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Allergia al nichel: quali precauzioni prendere in cucina?

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Risponde: Professor Domenico Schiavino, direttore dell’Unità operativa di allergologia, Policlinico Gemelli di  Roma

allergie-al-nichel-sintomi_700x525L’allergia al nichel è una fra le più difficili da combattere o da controllare poiché questo metallo, seppure in modeste quantità, è presente un po’ ovunque. Il primo sintomo che può indurre a sospettare una possibile reazione a questo metallo o alle leghe che lo contengono, è la comparsa di una dermatite da contatto che si sviluppa di norma sulla cute delle mani quando queste toccano parti metalliche di orologi e occhiali, accendini, cellulari, maniglie, forbici, stoviglie e pentole; al lobo delle orecchie (in caso si porti l’orecchino) o anche sulle mucose del cavo orale se il metallo è contenuto nelle protesi.

Ancora il nichel potrebbe essere presente in prodotti cosmetici, di bellezza e di igiene personale, quali tinture per capelli, dentifrici, shampoo, make-up e smalti, la cui presenza però deve essere dichiarata sull’etichetta, escludendo quindi facilmente l’uso dei prodotti contaminati. Solo nel 20% dei casi la reazione allergica può essere invece causata dall’assunzione di alimenti, soprattutto di origine vegetale, che contengono il nichel in quantità che variano a seconda del tipo di cibo.

Quando alla dermatite da contatto si associano anche disturbi sistemici, come orticaria generalizzata, eczema diffuso, angioedema, prurito o eritema diffusi e disturbi digestivi, si parla di allergia sistemica al nichel solfato che va accertata con esami specifici (patch test). In caso di positività all’esame, si procede dapprima con eliminare dalla dieta per un periodo limitato alle 4-6 settimane, gli alimenti contenenti nichel tra cui albicocche, cavoli, spinaci, arachidi, carote, pomodori, ostriche, fichi, cipolle, asparagi, lenticchie, farina di grano intero, fagioli, liquirizia, pere cotte e crude, funghi, mais, lattuga, piselli, mandorle, thè, aragosta, margarina, cacao e cioccolato, avocado, mirtilli, avena, grano saraceno, noci e nocciole, broccoli, patate, lievito in polvere, ma anche alimenti cotti o conservanti in recipienti di metallo (ad eccezione dell’alluminio). Se il paziente, da questa dietoterapia, trae significativi benefici sulla sintomatologia si attuerà un test di provocazione specifica con il nichel e solo in caso quest’ultimo risulti positivo si potrà fare una diagnosi di allergia sistemica al nichel, indirizzando poi il paziente ad un trattamento desensibilizzante specifico per via orale con il nichel solfato.

Questa desensibilizzazione apporta risultati molto favorevoli sui sintomi sistemici, mentre ancora non si è trovata la strategia terapeutica per riuscire a negativizzare la dermatite da contatto. Il trattamento desensibilizzante è molto importante perché la dieta per attestare l’allergia al nichel comporta la ridotta assimilazione di ferro e il paziente dopo alcuni mesi tende a mostrare una anemia dovuta proprio a una dieta ferro priva. All’anemia, devono stare particolarmente attente le donne, essendo maggiormente predisposte sia per un fattore costituzionale (ciclo mestruale, gravidanze, fibromi che inducono la perdita di ferro) sia perché l’allergia al nichel è una malattia a prevalenza femminile. In caso di sospetto iniziale di allergia, ovvero nel corso della fase di accertamento, si sconsiglia anche l’assunzione di integratori multivitaminici mentre ed è fortemente raccomandata anche l’eliminazione dell’abitudine al fumo, limitandola se non se ne può fare a meno a un massimo di 3-4 sigarette al giorno.

Possono essere invece consumati con tranquillità verdure quali radicchio, indivia, songino (valeriana), finocchi, melanzane, zucchine, peperoni, cetrioli, barbabietole; alcuni tipi di frutta fra cui anguria, melone, agrumi, pesche, banane, fragole, uva; latte e latticini (a condizione che non vi sia un concomitante malassorbimento di lattosio); farina 00 (in assenza di malattia celiaca); riso; carne di qualunque tipo; pesce ad eccezione di mitili, platessa e crostacei; lievito di birra. Non ultimo è bene seguire anche alcune indicazioni nella preparazione degli alimenti, ovvero far scorrere l’acqua per qualche minuto al mattino prima del suo utilizzo in modo che eventuali tracce di nichel presenti nelle tubature possano essere eliminate. Ancora nell’impasto dei dolci, utilizzare il bicarbonato come agente lievitante in alternativa al lievito in polvere. Infine è importante fare attenzione anche al tipo di stoviglie utilizzate per la cottura o la conservazione dei cibi: sono indicate pentole in pirex, vetro, alluminio, ceramica non smaltata, silargan, teflon utili ad evitare che le sostanze acide contenute nei cibi favoriscano la dissociazione e, quindi, il rilascio del nichel dagli utensili usati.

Redazione online fonte Fondazione Umberto Veronesi

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