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Arriva “Coca-Cola life” col tappo verde: la moda dei prodotti “naturali” colpisce la bevanda più famosa del mondo

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Coca-Cola Life, con tappo ed etichetta verde scuro, dolcificata con zucchero e stevia, dal contenuto calorico contenuto, pubblicizzata come prodotto naturale
Coca-Cola Life, con tappo ed etichetta verde scuro, dolcificata con zucchero e stevia, dal contenuto calorico contenuto, pubblicizzata come prodotto naturale
Coca-Cola Life, con tappo ed etichetta verde scuro, dolcificata con zucchero e stevia, dal contenuto calorico contenuto, pubblicizzata come prodotto naturale

Mangiare e bere naturale è una tendenza dei consumatori di tutto il mondo che le multinazionali cercano di sfruttare proponendo nuovi prodotti salutistici, soprattutto nei settori più critici come le  bevande zuccherate e i fast food.
Una delle aziende attenta a questi mutamenti  è Coca-Cola, che nei giorni scorsi, come riferisce Beverage Daily ha lanciato in Argentina la versione Coca Life, con tanto di tappo ed etichetta di colore verde scuro. La vera novità è il dolcificante scelto (in parte  zucchero e in parte  stevia) che permette di dimezzare le calorie  rispetto alla versione classica. Ma quello che conta di più è la scelta di  pubblicizzare la bevanda come prodotto naturale. Per il lancio è stata scelta l’Argentina, paese nel quale il colosso di Atlanta ha circa la metà del mercato, contro il 16% della Pepsi.
La Coca-Cola impiega già la stevia in 45 diversi prodotti tra i quali una versione di Fanta. Finora però l’utilizzo prevalente era stato nei succhi di frutta, perché nelle bevande gassate il dolcificante non sembrava assicurare risultati soddisfacenti. Ora sarebbero stati modificati alcuni processi produttivi, fino a ottenere un prodotto

La nuova versione del Egg White Delight McMuffin, la forma irregolare, simile a quella di un uovo a casa
La nuova versione del Egg White Delight McMuffin, la forma irregolare, simile a quella di un uovo a casa

ritenuto in grado di reggere il mercato. L’azienda non ha reso noto il lancio eventuale in altri paesi, ma ha ricordato la storia della Coca-Cola Zero, introdotta nel 2005 in Australia e dopo nel resto del mondo. La Pepsi Cola si è dimostrata più scettica, sostenendo che , la stevia nella cola non dà una buona resa, anche se viene impiegata nella versione australiana della Pepsi, chiamata Next.
Il settore delle bibite non è l’unico a muoversi verso prodotti che in qualche modo vengono poi pubblicizzati come naturali. Dell’argomento parla anche la rivista Time, facendo diversi esempi di questa strategia commerciale.
McDonald’s  ha modificato l’aspetto del sandwich per la colazione. Nella versione precedente, chiamata EggMcMuffin, l’albume cotto aveva una forma perfettamente circolare, mentre in quella attuale, chiamata Egg White Delight McMuffin, la forma è diventata irregolare e simile a quella che si ottiene cuocendo un uovo a casa.
Un altro colosso, la Kraft Foods, ha impiegato oltre due anni a sviluppare un metodo per ottenere fette di tacchino irregolari, per farle sembrare tagliate a mano e non affettate meccanicamente. E, ancora, la catena di pizza Domino’s, ha invitato i propri dipendenti a non preoccuparsi più di tirare la pasta in modo da ottenere teglie dalla forma rettangolare: qualche imperfezione, hanno ricordato i vertici, aiuta la vendita.

La Kraft Foods ha impiegato oltre due anni per ottenere delle fette di tacchino più irregolari, che sembrino tagliate a mano
La Kraft Foods ha impiegato oltre due anni per ottenere delle fette di tacchino più irregolari, che sembrino tagliate a mano

Secondo Time, gli americani continuano ad amare molto sia i pasti pre-cucinati sia il fast food, ma mostrano sempre più spesso di preferire tutto ciò che appare naturale e non industriale, ovvero fatto a mano, percepito come più sano e autentico. Il risultato più evidente è  il tentativo delle aziende di ottenere prodotti non standardizzati, che ricordano le pietanze casalinghe. Secondo Euromonitor International, negli ultimi cinque anni l’industria del cibo confezionato negli Stati Uniti è cresciuta del 14%, toccando la cifra record di 392,5 miliardi di dollari, e quella specifica del fast food è aumentata del 13%, arrivando a 225,6 miliardi di dollari. In molti casi però l’aspetto dei prodotti è stato modificato per conferire un aspetto più “naturale”.
Molti commentatori hanno fatto notare che si tratta soltanto di un maquillage commerciale; tra questi Michele Simon, avvocatessa di alcune associazioni di consumatori e autrice del libro: “Appetite for Profit: How the Food Industry Undermines Our Health and How to Fight Back“, che ha dichiarato a Time: «Tutto ciò non cambia il fatto che gli alimenti restano dei prodotti industriali e le aziende usano questi trucchi per ingannare il pubblico».

di Agnese Codignola Fonte Il Fatto Alimentare

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