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Chi fornisce le armi ai ribelli siriani?

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Alcune fonti nell’amministrazione statunitense confermano che dei collaboratori della CIA coordinano le forniture di armi e munizioni dell’opposizione siriana.
Si tratterebbe di agenti segreti dislocati nel sud della Turchia vicino al confine siriano, i quali inoltre stabiliscono a chi dare le armi e a chi negarle.
Gli agenti della CIA permetterebbero che alcuni gruppi armati siriani, in lotta con il regime di Assad, vengano riforniti di materiale bellico, di conseguenza ora i rivoltosi sarebbero in possesso di armi nucleari, granate, munizioni ed anche armi anticarro. Il trasporto delle merci attraverso il confine pare venga attuato da degli intermediari illegali appartenenti alle file dei “Fratelli Musulmani” della Siria. Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono gli stati che pagano per tutto questo.

Gli agenti americani farebbero anche attenzione a non lasciare che le armi finiscano nelle mani dei combattenti di al Qaeda. Fra l’altro le sortite militari dei combattenti dell’opposizione sono in collegamento con al Qaeda a cui pare si appoggino. Molti esperti hanno trovato un parallelo fra la tattica organizzativa degli atti terroristici di al Qaeda e le uccisioni di massa nella provincia di Homs a fine maggio e nella città di Hama i primi di giugno.

Da tempo orami era noto il fatto che è la CIA a coordinare i rifornimenti d’armi per l’opposizione siriana. Ora l’informazione è confermata anche da fonti altolocate dell’amministrazione americana. Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto sul Medio Oriente, ritiene che questo sia solo uno dei fronti della campagna di guerra in atto per il rovesciamento del presidente Bashar al Assad:

Parte del quadro generale è questo: combattenti libici si sono trasferiti in Siria passando attraverso la Turchia o la Giordania grazie all’appoggio economico del Qatar. Il percorso delle armi provenienti dai Balcani attraversa gli stati di Turchia, Libano, Giordania ed Iraq grazie ai soldi dell’Arabia Saudita. L’Occidente ha sfruttato i mezzi di informazione di massa per diffondere in modo sempre più attivo la guerra ideologica motivando fortemente la necessità di rovesciare il regime di Assad. Questa è solo una parte del quadro strategico occidentale per rimuovere le secolari autorità dei paesi arabi. Una strategia di dominazione. E’ chiaro che per Doha e Riyad liquidare Assad in Siria è solo un modo per continuare la loro campagna ai danni dell’Iran, e contemporaneamente per portare avanti la loro lotta contro gli sciiti e i regimi secolari di tutto il mondo arabo.

Le medesime fonti nell’amministrazione USA hanno anche comunicato che c’è la possibilità che i combattenti siriani possano ricevere ulteriori aiuti, sembra che potrebbero venir informati sulla dislocazione e sui movimenti delle truppe del regime tramite dati satellitari. L’amministrazione americana ha anche pensato che i siriani possano esser stati aiutati a creare una loro intelligence.

Queste notizie danno motivo al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov di fare un paragone fra la situazione siriana con il modo in cui l’Occidente e alcuni stati monarchici del golfo Persico hanno preso parte al rovesciamento del regime in Libia. Egli ha ricordato che era stato imposto l’embargo sulle vendite di armi a qualunque partecipante al conflitto, l’opposizione è stata però apertamente rifornita di armi. In particolare in quell’occasione la Francia ha pubblicamente annunciato che era lei ad armare i ribelli. La stessa cosa fecero anche gli stati del golfo Persico.

La storia si ripete in Siria. Lavrov ha espresso l’opinione che anche in futuro l’Occidente e i paesi del golfo Persico rispetteranno l’embargo sulle armi come hanno fatto in passato. Ma senza queste misure non è possibile regolamentare la crisi. E’ evidente che se continueranno ad esserci due pesi e due misure, e quindi si rispetterà l’embargo solo nei confronti del regime che non piace, mentre i ribelli verranno aiutati, a breve la lotta sfocerà nella guerra civile. E’ proprio quello che sta succedendo in Siria.

Fonte RUVR

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