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Dieta anti-infiammatoria per la prevenzione del cancro

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L’alimentazione è strettamente connessa alle difese immunitarie: da un lato la fame e la malnutrizione proteica sopprimono le funzioni immunitarie e aumentano la suscettibilità alle infezioni, dall’altro l’ipernutrizione e l’obesità determinano un’attività immunitaria aberrante che favorisce la comparsa di malattie infiammatorie croniche come il diabete, l’aterosclerosi, le broncopneumopatie croniche, la steatosi epatica non alcolica, e vari tumori.

TRATTO DAL Il cibo della saluteDieta-anti-infiammatoria

La cosa più importante è ridurre i cibi che favoriscono l’infiammazione.

I principali cibi pro-infiammatori sono i cibi di provenienza animale (eccetto il pesce), in particolare i prodotti animali ricchi di grassi (carni, insaccati, uova, formaggi). La ragione è che le carni (bianche e rosse) e i formaggi sono ricchi di acido arachidonico, da cui l’organismo sintetizza le prostaglandine infiammatorie. Le carni conservate, inoltre, possono favorire l’infiammazione perché addizionate di nitriti. Più studi hanno evidenziato l’associazione di alti livelli ematici di mediatori dell’infiammazione (CRP, sICAM, IL-6, E-selectina, omocisteina) con pattern alimentari caratterizzati da carni, carni conservate, uova, patatine fritte, snack salati, grassi idrogenati, formaggi grassi, dolciumi, bevande zuccherate, pizza, farine raffinate, mentre pattern con cereali integrali, frutta secca, verdura verde, frutta, tè, sono associati a livelli bassi.

Condizioni importanti che favoriscono l’infiammazione sono il soprappeso (la persone grasse sono più soggette a malattie infiammatorie) e il diabete ( i diabetici soffrono più frequentemente di infezioni).

Ci sono sempre più prove, d’altro canto, che l’infiammazione contribuisce all’insorgenza della resistenza insulinica e quindi del soprappeso e del diabete.

Conviene quindi ridurre i cibi ad alta densità calorica e in particolare eliminare lo zucchero e i cibi che lo contengono, soprattutto le bevande zuccherate, i dolci commerciali, i cereali zuccherati per la colazione, e in generale ridurre i cibi ad alto indice glicemico ed insulinemico e ridurre le fonti di grassi saturi (carni rosse, salumi e latticini), che ostacolano il buon funzionamento dell’insulina. La glicosilazione delle proteine è causa di infiammazione; queste molecole attivano i recettori RAGE (receptors of advanced glication endproducts) che a loro volta attivano NF-kB. Patate, patatine, pane bianco, riso bianco e snack e cibi preparati con farina 00 sono controindicati per l’alto indice glicemico. Le persone con una dieta ad alto indice glicemico hanno più alti livelli di proteina C reattiva.

Può essere utile evitare tutti gli alimenti che contengono glutine, cioè soprattutto grano tenero ma anche grano duro, farro, orzo, segale e avena.

Ci sono testimonianze, ma non studi formali, che i vegetali della famiglia delle solanacee (patate, pomodori, melanzane), favoriscano l’infiammazione. La solanina, in particolare, avrebbe l’effetto di scatenare il dolore in alcune persone.

E’ utile inoltre assumere cibi con proprietà anti-infiammatorie.

Il cereale più indicato per una dieta anti-infiammatoria è il riso integrale.

Quando c’è uno stato infiammatorio acuto consigliamo, in effetti, di mangiare solo riso integrale per alcuni giorni o alcune settimane, eventualmente condito con un po’ di gomasio o di semi di zucca.

Per evitare eventuali irritazioni causate dalle fibre, in particolare in caso di infiammazioni del tubo digerente, consigliamo inoltre di mangiare il riso integrale sotto forma di crema di riso (riso molto cotto passato al setaccio per eliminare le fibre). Se è presente un’infiammazione del tubo digerente è bene addensare la crema di riso con l’amido del kuzu (da sciogliere a freddo e aggiungere alla crema in ebollizione, un cucchiaino per ogni tazza di riso). Ciò aiuta a ridurre la permeabilità intestinale a sostanze incompletamente digerite, che favoriscono stimolazioni immunitarie inappropriate, che portano a infiammazione intestinale, allergie alimentari. Utili per ridurre l’infiammazione sono anche gli alimenti ricchi di grassi di tipo omega-3, in particolare il pesce grasso (come il pesce azzurro o i pesci dei mari freddi), ricchi di una sostanza – l’acido eicosapentaenoico – da cui l’organismo sintetizza le prostaglandine anti-infiammatorie.

Ci sono poi specifiche sostanze vegetali con attività anti-infiammatoria che conviene assumere, meglio in quantità moderata perché eccessi potrebbero avere effetti paradosso:

  • La curcuma – un ingrediente del curry – usata da millenni come anti-infiammatorio nella medicina ayurvedica e nella medicina cinese
  • Lo zenzero
  • I mirtilli e, in grado minore, altri frutti di bosco e le prugne, ricchi di antocianine
  • La borragine, contenente l’acido gamma-linolenico, anch’esso precursore di prostaglandine anti-infiammatorie
  • La frutta e le verdure ricche di flavonoidi, come le cipolle, specie le rosse, ricche di quercetina, che vanno però accuratamente “yanghizzate“ (appassite soffriggendole a lungo in poco olio) per eliminare i composti solforati volatili, le mele (che consigliamo di cuocere con il kuzu), anch’esse abbastanza ricche di quercetina, e i prodotti tradizionali di soia, ricchi di isoflavoni come la genisteina
  • L’uvetta sultanina
  • Le crocifere, ricche di isotiocianati
  • Il tè verde
  • Il cioccolato nero, ma non più di 10 g al giorno
  • La vitamina E – presente nei cereali integrali, nell’olio extravergine di oliva e negli oli di semi spremuti a freddo
  • La vitamina D

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