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Chi c’è dietro Grillo? Il movimento cinque stelle e le cinque scatole cinesi.

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Secondo gli ultimi sondaggi, il Movimento Cinque Stelle avrebbe raggiunto il 14% delle preferenze in Sicilia, tallonando da vicino PD e PDL nelle elezioni amministrative della regione. Dietro questa forza politica di primo piano, che in soli tre anni è diventata la terza del paese, ci sarebbe un comico, Beppe Grillo. Ma è davvero così semplice che una ‘libera associazione di cittadini’, come il Movimento si definisce, raggiunga in così breve tempo una tale rilevanza senza appoggi politici e finanziari? E poi, perché il Movimento si chiama ‘Cinque Stelle’?
Ma partiamo dal principio. Se dietro la vittoria elettorale di Berlusconi nel 2004 c’era la televisione, dietro il successo di Grillo c’è il blog. Ed è da qui che bisogna partire per capire cosa c’è dietro questa nuova forza politica.
Come nel gioco delle scatole cinesi, scopriamo che a scrivere e curare i post del blog è la Casaleggio Associati, che ha i ‘credits’ del blog e controlla dall’alto tutto quanto viene postato. A rivelare quest’ultimo aspetto è stato Giovanni Favia, ex consigliere regionale del Movimento in Emilia Romagna, che in un fuorionda dello scorso agosto registrato da un giornalista di Piazzapulita su La7 ha accusato la Casaleggio di essere il vero padrone del M5s.
E dentro la ‘scatola’ della Casaleggio, fondata nel 2004, giusto una anno prima della nascita del movimento Amici di Beppe Grillo,  ci sono cinque partner fondatori: Enrico Sassoon, Gianroberto Casaleggio, Luca Eleuteri, Mario Bucchich e Davide Casaleggio, fratello di Gianroberto. Che siano loro le cinque stelle del Movimento?
Subito dopo la rivelazione fuorionda di Giovanni Favia, la stampa punta il dito su uno dei fondatori della società,  Gianroberto Casaleggio, uno dei massimi esperti in Italia di web, social network e marketing elettronico, definito da Favia la mente del Movimento.
Come per gli altri partner della Casaleggio, il passato di Gianroberto affonda le radici nella società Webegg Spa, “gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete”, di cui Gianroberto è stato amministratore delegato fino ai primi anni del duemila. Proprietaria del 50% del capitale della Webegg è all’epoca l’Olivetti di Roberto Colaninno, che a fine 2002 cede la propria quota a I.T. Telecom Spa. I rapporti di Gianroberto Casaleggio con Colannino, l’uomo che alla fine degli anni 90 ha realizzato la scalata a Telecom Italia e Piaggio e che attualmente è presidente di Alitalia, non si fermano alla Webegg: Gianroberto nel 2000 siede nel consiglio di amministrazione della Netikos Spa insieme a Michele Colaninno, secondogenito di Roberto.
Nel 2004 Ginaroberto fonda con gli altri soci la Casaleggio Associati che stringe subito una partnership con Enamics, società statunitense leader in ‘business technology management’, nel cui board figurano nomi come Pepsico, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller, Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa). Un legame con le multinazionali americane che la Casaleggio condivide anche grazie a uno dei soci fondatori, Enrico Sassoon.
Anche Enrico Sassoon ha avuto a che fare con la Webegg: entra nel consiglio di amministrazione della Spa nel gennaio 2001. Ma il suo curriculum è ancora più interessante di quello di Gianroberto Casaleggio e delle sue frequentazioni nell’alta imprenditoria italiana.
Dal 1998 al 2006 Enrico Sassoon è stato amministratore delegato della American Chamber of Commerce in Italy, di cui oggi è ‘board member’: una lobby che favorisce i rapporti commerciali delle multinazionali americane in Italia e il cui presidente è oggi il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci. Sassoon è board member anche nell’ Aspen Institute Italia, think tank legato al gruppo Bilderberg, espressione della Nato, finanziato, tra gli altri, da Rockefeller Brothers Fund e Ford Foundation ( i grandi nomi della politica e dell’economia del mondo si riuniscono una volta all’anno in una località segreta. Di solito l’hotel dove avviene la conferenza è completamente blindato e pattugliato da un esercito di uomini di sicurezza armati. La conferenza è così importante che si ritiene che anche i servizi segreti internazionali siano coinvolti nel provvedere alla sicurezza. Questi incontri si tengono dal 1954, ma nessuna relazione di quello che succede è mai stata rilasciata al pubblico e tutti i partecipanti sono votati alla segretezza. Le decisioni prese in questa conferenza influenzeranno le vite di tutti gli uomini del pianeta.) Come recita il sito dell’istituto, ” il metodo Aspen privilegia il confronto e il dibattito a porte chiuse, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”. Non esattamente quello che sognano i nostrani ‘grillini’. Nel Comitato esecutivo Aspen, siedono, oltre a Enrico Sassoon, anche Mario Monti, John Elkann, Romano Prodi e Giulio Tremonti, tutti componenti italiani del Bilderberg.
Per ventisei anni giornalista del Sole 24 Ore, prima come inviato speciale, poi come direttore responsabile delle riviste Mondo Economico, L’Impresa e Impresa Ambiente, la carriera di Enrico Sassoon nel giornalismo continua ancora oggi: attualmente è direttore responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia, rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato. Dal 2005 al 2008 è stato direttore responsabile della rivista online Affari Internazionali, nel cui comitato di redazione figurano i nomi di Mario Monti e del ministro dell’Economia Padoa-Schioppa, oltre che del presidente Giorgio Napolitano.
Enrico Sassoon è anche presidente di due società: Leading Events (The Ruling Companies Association) e Global Trends, società di studi, ricerche e comunicazione.
Il padre di Enrico, Leon Sassoon, che apparteneva a una potentissima famiglia ebraica imparentata con i Rothshield, fu presidente e tesoriere della sinagoga sefradita di Holland Park a Londra proprio negli anni in cui veniva fondato Israele.
Tutto porta a legare la figura di Enrico Sassoon agli ambienti della destra americana e, molto probabilmente, di quella israeliana. Il suo nome, tra l’altro, figura tra i numerosi firmatari della Fiaccolata per Israele organizzata a Roma nel 2005 dopo le infiammate dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad contro lo stato ebraico.
Con un curriculum del genere, è difficile non farsi notare, perfino dagli entusiasti e ingenui sostenitori del Movimento Cinque Stelle che, dopo le dichiarazioni di Favia sulla Casaleggio, hanno cominciato a interessarsi a Enrico Sassoon, provocandone con le loro proteste on-line alla fine del settembre 2012 le dimissioni dalla Casaleggio Associati. Sassoon in una lettera al Corriere della Sera scritta nel giorno delle sue dimissioni ha dichiarato di non conoscere personalmente Beppe Grillo, ma con la sua frettolosa uscita dalla società che gestisce la comunicazione e la politica del Movimento ha indirettamente ammesso che i grillini hanno proprio fatto centro.
È Enrico Sassoon e gli interessi che rappresenta negli ambienti della destra americana a essere chiave la chiave di lettura dello spettacolare successo del Movimento Cinque Stelle, fatto apparentemente di libero populismo, più probabilmente creato ad hoc per spostare ancora una volta gli equilibri della politica italiana in nome di interessi non del tutto nostrani. Ecco cosa nasconde il gioco delle scatole cinesi del Movimento Cinque Stelle.

di Monica Mistretta , Yulia Shesternikova

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