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Droni, fantascienza o realtà?

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Global Hawk

Aerei senza pilota a controllo remoto, utilizzati in ambito militare, pronti a vigilare, spiare, bombardare e uccidere autonomamente. L’ultima frontiera delle tecnologie di morte e business plurimiliardario. E’ un affare gigantesco per le multinazionali belliche. La guerra dei droni non è fantascienza. E’ pura realtà. Eserciti di tutte le nazionalità da tempo progettano, sviluppano e acquistano aerei senza pilota. Ma pochi governi possono permettersi l’acquisto e il costoso mantenimento di questi mezzi. Nonostante la crisi economica, l’Italia è fra i primi dieci paesi del mondo nella spesa per gli armamenti, con 34 miliardi di dollari.

 

Global Hawk
Global Hawk

Oggi il mercato è dominato soprattutto dai prodotti americani. Il famoso predator Global Hawk, l’ultima generazione di velivoli senza pilota da combattimento in dotazione anche all’Aeronautica Militare italiana. Questi droni sono in servizio in Afghanistan e in Pakistan dal 2001, nella Striscia di Gaza sono stati utilizzati dal 2008 e in Libia nel 2011 per attaccare le forze di Gheddafi. A guidare gli aeromobili senza pilota sono i militari che possono trovarsi nelle zone di battaglia, ma anche a migliaia di chilometri di distanza. I Global Hawk possiedono grande autonomia di volo e un estesissimo raggio di azione con caratteristiche simili ai missili da crociera Cruise, poiché volano secondo mappe predeterminate che possono mutare in qualsiasi momento su ordine dei basi operative terrestri. Un predator del genere pesa 3851 kg, ha una velocità di 650km/ora, un’autonomia di 36 ore e una quota di servizio quasi 20.000 m e ogni singolo pezzo costa 120 milioni di dollari.

In Italia, si sa, dal 2008 nella grande stazione aeronavale di Sigonella vengono ospitati una flotta dei droni americani Global Hawk che vengono utilizzati nei maggiori teatri di guerra internazionali: Siria, Libano, Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia, regione dei Grandi Laghi, Mali. Niger. Fra il 2015 e il 2017 a Sigonella arriveranno altri cinque droni che saranno al servizio della Nato grazie a un accordo siglato lo scorso maggio da tredici paesi alleati dopo venti anni di trattative. L’obiettivo del progetto Smart Defense, di cui l’Italia fa parte, è aumentare le capacità di difesa riducendo i costi.

Di recente le principali industrie aeronautiche di Italia, Francia e Germania hanno siglato un accordo per sviluppare un progetto comune europeo per gli aerei senza pilota da ricognizione. Questi velivoli verranno impiegati per le operazioni militari inviando in tempo reale video e immagini a una base terrestre, per la cartografia del terreno, trasporto merci, controllo delle frontiere, lotta contro l’immigrazione clandestina, traffico di droga e l’intervento nei disastri naturali o industriali, e sono la nuova frontiera dell’industria della difesa, sia per la tecnologia che per il potenziale produttivo.

Ultimamente però si stanno sviluppando anche progetti paralleli a basso costo per scopi civili di videosorveglianza e intelligence, come mini-elicotteri radiocomandati in grado di montare videocamere HD e qualsiasi altro apparecchio elettronico.

Sono velivoli molto piccoli e leggeri che consentono il volo con il GPS e con la trasmissione delle immagini di volo a una postazione remota. Nel 2012 in Italia è stata fondata l’European Drone Pilots Association, un’organizzazione che in collaborazione di intelligence dell’International Crime Analysis Association progetta e sperimenta tecnologie a basso costo ma soprattutto raccoglie e certifica piloti professionali di mini-droni in grado di utilizzare i velivoli in appoggio ad attività di investigazione e di soccorso. “L’obiettivo dell”associazone è quello di diffondere informazioni tecniche sui droni e promuovere ricerche e studi sul loro pilotaggio e l’impiego operativo in ambito investigativo, di intelligence e di soccorso, svolgere azione di test e certificazione dei velivoli”, ha raccontato Marco Strano, uno dei fondatori dell’EDPA, direttore scentifico ed esperto di intelligence.

Yulia Shesternikova ( pubblicato in La Notizia il 28 giugno 2013)

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