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Damasco clima torrido e città deserta, la delegazione di Assadakah presenta il libro Syria. Quello che i media non dicono

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Talal Khrais, Raimondo Schiavone, Maria Saadeh
Talal Khrais, Raimondo Schiavone, Maria Saadeh
Talal Khrais, Raimondo Schiavone, Maria Saadeh

Sono le 17 circa quando arrivo a Damasco, la città è deserta, è venerdì, osservo i muri dei palazzi in centro i cavi che pendono dalle finestre e collegano i condizionatori esterni, rimandano a vecchie immagini delle periferie metropolitane italiane degli anni 70. È strano pensare che l’energia qui sia ancora un problema, eppure i paesi di questa parte di mondo detengono immense ricchezze petrolifere. Fuori ci sono 40 gradi, il caldo è asfissiante e la calma quasi surreale, solo qualche passante attraversa veloce le vie del centro, le saracinesche dei negozi sono chiuse, probabilmente per le festività o per le alte temperature. All’improvviso si sente il rumore sordo dei cannoni, si trovano a 20 km di distanza dalla capitale, le forze lealiste stanno cannoneggiando a Ghouta, in questa località vi sono ancora sacche di resistenza. Una volta liberata anche questa zona e sconfitti i ribelli, potrà essere riaperto l’aeroporto di Damasco. La vita continua a scorrere tranquilla nonostante tutto, i controlli all’interno della città e lo schieramento di forze non è così imponente come in prossimità delle vie di accesso. Mi trovo nella capitale siriana per presentare in tv, il libro “Syria. Quello che i media non dicono”, il reportage scritto lo scorso febbraio, ha riscosso molto interesse tra i media nazionali e tra le autorità politiche siriane. Il nostro, è un punto di vista inconsueto rispetto alle opinioni diffuse in occidente, e meraviglia positivamente anche i siriani. Il rumore dei cannoni è sempre più forte un tuono ogni due minuti, la percezione della guerra si fa più forte.

Raimondo Schiavone

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