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Bhutan, bio e felice

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C’era una volta un piccolo paese asiatico, arrampicato sulla catena montuosa dell’Himalaya, che viveva di agricoltura; si è chiuso al mondo esterno per tanto tempo pur di preservare la propria cultura, ma un giorno..

Succede l’impensabile per il civilizzatissimo mondo occidentale: il piccolo e sconosciuto Buthan dichiara di voler diventare il primo BIO stato del mondo , insomma 100% biologico.

Questo magico regno himalayano, situato tra i due giganti asiatici Cina e India e a maggioranza buddista ha di fatto adottato l’idea di convertire i suoi 46.500 km quadrati di terreni in agricoltura biologica; piano che si intreccia perfettamente   con la svolta ambientalista presa da questa piccola nazione a maggioranza  buddista basata sostanzialmente sul benessere e sulla salvaguardia dell’ambiente.

Fantascienza? No. Greeneconomy.

Non a caso infatti questo minuscolo ma già famosissimo stato ha introdotto il FIL, la felicità interna lorda che anzichè calcolare il prodotto interno lordo, calcola  il benessere dei propri cittadini. Un nuovo approccio che misura  non solo lo sviluppo economico ma anche la pace, il benessere psicofisico e il rapporto con la natura. A questo proposito, il governo ha introdotto di recente la giornata del pedone, ogni martedì, per limitare e scoraggiare l’uso dell’automobile.
Vi sembra troppo per un piccolo paese sperduto nel nord-ovest asiatico?
Non per il ministro dell’Agricoltura Pema Gyamtsho che dichiara “Il Bhutan ha deciso di credere nella green economy in virtù della forte pressione che stiamo esercitando sul nostro pianeta“.
L’obiettivo del progetto iniziato lo scorso anno infatti, è quello di diventare  la prima nazione al mondo 100% biologica nel giro di dieci anni.
Avete capito bene: 10 anni.  E per cominciare il governo ha già deciso di vietare pesticidi per gli alimenti di base quali patate e frutta.
E gli agricoltori si dicono contenti perchè a loro avviso, la conversione al biologico porterebbe molti benefici, primo fra tutti incoronare il Bhutan a impero della qualità alimentare.
A contendersi il primato però c’è anche l’l’isola autogestita di Niue, nell’oceano Pacifico meridionale,  un paradiso di soli 1.300 abitanti il cui obiettivo sembra sia quello di convertirsi interamente al biologico entro il 2015-2020.

Redazione online

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