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Acconciatori:I dati dell’ultima indagine congiunturale Unipro

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I dati dell’ultima indagine congiunturale Unipro
Mentre il canale acconciatura nei primi sei mesi dell’anno ha fatto registrare un -4,1% rispetto all’ultimo semestre 2011, le aziende italiane della cosmesi pensano soprattutto all’estero. Nello stesso periodo, le esportazioni di cosmetici dal nostro paese sono cresciute del 10 percento. Intanto, l’impossibilità di prevedere il momento della ripresa condiziona i consumi nel mercato interno: gennaio 2012 è forse il mese che negli ultimi anni ha fatto registrare le contrazioni di domanda più evidenti.
Il canale acconciatura è in difficoltà
Sì, il fatturato dei cosmetici sul mercato interno cresce lievemente dello 0,6%, con un valore pari a 6.330 milioni di euro, ma non tutti i canali ne beneficiano. A far registrare il calo più importante sono l’acconciatura, con un volume di vendite che non supererà i 680 milioni di euro nel secondo semestre 2012, e la profumeria, con un -4,5% nei primi sei mesi del 2012.
I CONSUMI DEI COSMETICI IN ITALIA NEL 2012
Chiusura 2011    Preconsuntivi I semestre 2012    Previsioni II semestre 2012
Acconciatori                             -1,5                                   -4,1                                              -3,8
Erboristerie                              +3,9                                   +5,2                                            +5,9
Estetiste                                      +1,5                                   +1,8                                             +1,5
Farmacia                                    +1,8                                    -0,4                                             +1,1
Grande distribuzione            +2,8                                   +0,5                                            +1,0
Profumeria                                +0,7                                    -4,5                                             -4,0
Terzisti                                        +4,0                                   +3,5                                            +4,5
Valori % rispetto al periodo precedente di riferimento.
Fonte: Unipro.

In salone i clienti vanno meno spesso, da una volta ogni 33 giorni di qualche tempo fa a una volta ogni 45 giorni di oggi: è questo a pesare maggiormente sui fatturati del canale professionale dell’acconciatura.  Gli andamenti negativi del 2012 sono i più alti tra quelli registrati negli ultimi anni: alla fine dell’anno il valore del canale non supererà i 680 milioni di euro.
A questo si aggiunge il fatto che i servizi e la formazione nel canale acconciatura sono entrati in crisi rispetto al passato: le aziende investono meno in questo campo, anche a causa dell’entrata nel canale professionale di grossi competitor del mass market.

La grande forbice: acconciatori su e acconciatori giù
Si è creata una grande disparità tra i saloni meglio strutturati e informatizzati anche nella gestione, che riescono a seguire più da vicino l’evoluzione dei consumatori, rispetto ai piccoli saloni non evoluti, che soffrono maggiormente la crisi del canale.

Cosa vogliono i consumatori
L’indagine di Unipro parla di effetto ‘clessidra’ nei consumi dei cosmetici in Italia. Perché da un lato non si rinuncia ai prodotti di alta gamma, dall’altro – e non in contrapposizione – ci si orienta verso livelli di prodotto dall’alto rapporto qualità/prezzo. In ogni caso, i consumatori non rinunciano mai alla qualità e alla sicurezza dei cosmetici acquistati.
Inoltre, gli acquirenti sono alla ricerca di gratificazioni non necessariamente legate al concetto classico di lusso, ma orientate al più attuale concetto di ‘gusto’, fatto di nicchia ed esclusività.

Di cosa hanno bisogno le imprese della cosmesi per rilanciare il settore?
Il Centro studi e cultura d’impresa di Unipro ha svolto un’indagine flash sondando le opinioni degli imprenditori del settore cosmetico sulle più importanti vie da percorrere per sostenere la crescita delle loro imprese. Il 43% degli intervistati ritiene vincente la defiscalizzazione degli utili investiti in ricerca e sviluppo. Al secondo posto, con circa il 27% delle preferenze, si posiziona la qualificazione delle risorse umane. Al terzo posto, il sostegno all’internazionalizzazione, ormai necessario per politiche imprenditoriali di contrasto alla crisi economica in corso in Italia.
Ma gli imprenditori delle imprese del settore professionale dell’acconciatura considerano più importante il sostegno all’internazionalizzazione rispetto alla qualificazione delle risorse umane…

Erboristeria e mass market specializzato: segno positivo
Rispondono meglio alle mutate necessità di consumo: un numero crescente di italiani è orientato al verse, al naturale, al biologico e al salutistico. Ecco perché gli andamenti del canale erboristeria sono in crescita di oltre cinque punti percentuali.  Il valore di fine anno del mercato supererà i 400 milioni di euro, erodendo quote della profumeria e della grande distribuzione. A questi nuovi consumatori sembrano particolarmente orientati i negozi monomarca, con le loro azioni promozionali e i servizi dedicati.
Il più importante canale di vendita per il cosmetico, con un valore oltre i 4.000 milioni di euro, resta la grande distribuzione.  Tuttavia, mentre le vendite di cosmetici negli iper e supermercati tradizionali sono calate di quasi quattro punti percentuali, quelle negli spazi specializzati, definiti ‘casa e toilette’, hanno fatto registrare incrementi anche superiori del 10%: merito dei prodotti ad alto rapporto qualità/prezzo.
Inoltre, anche se ancora di difficile quantificazione, il fenomeno sempre più allargato della distribuzione monomarca incide non poco sui valori positivi del mass market.

Alle aziende conviene investire all’estero
Il fatturato interno è sostanzialmente piatto, ma a fine 2012 le imprese della cosmesi faranno registrare oltre tre punti percentuali in più grazie alle esportazioni.  Il 51% delle vendite delle aziende dell’acconciatura nel 2012 è stato fatto all’estero.

Gian Andrea Positano: “semmai è il mercato italiano che abbandona le aziende”
In questi giorni il presidente del Consiglio Mario Monti, entusiasta per lo spread Btp-bund per la prima volta sotto quota 350, ha dichiarato che la ricetta è stata amara e “il rigore è parso eccessivo, ma era necessario”. Eppure nel nostro paese le manovre di recupero dell’economia tardano a produrre effetti, con pesanti contrazioni nei consumi e nella propensione all’avvio di nuove realtà produttive innovative. E così, le imprese della cosmesi reagiscono guardando fuori dal nostro paese. Abbiamo chiesto a Gian Andrea Positano, responsabile Centro studi e cultura d’impresa di Unipro, cosa accadrà al mercato italiano ora che le aziende guardano più all’estero che al mercato interno.
“Premetto che siamo comunque il paese con il più basso tasso di disoccupazione in Europa e che c’è in giro una buona dose di isterismo ingiustificato – ci risponde il dott. Positano. Le saracinesche chiuse sono meno di quanto non si dica e riguardano non solo i saloni di acconciatura, ma anche altri canali”.
“In ogni caso, semmai è il mercato italiano che abbandona le aziende e non il contrario – puntualizza. Gli italiani consumano meno perché sono spaventati. Curiosamente, anche le classi alte, anche per falso pudore, hanno modificato le proprie scelte di consumo, pur senza rinunciare ai prodotti di alta gamma…”.
Mi viene in mente una celebre battuta di Gene Gnocchi. ‘Noi siamo qui che ridiamo e scherziamo, ma fuori c’è gente che non ha i soldi per comprarsi una Range Rover’.

Redazione online

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