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Guerra in Siria: scenario strategico nella guerra segreta del Pentagono contro l’Iran. Muaz al Khatib verso il dialogo con il regime di Damasco

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La reazione di Damasco all’attaco israeliano contro il presumo carico di armi nel territorio siriano, è stata piuttosto dimessa, senza sonore minacce di ritorsione. Israele ha ammesso di aver lanciato il raid, ma il messaggio rivolto ai suoi alleati è che neanche Tel Aviv punta a un’ escalation. Una fonte ufficiale ha detto  che l’esercito arabo siriano aveva sequestrato, pochi giorni prima, delle sofisticate attrezzature israeliane utilizzate dai Contras che erano state inviate in questo centro di ricerca in cui dovevano essere smontate ed analizzate.
Questo è probabilmente il materiale che gli israeliani volevano distruggere prima che finisse in Russia o Iran.
Comunque è allarmante che il presidente Bashar al Assad abbia osato sfidare gli avvertimenti israeliani sul trasferimento di missili antiaerei all’alleato libanese Hizbullah. Ogni mese che passa , i vicini della Siria diventano più nervosi. Israele ha sempre considerato Assad un nemico prevedibile. Ma ora che la Siria è in preda al caos e le sue armi chimiche e biologiche rischiano di finire nelle mani dei gruppi ribelli, Tel Aviv potrebbe convincersi della necessità di nuovi attacchi aerei
“Non bisogna dare per scontato che il crollo del regime sarà rapido”, sostiene Emile Hokayem, analista dell’International institute for strategic studies di Londra. “continuiamo a credere che la caduta di Assad segnerà la fine dei giochi, ma il conflitto non finisce qui”.  Dall’avvio del conflitto in Siria nel 2011, è stato riconosciuto, da amici e nemici, che gli eventi in quel paese sono legati a un piano che prende di mira, in ultima analisi, l’Iran, il primo alleato della Siria. Scollegare la Siria dall’Iran e scardinare il Blocco della Resistenza che Damasco e Teheran hanno formato, è uno degli obiettivi della politica estera supportata dalle milizie anti-governative in Siria. Questa divisione tra Damasco e Teheran cambierebbe l’equilibrio strategico del Medio Oriente a favore degli Stati Uniti e di Israele. La Siria è diventata un campo di battaglia in cui l’Iran e l’Arabia Saudita stanno mettendo in gioco tutte le loro differenze. Turchia, Qatar e Arabia Saudita, i principali fornitori di finanziamenti e armi ai ribelli siriani. Il conflitto in Siria non è solo un affare israeliano. La lenta erosione della Siria interessa altre parti che vogliono distruggere il paese e la sua società. Gli Stati Uniti sono al primo posto tra le parti interessate, seguiti dai dittatori arabi dei petro-sceiccati. La NATO inoltre vi è sempre stata segretamente coinvolta. Il coinvolgimento della NATO in Siria rientra nella strategia degli Stati Uniti, che utilizza l’alleanza militare per dominare il Medio Oriente. A causa degli eventi in Siria, vi era l’occasione per Stati Uniti e Israele di attaccare l’Iran senza innescare una guerra regionale che coinvolgesse Siria, Hezbollah e Hamas. The Daily Star, di proprietà della famiglia libanese Hariri, coinvolta nelle operazioni di cambio di regime contro la Siria, subito dopo aveva riferito che tredici agenti segreti francesi erano stati catturati dai siriani nelle operazioni ad Homs. Invece di un no categorico alle informazioni relative agli ufficiali francesi catturati, la risposta pubblica del ministero degli esteri francese era di non poter confermare nulla, cosa che può essere indicata come un’ammissione di colpa.  Giorni prima, al-Manar di Hizbullah aveva rivelato che armi ed equipaggiamenti di fabbricazione israeliane, dalle granate e binocoli notturni ai dispositivi di comunicazione, erano stati catturati insieme ad agenti del Qatar nella roccaforte degli insorti di Bab Amr a Homs, verso la fine di marzo e l’inizio di aprile.  Un anonimo funzionario degli Stati Uniti avrebbe poi confermato, nel luglio 2012, che il Mossad affianca la CIA in Siria.
Muaz al Khatib, il leader del principale gruppo politico di opposizione, ha rischiato di inimicarsi i suoi sostenitori accettando di partecipare ai colloqui con il regime, incontrando i ministri degli esteri russo e iraniano, una mossa che in passato aveva rifiutato di compiere. Ma anche se Assad accetterà di trattare sulla transizione politica, il suo scopo sarà manipolare il processo e non interrompere la distruzione della Siria.
Dalla sconfitta israeliana in Libano nel 2006, vi è stata una rinnovata attenzione verso l’alleanza strategica tra l’Iran e la Siria. Entrambi i paesi si oppongono decisamente ai progetti statunitensi nella regione. Insieme sono stati protagonisti nell’influenzare gli eventi in Medio Oriente, dal Mediterraneo orientale al Golfo Persico. La loro alleanza strategica ha indubbiamente svolto un ruolo importante nel plasmare il paesaggio geopolitico in Medio Oriente.

Yulia Shesternikova

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