libano dall’occupazione israeliana. Una parte attiva che Hizbullah ha svolto anche nel 2006, quando il potente vicino, per ritorsione contro il sequestro di due militari israeliani, invase nuovamente il Libano e venne  sconfitto.

E è proprio il 25 maggio che Sayyed Hasan Nasrallah è tornato, almeno in video,  a Bint Jebeil, luogo storico della resistenza, per ricordare il memorabile giorno in cui per la prima volta uno stato arabo riusciva a sconfiggere in guerra Israele              costringendolo al ritiro.

“Israele si ritira dietro un muro come lo scorpione nella sua casa”. Sono le parole pronunciate il 25 maggio da Hasan Nasrallah, segretario generale del movimento sciita libanese Hezbollah,  apparso in video alla manifestazione per il dodicesimo anniversario del ritiro israeliano dal paese a Bint Jbeil, a meno di un chilometro di distanza dal confine israeliano. Il muro in questione è quello in cemento, lungo un chilometro e alto qualche metro, che Israele sta costruendo a poco più di un mese nei pressi della Porta di Fatima, a Metulla, sulla linea blu tracciata da Unifil.

Ad applaudire il discorso in video del leader sciita è arrivata da tutto il paese una folla di 100mila persone: donne, uomini e bambini, oltre che ex combattenti e anziani mujaheddin. Intorno, un mare di bandiere gialle di Hibuzllah e qualche bandiera rossa e verde libanese. Nel corso del discorso, Nasrallah ha sottolineato che il movimento non è disposto al disarmo, ma ha riconosciuto che il muro di Israele è un cambiamento di strategia secondo linee difensive.

Sul muro si era espresso due giorni prima anche Ali Darmush, responsabile dei rapporti con l’estero di Hezbollah, che nel corso di una conferenza stampa a Beirut ha dichiarato di considerare la linea blu di Unifill ancora in discussione e non un confine definitivo. Oltre l’attuale barriera, ha aggiunto, restano ancora territori libanesi occupati.                                                                                                                    

Nel corso della giornata dell’anniversario del 25 maggio si sono svolte numerose manifestazioni, tutte vicinissime al confine, al punto che sui telefoni cellulari dei partecipanti appariva la scritta ‘Benvenuti in Israele’. Nella cittadina di Adaisse è stato dedicato un monumento in ricordo dei due soldati e del giornalista libanesi morti il 3 agosto 2010, in uno scontro  con alcuni militari israeliani che avevano tagliato un albero oltre il confine. Un alto ufficiale dell’esercito libanese intervenuto all’evento ha tenuto alti i toni del discorso, ricordando che ancora oggi il Libano non può utilizzare le risorse petrolifere vicine alla costa israeliana e che la completa sovranità territoriale non è ancora lontana.

La tensione è stata alta per tutto il corso del giorno: la strada lungo il confine era presidiata da numerosi checkpoint dell’Unifil e dell’esercito libanese, mentre gli autoblindi bianchi dell’Onu pattugliavano costantemente la frontiera. Oltre il muro, sulle colline, le case degli israeliani vicine alla barriera continuano a non avere finestre sul lato libanese.

Monica Mistretta e Yulia Shesternikova

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