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I cavalli di Paladino a Milano. E’ un viaggio tra materia e memoria

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L’arte è un lento procedere intorno al linguaggio dei segni
(Domenico Paladino)

Sembra voler scalare le vette diafane del Duomo di Milano con i suoi imponenti cavalli di pece, Mimmo Paladino, una delle più autorevoli personalità del panorama artistico internazionale. Dal 7 Aprile al 10 Luglio 2011, infatti, il maestro campano allestirà con oltre cinquanta opere di particolare suggestione il nucleo di Palazzo Reale e l’antistante Piazzetta, nonché l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II.

Pianificata in quasi due anni di lavoro, curata da Flavio Arensi e promossa dal Comune di Milano-Cultura, l’esposizione monografica di Paladino si propone evidentemente di spronarci ad intraprendere un viaggio nelle zone d’ombra del consueto, attraverso il vigore d’un evocativo repertorio segnico associato alla tridimensionalità della materia: “Cacciatore di Stelle” è il nome dell’aeroplano P. 180 Avanti costruito dalla Piaggio Aero – collocato nell’Ottagono della Galleria – la cui livrea color cobalto è dipinta dal maestro con simboli e ‘coordinate interiori’; le cinquanta opere poste ad allestire il piano nobile del Palazzo Reale, d’altro canto, intendono proiettarci al di là degli aspetti estetici e linguistici propri dell’installazione, al di fuori dell’arco cronologico segnato da una produzione artistica radicata alla spiritualità personale, che dagli anni Settanta del secolo scorso si dirama fino al presente. Paladino c’illumina del proprio excursus professionale per insegnarci la grammatica dell’anacronismo e della ricerca, il ritorno struggente ai segni artistici della memoria.
Svariati medium espressivi consentono alla materia di sprigionare i segreti dell’artefice, figure tautologiche si susseguono nei fotogrammi della mente: è il caso di “Film 1953”; dipinti di grandi dimensioni come “Silenzioso, mi ritrovo a dipingere un quadro” (1977) e “Grande Cabalista” (1981), rimandano piuttosto alla Transavanguardia. Sono simboli atavici i segni scalfiti sugli scudi in bronzo e terracotta issati nel cortile interno del Palazzo Reale; l’installazione delle “Dormienti” – immersa nella composizione eco-acustica del compositore marchigiano David Monacchi – ripercorre idealmente le linee dei disegni di Henry Moore (serie “Shelter Drawings“), raffiguranti i rifugiati nei ricoveri di Londra durante i bombardamenti.

Montagna di Sale” è immane slancio mistico, ponte della memoria, una delle installazioni più pervasive, emblematiche ed inevitabilmente enigmatiche dell’artista. Maestosa architettura da misurare con lo sguardo – considerando i 35 metri di diametro e 10 di altezza che la contraddistinguono – e profanare con la mente, l’opera pare un monumento al silenzio: in un cumulo di candido sale sono incagliate come navi nell’abisso trenta sculture bronzee che ritraggono integralmente o per sezione vestigia di cavalli colossali: pure suggestioni ma anche porte d’accesso all’ignoto, inquietanti sagome equine con teste piccole ed occhi ciechi sul reale, creature oniriche ad un passo dall’ombra che del sogno custodiscono le prospettive sfalsate e le incognite ossessive. Oggetti di confine tra il presente e il divenire, simulacri del pensiero irrimediabilmente statici poiché della mente hanno già varcato tutte le distanze.
Paladino fa dei suoi cavalli icone ancora da scialbare, ed al cospetto del Duomo erige la bramosia di conciliare estasi e ragione, trascendenza ed immanenza.

http://www.paladinopalazzoreale.it

Giada Eva Elisa Tarantino

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