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Grassi trans, come riconoscerli e perché fanno male

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Sono i grassi idrogenati, che si acquattano insidiosi in merendine e cibi confezionati, spesso anche in quelli definiti light. Ecco come riconoscerli e perché fanno male

999490_409017805876224_724837519_nLi chiamano grassi trans sono i grassi idrogenati, le margarine. Trasformano degli oli vegetali insaturi, e quindi liquidi, in grassi saturi, cioè solidi. Rendono soffice e gustoso a lungo un prodotto da forno, e lo fanno con poca spesa per il produttore, ma sono una bomba per il nostro colesterolo e non solo. “Queste molecole sintetiche introdotte con il nostro cibo quotidiano lentamente e insidiosamente danneggiano l’integrità delle nostre cellule”, sostiene Cristina Barbagli, consulente per l’industria alimentare. “Sono loro che minano il nostro organismo, indebolendo il tessuto cellulare e contribuendo così alla diffusione delle malattie degenerative. Avere cellule sane e forti è fondamentale per combattere le aggressioni di sostanze dannose. E la chiave di tutto risiede proprio nella membrana cellulare. Questa è costituita da proteine e soprattutto da acidi grassi. Il tipo di acidi grassi che entra a far parte della membrana ne influenza la funzionalità. Se dunque, con l’alimentazione, noi introduciamo acidi grassi trans, questi entrano nella costruzione delle membrane facendo sì che le nostre cellule non funzionino più in modo ottimale”.

Il lato oscuro dei grassi trans o idrogenati: aumentano il colesterolo cattivo, danneggiano l’apparato cardiovascolare, sono ossidanti e quindi fanno proliferare i radicali liberi, possono inibire alcune reazioni enzimatiche, abbassano difese immunitarie.

Dove si trovano: nei cibi confezionati come merendine, biscotti, dolci, ma anche nella pasta frolla, brisée e per pizza venduta al banco del fresco.

Come si riconoscono: la legge italiana non prevede l’obbligo di dichiararli in etichetta, si può trovare la scritta grassi vegetali idrogenati, ma possono nascondersi anche nella dicitura olio vegetale. Per questo si trovano a volte anche nei prodotti dietetici, in una percentuale inferiore alla media senza dubbio, ma sempre di grassi di scarsa qualità si tratta. Meglio privilegiare gli ingredienti più trasparenti, per esempio l’olio di girasole.

Grassi parzialmente idrogenati: capita anche di trovare questa scritta, in realtà anche in questo caso i grassi idrogenati ci sono e con gli stessi rischi dei grassi trans.

Grassi vegetali NON idrogenati: sono solo leggermente migliori dei grassi trans. Si tratta comunque di prodotti manipolati artificialmente e magari ricavati da oli di qualità scadente. In più essendo comunque lavorati per essere semisolidi, contengono un’alta percentuale di grassi saturi.

Mono e digliceridi degli acidi grassi: capita spesso di trovare anche questa scritta negli alimenti confezionati. Sono frazioni della molecola di grasso e servono come emulsionanti, cioè tengono assieme la parte acquosa e quella oleosa del prodotto, mantenendolo a lungo morbido ed omogeneo. Si riconoscono anche dalla sigla E471. Possono essere ricavati da mono e digliceridi di acidi grassi idrogenati (e siamo daccapo), da oli vegetali che provocano la deforestazione come l’olio di palma, o da grassi animali come gli scarti di macellazione della carne.

Nadia Tadioli BioNews

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