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Caso Franceschi

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Daniele Franceschi aveva 36 anni e godeva di buona salute quando, lo scorso 25 agosto, è morto in un carcere francese – la Maison d’Arretè di Grasse -, nel quale si trovava da alcuni mesi per aver tentato di giocare in un casinò – dicono le autorità – con una carta di credito risultata falsificata. Da allora è buio fitto. Restano le lettere spedite dal ragazzo alla madre, Cira Antignano e allo zio, in cui raccontava di continue intimidazioni e vessazioni e una serie di atti ostili e incomprensibili da parte degli inquirenti d’Oltralpe, come l’arresto della madre a ottobre, per aver srotolato uno striscione di protesta contro l’omertà delle autorità francesi; l’espianto degli organi del figlio, in un’autopsia dalla quale sono stati esclusi medici italiani e adesso il rifiuto di restituirli. Peacereporter ha parlato con l’avvocato Aldo Lasagna che da mesi segue la signora Antignano nella sua battaglia per avere risposte chiare su cosa sia successo al figlio.

Sono passati quasi cinque mesi dalla morte di Franceschi. In questi mesi siete riusciti a scoprire di cosa sia morto?

L’ipotesi da tenere in considerazione è quella di responsabilità di omicidio colposo dovuta ad una gigantesca serie di omissioni e negligenze da parte del personale sanitario che ha soccorso il povero Daniele. Questa sembra essere la pista seguita dagli inquirenti francesi. C’è un indagine in corso da parte della Repubblica di Grasse, affidata al un giudice istruttore Sandrine André. Sembrerebbe comunque acclarato che Franceschi si sentisse male da diversi giorni, almeno da una settimana prima. Per questo si parla di gigantesca negligenza sanitaria. Aveva chiesto con insistenza di essere visitato ma era stato rispedito malamente in cella.

Quel giorno gli fu fatto un elettrocardiogramma?

No, non è stato sottoposto a controlli né a cure e questo è stato confermato dai compagni di cella e da altri ragazzi all’interno del carcere che lo hanno sentito lamentarsi ed urlare dal dolore.

Quindi quella visita medica di cui hanno parlato le autorità carcerarie in realtà non c’è mai stata?

No, non risulta esserci stata. La catena di omissioni e di responsabilità è a dir poco clamorosa. E nel momento del suo decesso si sono registrate altre lacune e negligenze incredibili: la più grave è quella dell’uso maldestro del defibrillatore. Chi ha provato a usarlo non era in grado. Da quel che mi risulta, le indagini sono giunte alle stesse nostre conclusioni, tanto che l’apparecchio è stato sequestrato per circa un mese.

A che punto sono queste indagini?

A breve si chiuderà la fase preliminare, non appena finiranno gli interrogatori dei compagni di cella del ragazzo e del personale del penitenziario. I colleghi francesi ci hanno informati, proprio pochi giorni fa, che nei prossimi giorni verranno spediti gli avvisi di garanzia a carico dei presunti responsabili. E’ il primo contatto ufficiale tra queste persone e le autorità inquirenti francesi che le informano che sono soggetto di indagine.

Di quante persone stiamo parlando e che ruolo hanno avuto nella vicenda?

Questo purtroppo non si sa ancora ma dovrebbero essere all’incirca una decina. Gli inquirenti, nei loro confronti, stanno procedendo con l’ipotesi di omicidio colposo. Si dovrebbe trattare della direzione del carcere e del personale sanitario.

Una delle anomalie più inquietanti di questo caso riguarda l’autopsia: siete riusciti a capire perché gli anatomopatologi hanno espiantato cuore, fegato, milza ecc?

La spiegazione fornitaci è che il protocollo vigente in Francia consente pratiche così “invasive”, ma è una risposta che non ci convince e non è suffragata da alcun elemento e anzi contrasta con le disposizioni internazionali che regolano questo tipo di attività medica. Il mio collega francese mi ha confermato che si tratta di una procedura anomala e non conforme alle procedure vigenti. Gli anatomopatologi, comunque, hanno escluso che Daniele avesse ingerito droga né hanno trovato nel suo organismo sostanze estranee: restano convinti che si sia trattato di un arresto cardiocircolatorio. Al momento resta l’ipotesi più credibile anche se per noi è difficile credere che un ragazzo robusto come lui, in salute, che non aveva mai sofferto di nessuna patologia improvvisamente sia crollato per un infarto fulminante. A onor del vero, va detto che l’anatomopatologo italiano che ha esaminato il corpo di Franceschi ha escluso anche lui che il ragazzo non abbia subito percosse. La madre però ha ancora in mente quella ferita che vide all’altezza del setto nasale del ragazzo ed è convinta che qualcosa non torni.

Quando vi verranno restituiti gli organi?

Questo è l’ennesimo mistero in una storia che purtroppo di misteri ne ha conservati tanti. Pochi giorni fa ci è stata notificata l’ordinanza di rifiuto di restituzione degli organi per lasciarli a disposizione dell’autorità giudiziaria francese e degli avvocati per le necessarie contro-analisi e per le contro-perizie. Anche questa però, dal punto di vista legale, a noi appare una anomalia inquietante. Noi da tempo avevamo fatto istanza – perché avevamo ipotizzato e temuto che anche su questo punto da parte delle autorità francesi l’ennesimo atto ostile – chiedendo che ci consentissero di verificare lo stato di mantenimento degli organi, consentendo l’accesso ai laboratori di Marsiglia e Tolosa al nostro medico legale. Non ci hanno nemmeno risposto e questo atteggiamento alimenta i nostri peggiori sospetti.

Cosa farete adesso?

Riattiveremo il circuito diplomatico, chiedendo alla Farnesina di intervenire, magari tramite una richiesta di rogatoria, in modo da avere informazioni certe sullo stato di conservazione degli organi. Questo, sotto il profilo giudiziario. Per quanto riguarda quello mediatico, la madre sabato terrà un sit in davanti al consolato francese a Firenze. Lì consegnerà al console un dossier riepilogativo sul caso. Seguiranno poi altre iniziative eclatanti davanti all’ambasciata francese di Roma, in piazza Farnese, e poi davanti al ministero di Grazia e Giustizia a Parigi.

L’ultima volta che ha organizzato un sit in Francia, davanti al carcere di Grasse, è stata picchiata e arrestata. Cos’è successo poi?

Il procuratore della Repubblica di Grasse ha ritenuto che ci fossero gli estremi per la denuncia per “oltraggio alle istituzioni francesi” ma ha deciso di condonarla per ragioni umanitarie. Ci è arrivata la comunicazione ufficiale tramite il mio collega francese ai primi di dicembre. E’ una cosa ridicola, verrebbe da ridere per non piangere. Non ci sono davvero parole.

( INTERVISTA DI ALBERTO TUNDO)

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