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G8 e gas, le sanzioni antirusse non convengono all’Occidente

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Sullo sfondo del peggioramento della crisi ucraina i Paesi europei e gli Stati Uniti parlano di possibili sanzioni contro la Russia. Tra le proposte avanzate dai politici occidentali, ci sono l’esclusione della Russia dal «G8» e la cancellazione del summit di giugno a Sochi.

Tuttavia, l’uscita dal G8 non è critica per la Russia, ritiene Vladimir Shtol, professore dell’Accademia russa dell’Economia Nazionale e Pubblica Amministrazione:Ãàçîâàÿ êîìïðåññîðíàÿ ñòàíöèÿ "Óêðòðàíñãàç" â ãîðîäå Áîÿðêà

Non credo che sarebbe un grave colpo per il prestigio del nostro Paese. C’è oggi un nuovo consesso più ampio, il cosiddetto G20, dove siamo presenti. Oggi, purtroppo, l’economia è troppo legata alla politica. Nel contesto della globalizzazione non si può parlare di vettori individuali di sviluppo. Bisogna capire che la dipendenza è reciproca. Pertanto penso che i nostri partner occidentali debbono valutare ed esaminare il tutto molto attentamente.

I radicali chiedono l’isolamento della Russia. Nel contempo, le capacità dell’Occidente non sono tante o l’Occidente non ha molte capacità. Negli ultimi anni si è dimostrato che la Russia è pronta a sopportare le conseguenze le conseguenze delle proprie azioni quando si tratta degli interessi nazionali. Secondo l’analista politico Vladimir Kozin, esperto dell’Istituto Russo per gli Studi Strategici:

Le sanzioni non sono mai state efficaci. Neanche quelle imposte contro la Russia, dopo aver fatto calmare la Georgia nel 2008. Furono revocate sei mesi dopo dallo stesso Occidente. Le sanzioni colpiscono sempre coloro che le impartiscono. Se saranno attuate, la Russia senz’altro risponderà adeguatamente.

Economicamente la Russia può sopravvivere alle sanzioni imposte da Bruxelles e Washington, perché ha molti partner commerciali al di fuori di essi. Ad esempio, i paesi BRICS, con i quali Mosca sta intensificando la cooperazione economica.

A rigor di logica, l’Occidente stesso non è pronto per impartire sanzioni. Qualsiasi seria restrizione al commercio inevitabilmente colpisce gli affari. Sarebbe esposta al pericolo l’intera Europa centrale e dell’est, evidenzia il direttore dell’Istituto Internazionale analista politico degli Stati moderni, il politologo Alexei Martynov:

Teoricamente, l’Europa potrebbe rifiutare le forniture energetiche russe. Così facendo, essa dovrebbe “congelare” un certo numero di imprese e rinunciare a qualche conforto. L’Europa ha il gas norvegese, ci sono le forniture del gas liquefatto dal Medio Oriente. Solo che per l’Europa sarà molto difficile spiegare ai cittadini perché dovrebbero pagare ancora di più per l’energia, perché il rifiuto del gas russo porterà certamente un forte incremento dei prezzi.

Ipoteticamente, Obama potrebbe provare a ripetere l’esperienza di Ronald Reagan e ridurre drasticamente il prezzo degli idrocarburi. L’economia russa, per le sue caratteristiche, è particolarmente sensibile a questi fattori. Ma questa diventerebbe una manovra troppo seria ed impegnativa, sarebbe gravida di conseguenze molto negative per l’economia mondiale e per la stabilità geopolitica.

In generale, le sanzioni anti-russe efficaci costerebbero troppo all’Occidente se si azzardasse ad adottarle. E’ poco probabile che l’UE e gli USA siano pronti ai veri sacrifici. In ogni caso, per intraprendere azioni decisive occorre volontà politica, ed è proprio quello che manca ai leader occidentali.

Serghey Duz  di RUVR.RU

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