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Chi porterà la pace nel Medio Oriente?

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E’ un errore o una pericolosa provocazione ritenere che il Vicino e Medio Oriente si è sprofondato definitivamente nell’abisso dei conflitti interconfessionali e interetnici. Già da molti anni però anziché combattere la disperazione e la miseria le autorità laggiù preferiscono condurre una guerra infinita e senza prospettive contro le loro conseguenze inevitabili – le rivolte e il terrore.

Il rovesciamento dei regimi dittatoriali con l’aiuto delle potenze occidentali non ha portato cambiamenti, il popolo non vive meglio. Violenza ha generato violenza. Invece della soluzione dei problemi socio-economici è avvenuto soltanto il rafforzamento dell’apparato repressivo.

9SinaiIl recente summit della Lega degli stati arabi (LAS) ha dimostrato: la politica degli USA in questa regione irrita perfino i suoi più fedeli alleati. All’OPEC non piace che, controllando le forniture del petrolio iracheno, l’America sta abbassando il prezzo dell'”oro nero”. Il Qatar è scontento perché, sviluppando il proprio progetto “scistoso”, Washington vuole respingerlo dal mercato del gas d’Europa. E in conclusione – l’attesa dichiarazione che per il conflitto in Siria esiste soltanto la soluzione politica.

E anche i negoziati riguardanti conflitti interni si affidano a forze esterne. Per alcuni di essi il senso dei negoziati consiste in una sola cosa – provare a tutti che i paesi e i popoli della regione non riusciranno mai a mettersi d’accordo. Ciò si era palesato con evidenza nel corso dei falliti negoziati sulla Siria.

Parallelamente Washington cerca in modo del tutto inusuale di risolvere il problema legato ai programmi nucleari dell’Iran, in cambio alla riduzione di quali a Teheran è stata promessa l’abolizione delle sanzioni. Già nello scorso novembre il Segretario di Stato USA John Kerry ha dichiarato al Congresso: “Voi dovete credermi che tale ammorbidimento delle sanzioni è limitato e può essere revocato in qualsiasi momento”. Per ora le sanzioni non sono state revocate, ma parallelamente ai difficili negoziati gli USA hanno già due volte dichiarato che sarebbero pronti ad applicare nuove sanzioni.

L’ultima volta lo scorso febbraio sono stati colpiti i beni iraniani in Turchia, Spagna, Germania, Georgia, Afghanistan e in una serie di altri paesi. Davvero la distruzione della Siria, disgregazione dell’Iraq, strangolamento con le sanzioni dell’Iran continuerà anche in futuro? Non si può permettere che il Medio Oriente rimanga indietro rispetto al mondo che si sviluppa nel modo dinamico. Forse è ora di smettere di coinvolgere nella soluzione dei propri problemi dei mediatori provenienti dagli stati, la cui politica nel Vicino e Medio Oriente si definisce, non senza ragione, neocolonialismo.

I problemi di relazioni e della vita quotidiana dei sunniti e degli sciiti, persiani, curdi, arabi e afghani non potranno essere risolti con i consigli degli alleati, non si può sperare soltanto in essi, mentre in realtà garantire infinitamente le commesse all’industria bellica dei paesi lontani.Per qualche motivo non si usa parlare del fatto che i paesi della regione possono tranquillamente mettersi d’accordo e cooperare efficientemente. I motivi sono chiari. Iran, Pakistan e India avrebbero già da tempo costruito il “gasdotto dell’amicizia” se non fosse stato per le sanzioni contro l’Iran. Grazie all’aiuto finanziario dell’India è già operativo il porto Chabahar sulla costa Sud-Orientale dell’Iran, che ha dato le nuove opportunità all’Afghanistan per il commercio estero e il transito delle merci.

Le unità delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti in due anni hanno sminato un enorme territorio nel Sud dell’Afghanistan e senza perdite hanno garantito la sicurezza in quella zona, la più problematica del paese. Allora uno degli ufficiali-arabi ha detto ai giornalisti:

Lo sapete che come vicini-arabi siamo stati qui vicino ancora prima dell’inizio di tutte queste sciagure. E noi rimarremo vicini anche dopo il ritiro delle truppe della coalizione occidentale. Probabilmente noi non siamo in grado di offrire agli afghani la soluzione dei loro problemi, ma noi possiamo, come fratelli di fede, tenere la torcia in modo che possano da soli trovare una strada giusta.
di Vadim Fersovic

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