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Una notte in Tunisia, Haber è Craxi al Teatro Parenti

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In questi giorni al Franco Parenti è in scena Una Notte in Tunisia – ispirato a Route el Fawar, il libro-testimonianza di Bobo Craxi e Gianni Pennacchi – uno spettacolo che sta facendo discutere per i temi trattati attraverso la figura di un uomo politico di forte carisma, auto-esiliato – o rifugiatosi, dipende dai punti di vista – ad Hammamet e che sta per morire. Non si nomina mai il suo nome, ma è chiaro che si tratta dell’ex leader socialista, Bettino Craxi. Dimenticato e tradito da amici e personaggi del mondo della cultura e della politica italiana, che prima facevano la coda per incontrarlo, ora il signor x è solo, a tratti sorretto da quello che resta della sua famiglia (il fratello, Pietro Micci, e la moglie, Pia Lanciotti), che a stento sopportano le sue intemperanze e frustrazioni da capo ormai senza platea.

L’ex leader socialista, interpretato da un intenso e trascinante Alessandro Haber che fa rivivere il suo personaggio anche attraverso una mimica e una gestualità indovinate, è isolato sul palco: appare al centro della scena, seduto alla sua scrivania, intento a ricordare, riflettere, rimuginare, con amara e a tratti rancorosa lucidità. A raccogliere i suoi sfoghi, il suo fedele e diplomatico tuttofare, ex portiere dell’ Hotel Raphael – interpretato da Martino Duane – che tollera, acconsente, esegue. Le considerazioni del signor x sullo squallore connaturato al potere e sugli italiani – che la libertà non l’hanno mai amata e stanno sempre dalla parte del potere – appaiono alla luce degli ultimi anni della vita politica e civile italiana come una sferzata di forte e drammatica attualità. Una denuncia del sistema disinteressata. Lontana cioè dall’intento di assolvere il personaggio politico, tanto quanto scevra da ingenui vittimismi, quando punta il dito contro indifferenza, opportunismo e servilismo di molta parte della società italiana.

Appaiono quindi del tutto credibili a nostro avviso le dichiarazioni rilasciate dalla regista Andrée Ruth Shammàh – che pure di Craxi fu intima amica, molto prima che diventasse segretario del Psi, come lei stessa precisa. In questi mesi di lavoro – ha raccontato la regista nella conferenza stampa del 21 marzo – ho superato la vicenda sentimentale, il coinvolgimento personale e mi sono concentrata sul fatto teatrale. Ha affermato: scegliendo di mettere in scena questo spettacolo, non mi sono data la missione di riabilitare un grande personaggio politico. Infine ha precisato: il teatro è sempre metafora, al di sopra e al di là di qualunque giudizio politico o morale. E a nostro avviso in Una Notte in Tunisia la malattia del discusso leader socialista appare in ultima analisi appunto la metafora di quella corruzione e di quel declino morale che sminuiscono il corpo della vita politica italiana: a partire dall’epoca di tangentopoli sino ai giorni nostri. All’insegna della continuità.

Silvia Faccio

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