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Cina: il salone Chic attrae ancora di più i brand internazionali

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 Il salone Chic di Pechino, che ha completato la sua XIX edizione, ha accolto più di 110.000 visitatori durante i suoi quattro giorni, di cui 50.000 il primo giorno. Anche quest’anno gli espositori hanno interamente occupato tutti i padiglioni. Prova della crescita d’importanza del mercato cinese (Cina che tra l’altro è diventata ufficialmente proprio questo mese la seconda potenza economica mondiale dietro agli Stati Uniti), sono gli spazi riservati ai brand internazionali, che sono sempre più richiesti. “Forever Paris”, il padiglione francese al quale si accede passando sotto l’arco di una Tour Eiffel stilizzata, ha presentato 34 marchi, circa due volte in più dell’anno scorso.
Una tendenza generalizzata: gli americani in questa edizione hanno realizzato un padiglione, l’associazione spagnola per l’abbigliamento bambino e l’associazione brasiliana della moda hanno già espresso la loro intenzione di essere presenti nel 2012. “Anche i marchi cinesi chiedono spazi più ampi”, spiega Chen Dapeng, responsabile organizzativo dello Chic. “Con le richieste che abbiamo potremmo rapidamente raddoppiare la superficie espositiva”. Lo Chic annuncia del resto che, per rispondere alla domanda dei brand internazionali, saranno sicuramente allestite superfici ed ambienti addizionali per la prossima edizione. Ma attenzione: questo mondo non si affronta alla leggera.

“Innanzitutto, le parole e i fatti non hanno lo stesso senso e lo stesso valore che possiedono in Europa”, spiega Gérard Roudine, consulente ed esperto della federazione francese del prêt-à-porter femminile, in fiera in missione speciale. “Per i cinesi, il contratto è l’equivalente di una lettera d’intenti. Si attengono allo spirito dell’accordo e lo evolvono a seconda della realtà del mercato. In secondo luogo, la redditività cinese s’inserisce in un mercato di proporzioni alle quali non siamo abituati, fatto che permette loro di fare degli errori senza andare in rosso. Infine, sono sempre più consapevoli dell’importanza strategica del loro mercato e della necessità di distinguersi dai propri concorrenti. Ciò significa gestire dei marchi con uno stile e prendere coscienza che ora è il consumatore ad avere l’ultima parola”.
Di fronte a questo risveglio di una cultura fashion, i francesi vogliono approfittare del loro savoir-faire. “Veniamo per trovare la chiave per entrare su questo mercato”, spiega Frédéric Lener, direttore generale dell’azienda familiare Lener Cordier intervenuta alla fiera con i suoi brand Chemins Blancs e Lener. “E’ un mercato totalmente diverso dai mercati coreano e giapponese. Siamo pronti ad adattarci, ma bisogna avere pazienza”. Per tentare di rispondere alle attese, lo Chic ha organizzato in particolare dei tour per i buyer che hanno un potenziale d’acquisto abbastanza importante.

Didier Parakian, che possiede già delle boutique in Cina, è stato uno dei pochi marchi francesi a tornare nel 2011. “Questo ci ha permesso d’incontrare nuovamente i nostri contatti e di presentare loro il nostro concept. In Cina, il concept di boutique è centrale. E’ il mercato più importante del mondo, necessita di un reale investimento su di esso, non necessariamente finanziario ma umano, perché funzioni”, dice Xavier Murere, che rappresenta il marchio in Cina. “Bisogna lavorare con persone che conoscono perfettamente questo mercato. Confermare le informazioni sui contatti presi. Uno dice di avere 100 negozi? Bisogna andare sul posto a verificarlo”.
Per le marche occidentali, il problema sta tutto là. Fra semplici curiosi, buyer, concorrenti, proprietari di centri commerciali, perfino spie e ‘imitatori copioni’, difficile difficile sapere realmente chi è chi. Alcuni espositori, non nascondono la loro irritazione per questo aspetto fin troppo aperto del salone. “Quello che bisogna capire bene”, rettifica Chen Dapeng, direttore del salone, “è che non importa chi possa essere in realtà un professionista. La persona che viene coi suoi bambini o quella che somiglia a un contadino stanno forse sviluppando dei centri commerciali ultramoderni nella loro regione. Il giovane che sembra a malapena maggiorenne forse si trova alla guida di un sito di e-commerce che realizza milioni di yuan di fatturato”.

Di fronte a queste apparenze ingannevoli, risulta difficile fare una cernita. “Si capisce in fretta che l’immagine dell’affare concluso brindando a liquore di riso sin dal primo giorno è totalmente obsoleta”, sorride Eric Chabanne, manager export per Ruckfield. “In tre giorni, ho una quarantina di contatti potenziali. Ma è sicuro che bisognerà tornare per trovare fra questi la buona partnership”.

Lo Chic dunque, non è che una tappa. “Bisogna tornare in tempi rapidi, perché la mail non funziona. Qui le cose vanno talmente in fretta che vieni dimenticato velocemente”, puntualizza Gérard Roudine. “Molte cose sono però possibili, e non solo a Shanghai e Pechino. Vale di più un’ottima ubicazione in città medie che un posizionamento di medio livello nelle città di prima fascia”.

Fonte Fashion Mag

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