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Governo birmano viola diritti umani e libertà religiosa

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Yangon (AsiaNews) – Il rilascio dei prigionieri politici – oltre 300, nel quadro dell’ultima amnistia disposta la settimana scorsa dal presidente Thein Sein – e il cessate il fuoco con le milizie etniche Karen “non sono prove sufficienti” a dimostrare che il governo birmano ha intrapreso un cammino democratico. È quanto afferma il monaco Ashin Gambira, liberato di recente (cfr. AsiaNews 13/01/2012 Liberati detenuti politici birmani di primo piano) dalle prigioni del Paese, dove era stato incarcerato per aver guidato la rivolta dei monaci – la Rivoluzione zafferano, repressa nel sangue dalla giunta militare – nel settembre 2007. Egli conferma che la politica del boicottaggio attuata dai funzionari governativi avviata all’indomani delle dimostrazioni di piazza è in vigore ancora oggi e non si placa la stretta delle autorità sulle religioni e la pratica del culto.

Condannato nel 2008 a 32 anni di prigione, durante il periodo di detenzione egli ha subito torture e violenze. Per questo non crede alle promesse dell’esecutivo e all’immagine di apertura al mondo che viene mostrata da qualche tempo per ottenere i favori della comunità internazionale, la rimozione delle sanzioni dell’Occidente e la presidenza Asean (Associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico) per il 2014.

In un’intervista al sito dissidente Democratic Voice of Burma (Dvb), Ashin Gambira sottolinea che il nuovo governo – formato in seguito alle elezioni parlamentari del novembre 2010 e in carica da poco meno di un anno – ha “modificato l’aspetto esteriore”, passando dalla giunta militare a un esecutivo “civile”. Tuttavia, gli sforzi per dar vita a una piena democrazia “sono ancora flebili” e continuano “le violazioni ai diritti umani”. Denunciando la mancanza di una piena libertà religiosa ed episodi di ai danni dei monaci, egli ricorda che l’attuale presidente Thein Sein ricopriva l’incarico di Primo Ministro nella precedente giunta militare ed è “uno dei membri verso i quali persiste il boicottaggio promosso” dai religiosi birmani per protesta.

Nonostante l’ultimo provvedimento di amnistia del capo dello Stato, ancora oggi nelle carceri del Myanmar sono detenuti centinaia – il numero è incerto – di prigionieri politici. Per questo anche altri esponenti della dissidenza birmana, condannati per reati di opinione, confermano di non fidarsi totalmente delle promesse della leadership politica. Fra questi Maung Kyaw Nu, che commenta l’intervista di Ashin Gambira su Dvb: “Il boicottaggio dei religiosi contro il governo deve continuare” avverte l’uomo, perché “demoliscono le religioni”. “Non hanno alcun rispetto – aggiunge – dei veri monaci e del buddismo in generale”.
Robert Chang Asia News

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