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Difendere l’Iran col polonio di Israele?

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Qual’è lo scopo della recente notizia sul possibile avvelenamento da polonio di Yasser Arafat?
Forse quello di ridurre il rischio di un colpo militare sull’Iran?
La domanda è: a chi serve questa informazione bomba? E perché proprio adesso?
Le indagini effettuate in un Istituto svedese hanno mostrato che la morte del leader palestinese nel 2004 è il risultato di un avvelenamento da polonio.
Alcuni mass media hanno ipotizzato che tutto questo è stato fatto per salvare l’Iran. La logica sarebbe questa: il programma nucleare iraniano non va avanti. Inoltre, l’Iran ha ribadito la chiusura dello stretto di Hormuz. Lo spirito guerriero di Israele cresce così come le possibilità di una guerra. Si può raffreddare lo spirito di Israele ma con un colpo morale. Una parte dell’opinione pubblica in ogni caso a malavoglia collega la morte di Arafat con Israele. Su un tale sfondo negativo, attaccare Tel Aviv sarebbe del tutto fuori luogo.

Nonostante gli evidenti lati positivi, questa versione è poco convincente. Arafat, “ardente nemico del sionismo”, negli ultimi anni di vita serviva a Israele, ma vivo. Ci sono notizie che dicono che i servizi segreti abbiano protetto Arafat perché con lui l’Autonomia Palestinese era sotto un controllo migliore rispetto ad oggi. Tra coloro ai quali è utile la versione di una morte da avvelenamento c’è anche l’Iran, ma il “beneficiario” principale sono gli avversari di Arafat all’interno dell’Autonomia Palestinese. Verosimilmente, essi stessi hanno ordinato la sua uccisione, ipotizza l’esperto dell’Istituto sul Vicino Oriente Sergej Seregičev:
Si discolpano dicendo: “abbiamo sempre sostenuto che Arafat è stato ucciso”. Allontanando da sé ogni sospetto, guadagnano punti. Possono dire che anche Mahmud Abbas è in pericolo e preparare nuove combinazioni.

Solo che qui è facile giocare, continua l’esperto:

Se si inizierà a promuovere attivamente la carta antisraeliana, Israele giocherà il suo asso: racconterà ai palestinesi chi ha ucciso il suo amato leader. Per ora non lo dice perché teme azioni militari sulla riva occidentale del Giordano tra i sostenitori e gli avversari di Arafat. Sebbene forse Israele conosca i nomi degli organizzatori. Gli esecutori, credo sia morti da tempo. Erano combattenti del Gruppo-17, guardie del corpo personali di Arafat.

Vladimir Sotnikov dell’Istituto di studi orientali concorda nel ritenere che bisogna ricercare i mandanti dell’omicidio tra i numerosi “amici di congiura” più stretti di Arafat e sottolinea il momento scelto per la diffusione della notizia dell’avvelenamento.

In questo momento ci sono tentativi di rianimare un dialogo di pace col Vicino Oriente. Forse, è un tentativo di esercitare pressione sulla Palestina e, in secondo luogo, nel Vicino Oriente sta diventando sempre più pericolosa la situazione siriana. È dunque evidente che ad alcuni sia utile che una tale notizia sia comparsa proprio in questo momento storico. Al-Jazeera stessa non a caso ha ordinato una perizia. Si sono accomunati gli interessi di diversi attori del Vicino e Lontano Oriente.

All’Iran fa comodo un’immagine del Paese che può risentire delle decisioni di Israele. Agli Iraniani farebbe comodo se le dispute fra palestinesi su chi ha ucciso Arafat entrassero realmente nelle dispute. Così Israele non attaccherebbe l’Iran.

Cosa pensano della “traccia iraniana” gli stessi Palestinesi? Ecco cosa ha dichiarato l’ambasciatore a Mosca Faed Mustafa:

Fino ad ora non c’è una conclusione unica, che Arafat sia stato avvelenato. Non possiamo dire in modo definitivo chi fosse interessato alla sua uccisione e siamo pronti a collaborare alle indagini. Non sono a conoscenza di correlazioni tra la morte di Arafat e l’Iran. Preferirei basarmi sui fatti.

Nelle notizie date da Al-Jazeera non si dice da dove provenisse il polonio. Ma i radiologi che hanno fatto le analisi dei vestiti di Arafat sanno concretamente in quale fabbrica esso sia stato prodotto. Probabilmente il polonio arrivava dai paesi dell’Europa Orientale. Gli USA non pongono l’accento su questa tematica per non essere accusati di pregiudizio. Tanto più che gli stessi USA sono uno dei probabili “beneficiari” della diffusione di questa notizia.

Boris Pavliščev RUVR

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