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Formaldeide: l’ultima tappa di una questione ancora aperta

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La storia infinita della formaldeide e dei trattamenti stiranti arriva a una nuova tappa. Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Brescia ha reso noti in questi giorni i risultati delle indagini svolte negli ultimi tre anni sui prodotti liscianti per capelli che, a contatto con il calore delle piastre, sviluppano formaldeide.
18957_641996252494025_284216492_nSono 33.000 quelli sequestrati presso le aziende italiane, tutti importati dal Brasile e dagli Stati Uniti. Di altri 16.000 prodotti si è ricostruito il ‘consumo in forde’. 23 sono i brand stiranti di cui, in seguito alle analisi, si è accertata una concentrazione di formaldeide superiore allo 0,2%, soglia consentita dalla normativa comunitaria. I nomi delle aziende italiane che vendevano su tutto il territorio questi prodotti sono quelli già noti e comunicati da Unipro nel 2010: si va dai noti Cadiveu e Keratine Complex a Spazzola Progressiva.
Il merito delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza tocca invece il piano scientifico: le analisi chimiche eseguite sui prodotti sono state eseguite a temperature tra 220 e i 240 C°, vale a dire quelle sviluppate dalle piastre per capelli. È così che si è scoperto che molte società produttrici miscelavano le formulazioni in modo da nascondere la formaldeide alle analisi a temperatura ambiente.
Un punto fermo nella ‘fumosa’ questione della formaldeide, ma non la parola fine. Perché se i prodotti sono stati tutti ritirati dal mercato, i danni che hanno causato alla salute degli acconciatori e delle loro clienti li vedremo nei prossimi anni. Gli effetti della formaldeide vanno ben al di là dei sintomi immediati di nausea, prurito e irritazione delle mucose: si parla di tumore, sclerosi, leucemia. A dirlo è il professor Corrado Ludovico Galli del dipartimento di Scienze farmacologiche di Milano, che ha effettuato le analisi sui prodotti. Per questi acconciatori fino ad oggi non è stata prevista alcuna possibilità di risarcimento. Perché, come spiega il professor Gallo, dimostrare il nesso tra gli effetti della formaldeide contenuta negli stiranti e le eventuali patologie è quasi impossibile. La formaldeide non lascia tracce durature nel sangue. E, al di là dell’ordine delle responsabilità che potrebbero sorgere in futuro sull’utilizzo di questi prodotti, una volta che si scatenasse la corsa al risarcimento, come dimostrare che gli acconciatori non erano consapevoli della loro nocività? Certo, se non lo erano le istituzioni italiane, è ragionevole pensare che non lo fossero nemmeno i parrucchieri. Ma questo potrebbe diventare un terreno scivoloso.
Di sicuro, per la Guardia di Finanza gli acconciatori hanno utilizzato inconsapevolmente i prodotti nocivi: a essere denunciati e rinviati a giudizio sono stati solo gli amministratori delle aziende italiane che li vendevano. E il tenente Colonnello Antonio Gallo non ha escluso che in futuro siano proprio queste aziende a risarcire gli acconciatori e le loro famiglie.

di Monica Mistretta

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